Ti ho raggiunto nell’anti bagno pochi minuti dopo che ti sei alzata dal tavolo. Ti ho vista camminare per il ristorante e non ho potuto far a meno di ammirarti, in tutto il tuo splendore. Eri vestita elegante, ma non eri fuori luogo: i tuoi pantaloni neri e la maglia semplice, risaltavano il verde dei tuoi occhi e le tue labbra rosse.
Sono entrato ed eri a lavarti le mani al lavello. Non mi hai sentito entrare e mi hai trovato accanto a te. Hai sobbalzato e senza dirti niente ti ho afferrata per i fianchi, ti ho sollevata e ti ho appoggiato sulla mensola e abbiamo iniziato a baciarci. Baci bellissimi, passionali, ininterrotti. Ero eccitatissimo. Te lo premevo al tuo sesso mentre ti baciavo e ti leccavo sul collo.
Ti ho sbottonato i pantaloni, che sono scesi fino alle cosce. Ti ho girata e appoggiata con le mani allo specchio. Ho preso il cazzo in mano e ho iniziato a strofinartelo tra la pelle e il tessuto del tanga. Ero così eccitato che stavo per venire. A un tratto ti sei scostata, dicendomi: “E se entra qualcuno?” ritirandoti velocemente su i pantaloni. I nostri sguardi erano così connessi… improvvisamente mi hai spinto dentro il bagno delle donne e sbattuto la porta.
Mi hai messo a sedere sul water e mi hai sbottonato i pantaloni. Me lo hai tirato fuori e preso in mano. Eri chinata, ma non in ginocchio, e i tuoi pantaloni sempre sbottonati. Mi hai guardato facendo un sorrisetto e poi ti sei passata la lingua intorno le labbra. Hai aperto la bocca e tirato fuori la lingua. Hai iniziato a far colare la saliva sulla punta lentamente e man mano che scendeva, hai iniziato a muovere la mano. Quando l’hai sentito abbastanza lubrificato, hai iniziato a giocarci e, nel mentre, hai iniziato a farlo con te stessa: avevi iniziato a toccarti, fino a quando mi hai chiesto il permesso di assaggiarlo. Ho annuito. Hai sorriso.
Mi hai afferrato con fermezza la base fino a quasi bloccarmi la circolazione e con la lingua hai iniziato a leccarmelo, prima di lato, piegando la testa, poi dalla base fino alla punta. Impazzivo ogni volta che la tua lingua passava sopra la punta e te lo facevi arrivare all’interno guancia. Ho appoggiato delicatamente la mano sulla tua testa, assecondando i tuoi movimenti mentre andavi su e giù.
Poi, a un certo punto, ti sei fermata sulla punta e te lo sei infilato quasi tutto in bocca, fino a quanto riuscivi a prenderlo, fino a farmi sentire il calore della gola. Hai emesso qualche suono gutturale e ti è uscita un po’ di saliva dagli angoli della bocca. Inaspettatamente te lo sei sfilato e mi hai guardato, sorridendomi: avevi gli occhi lucidi e il volto imbrattato di saliva. Mi hai sussurrato: “Fammelo sentire, ti prego”. Mi sono alzato, ti ho girato e spinta verso la porta.
Ti tenevi stretta agli angoli della porta, che non si era chiusa completamente. In meno di 2 secondi avevi già i pantaloni ad altezza caviglie. Una visione bellissima. Il tuo tanga divideva le mele splendidamente e sono rimasto qualche secondo ad ammirarle. Poi te l’ho scostato sulla mela destra, mi sono abbassato e ho iniziato a leccarti l’interno coscia, per poi risalire su fino al tuo sesso, mentre con la mano destra mi segavo. Eri un lago.
Sentivo il bisogno crescente di dartelo, tant’è che mi sono alzato e ho iniziato a sculacciarti col mio cazzo, su entrambe le mele. Adoravo il suono che producevano dall’alto della loro fermezza. Poi hai voltato la testa verso di me, mordicchiandoti il labbro inferiore; lì ho capito che eri pronta. Ho avvicinato la punta al tuo sesso e ho iniziato a spingere lentamente per farti assaporare ogni centimetro.
Ti ho sentito tremare quando sono arrivato fino in fondo. Ho iniziato a muovere il bacino alternando colpi lenti e veloci. Adoravo tenerti i fianchi e vedere le ondine che provocavano i miei colpi sulle tue mele. Ti ho afferrata per i capelli e ne ho fatta una coda con una mano mentre con l’altra, ti davo dei buffetti sulle mele, stando attento a non lasciare segni. Ti ho tolto le braccia dalla porta e te le ho strette dietro la schiena, facendo leva su di esse per non farti perdere l’equilibrio.
Nel vederti e sentirti godere in quella maniera non ho tardato molto a venire anche io. Mi sono avvicinato al tuo orecchio, appoggiandomi sulla tua schiena e passandoti un braccio sotto la pancia. “Sono al limite, sto per venire…” in prima battuta e poi “Dove la vuoi?” Hai voltato la testa e mi hai sussurrato: “non voglio che mi sporchi, vienimi in bocca”.
Sono letteralmente impazzito… sono uscito e mi sono allontanato per darti modo di voltarti e abbassarti. Ti ho afferrato per i capelli da dietro la nuca e ti ho appoggiato la punta sulla lingua, mi hai afferrato le palle e hai voluto finirmi tu con una sega. I miei sospiri si facevano sempre più pesanti, lo sentivo completamente dentro di te.
Apoteosi.
Finito il climax, ci siamo ricomposti e siamo tornati al tavolo.
Autrice: Penelope Corsetti