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Ti aspetto in bagno

Seduto al tavolo, circondato dall’eleganza sofisticata del ristorante, mi sento fuori luogo. L’atmosfera è intrisa di un’aria di raffinatezza che non mi appartiene. Sono qui per Giulia. La prima volta che l’ho conosciuta, mi ha stregato immediatamente con quel suo sguardo malizioso.

Abbiamo entrambi bisogno di questa serata. Lei, per sfuggire alla monotonia della sua vita coniugale. Io, per soddisfare la mia voglia di trasgressione. Ci siamo conosciuti in un bar, una sera come tante. I nostri sguardi si sono incrociati, si sono sfiorati, si sono cercati. Poi, le parole, i sorrisi, le confidenze. E infine, la promessa di questa cena, in questo ristorante così elegante, quasi nascosto in un vicolo del centro storico. Mi piace l’idea che la nostra prima cena insieme sia qui.

La guardo mentre sorseggia il suo champagne. Il suo vestito nero, aderente come una seconda pelle, mette in risalto le sue curve sinuose. I suoi capelli castani, raccolti in un elegante chignon, le lasciano scoperto il collo, morbido e invitante. Vorrei morderlo, assaporarlo, sentire il suo profumo invadermi le narici.

La serata procede tra una portata e l’altra. Il cibo è delizioso, ma a me interessa solo lei. La osservo mentre porta il cibo alla bocca, mentre chiude gli occhi per gustare un boccone, mentre ride ad una mia battuta. Ogni suo gesto, ogni suo movimento, mi eccita sempre di più.

La conversazione è leggera, ma i nostri sguardi sono carichi di un desiderio che è difficile nascondere. Sento il mio corpo reagire alla sua presenza, il mio cuore battere all’impazzata, il mio respiro farsi sempre più affannoso. La voglio e so che lei vuole me.

Le nostre mani si sfiorano sul tavolo, i nostri piedi si toccano. Ogni contatto, anche il più innocente, è come una scossa elettrica che ci attraversa, che ci infiamma. La tensione sessuale tra noi è palpabile, quasi tangibile. Giulia muove le mani sotto la tovaglia, si sposta un po’ sulla sedia, poi mi passa discretamente una palla di tessuto. All’inizio non capisco cosa sia… Sono le sue mutandine bagnate. Che stronza, davanti a tutti. Non resisto più: se vuole giocare, giochiamo.

Mi alzo dalla sedia, mi avvicino a lei. La guardo negli occhi, le prendo il viso tra le mani, le sfioro le labbra con le mie. Il suo respiro è caldo, affannoso. La bacio, un bacio lento, profondo, appassionato. Sento le sue labbra aprirsi sotto le mie, sento la sua lingua, il suo desiderio uguale al mio.

“Raggiungimi in bagno,” le dico.

Mi allontano, entro nella toilette degli uomini, poco dopo sento la porta aprirsi ed è Giulia. So che è una pazzia, so che è un rischio, ma in questo momento non mi interessa. La voglio adesso.

Entriamo in un bagno, chiudo la porta alle mie spalle. Ci guardiamo negli occhi, ci studiamo, ci desideriamo. Poi, come se fosse la cosa più naturale del mondo, Giulia si avvicina a me, mi prende la testa tra le mani, mi bacia.

Il suo bacio è caldo, carico di un desiderio che non può più essere trattenuto. Le nostre lingue si cercano, si sfiorano, si intrecciano. Le mie mani scivolano sul suo corpo, accarezzano le sue curve, stringono il suo sedere sodo.

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La spingo contro il muro e lei avvolge una gamba intorno alla mia vita, stringe le braccia intorno al mio collo. La sento gemere contro le mie labbra, sento il suo respiro affannoso, il suo cuore battere all’impazzata.

Le mie mani si insinuano sotto il suo vestito, accarezzano la sua pelle morbida, calda. Sussulta al mio tocco, gode delle mie carezze. La sento bagnata, pronta per me. È senza mutandine, ovviamente, visto che sono nella mia tasca. Ha pensato a tutto.

La rimetto a terra e mi inginocchio davanti a lei, le sollevo il vestito, le bacio l’interno coscia. Il suo profumo mi invade le narici, Giulia geme, si contorce, mi afferra i capelli.

Le mie labbra si posano sulla sua figa, la lecco, la succhio, la mordicchio. Le esce un grido mozzato, si muove, mi spinge la testa contro di sé. Trema, sento il suo piacere salire velocemente e il suo orgasmo esplodere.

La guardo mentre gode, mentre il suo corpo è scosso dal piacere. Il suo viso è una smorfia di godimento, i suoi occhi sono chiusi, le sue labbra sono socchiuse in un gemito prolungato. È bellissima, e mi eccita da morire.

Mi alzo, la bacio, le faccio assaporare il suo piacere. Giulia mi stringe, mi bacia, mi morde una guancia. Le sue mani scivolano sui miei pantaloni, abbassano la zip e si infilano dentro. Mi prende in mano, e mi masturba stringendomi forte.

La guardo negli occhi, le dico: “Voglio scoparti. Voglio sentire come gridi il mio nome”. Lei sorride, mi bacia, mi dice: “Prendimi, sono tua”.

La spingo verso il lavandino e la alzo per farcela sedere sopra. Giulia si aggrappa a me, mi bacia, mi mordicchia. Le mie mani afferrano i suoi seni, li stringono, li accarezzano. Lei geme, prende il mio cazzo e mi spinge dentro di sé.

La sento stretta e calda. Gode e sento il suo respiro affannoso; il battito del suo cuore è folle come il mio. La guardo negli occhi e la vedo perdere il controllo.

Le mie mani afferrano i suoi fianchi, su e giù. Giulia mi segue, si muove con me, e il nostro ritmo è frenetico e incontrollabile.

Le mie labbra si posano sul suo collo, le voglio lasciare il segno, la mordo forte. La sento vicina, il suo piacere aumenta e finalmente viene, di nuovo. Questa volta in modo ancora più forte. E vengo anche io dentro di lei, e urlo il suo nome, fregandomene di chi può sentirci… voglio che sappia quanto mi piace! Fanculo questo posto elegante, quando esco da qui voglio che tutti sappiano cos’è successo in bagno. Voglio essere l’uomo più invidiato del ristorante.

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