Il rumore dei miei tacchi risuona sulle scale metalliche dell’aereo. A ogni gradino, il battito del mio cuore accelera. La mente è un vortice di pensieri confusi, ma uno è ben chiaro: New York, dove mi aspetta una riunione di lavoro che potrebbe cambiare per sempre la mia carriera.

Varco la soglia dell’aereo e vengo avvolta dall’aria fresca, quasi gelata che mi fa rabbrividire per un secondo. L’assistente di volo mi accoglie con un sorriso e mi indica il mio posto in business class, il 4A.

Per una volta mi sono voluta coccolare, soprattutto perchè voglio arrivare riposata e rilassata a destinazione. Raggiungo il mio posto, un’enorme poltrona di pelle beige che ha tutta l’aria di essere comodissima.

Sistemo la borsa nella cappelliera e mi accomodo, lasciando che il poggiatesta mi avvolga la nuca. Chiudo gli occhi per un istante e ispiro profondamente. Posso quasi sentire l’adrenalina scorrere nelle mie vene, mescolandosi a un cocktail di eccitazione e ansia per la presentazione che mi attende tra meno di due giorni.

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Apro gli occhi e mi volto verso il finestrino. Il cielo di Milano è grigio, carico di nuvole basse che sembrano voler trattenere l’aereo a terra. Ma so che presto saremo sopra di esse, in un mare di azzurro e sole. L’abitacolo si riempie velocemente, ma il mio sguardo viene catturato da una figura che si avvicina alla mia fila con passo sicuro. Un uomo alto, dall’aspetto curato, si ferma proprio accanto a me.

Con voce profonda e melodiosa, mi chiede il permesso di passare, indicando il posto accanto al mio. Il suo sorriso è caldo e i suoi occhi verdi brillano di intelligenza. Mi alzo per farlo passare, notando il suo completo su misura e il profumo leggero ma sofisticato che lo avvolge. Mentre si accomoda, i nostri sguardi si incrociano per un istante.Si presenta tendendo la mano “piacere Stefano” mi dice. Valentina, mi presento stringendogli a mia volta la mano. La sua stretta è decisa ma gentile.

Un leggero tintinnio attira la nostra attenzione. Gli assistenti di volo stanno passando con un carrello per offrire un calice di champagne di benvenuto. Ci chiedono gentilmente se ne vogliamo. Io e il mio nuovo compagno di viaggio facciamo entrambi cenno di sì con la testa e prendiamo i due calici freschi che ci stanno porgendo.

Stefano mi guarda intensamente e mi propone un brindisi “a questo viaggio e alle nuove conoscenze!”. Facciamo appena toccare i calici e poi beviamo.

Mentre l’aereo si prepara al decollo, sento la tensione sciogliersi lentamente. New York e il lavoro possono aspettare. Per ora, c’è solo questo momento: io, le nuvole all’orizzonte, lo champagne e questo affascinante sconosciuto accanto a me.

Iniziamo a chiacchierare e scopriamo di avere molte cose in comune

Stefano mi racconta del suo lavoro, ha fondato una catena di ristoranti italiani sparsi in tutto il mondo. La passione nella sua voce è contagiosa quando parla di cucina e dei suoi progetti.

Mi chiede se voglio un altro bicchiere di champagne. Accetto con un sorriso, grata per la distrazione dalla mia ansia pre-volo. Lui preme il pulsante sopra di noi e dopo nemmeno un minuto un assistente di volo arriva con un vassoio con due flute scintillanti pieni fino all’orlo di fresco champagne.

Continuiamo a chiacchierare con naturalezza, passando dal lavoro ai viaggi, all’arte. Stefano ha un modo di parlare che cattura l’attenzione e incanta, riesce a mescolare aneddoti divertenti a riflessioni profonde. Mi sorprendo a ridere spesso, dimenticando momentaneamente l’ansia e la pressione che avevo fino a poco prima di incontrarlo.

C’è una connessione innegabile tra noi, un’intesa che va oltre le semplici parole. I nostri sguardi si incontrano più volte. Sento che sto arrossendo quando i suoi occhi si soffermano su di me un secondo più del necessario, con un’espressione intensa, quasi volesse vedermi dentro. Sento una leggera elettricità nell’aria, un mix di curiosità intellettuale e… qualcos’altro.

Ormai abbiamo raggiunto la quota di crociera e lui si slaccia la cintura per andare a recuperare qualcosa dalla cappelliera. Mi ritrovo a fissarlo mentre si sporge sopra di me per raggiungere la sua borsa sopra le nostre teste: sotto l’abito sartoriale posso intravedere un fisico ben proporzionato, la camicia si tende leggermente sul petto, sottolineando le spalle ampie e scolpite e il torace muscoloso.

E poi ci sono i dettagli: le sue mani forti ma curate che muove mentre parla, il modo in cui i suoi occhi si illuminano quando racconta di qualcosa che lo appassiona. C’è un’energia magnetica in lui che trovo irresistibilmente attraente.

Cerco di mantenere un atteggiamento calmo, anche se in certi momenti penso che mi stia spogliando con gli occhi. Quando si rimette a sedere appoggia il braccio accanto al mio. Il contatto inaspettato con la sua pelle mi lascia quasi senza fiato. Un leggero brivido mi percorre il corpo quando Stefano mi si avvicina all’orecchio per parlare sopra il rumore dei motori, il suo profumo mi avvolge per un istante, lasciandomi imbambolata.

Con la scusa di mostrarmi qualcosa fuori dal finestrino si allunga su di me. I nostri corpi si sfiorano, sempre più vicini. Il mio respiro si fa più affannoso, il cuore batte all’impazzata. Mi appoggia la mano sulla gamba e la lascia lì. Continua a parlarmi con disinvoltura, non ho idea di cosa, dato che tutto il sangue del cervello si è diretto nel mezzo delle mie gambe.

Quando capisce che non solo non mi dà fastidio, perché non gli ho spostato la mano, ma che probabilmente mi fa anche piacere, dato che ho iniziato a ridacchiare come una ragazzina alle sue battute. Inizia a risale lentamente verso l’interno coscia, il calore del suo palmo mi fa quasi bruciare la pelle per l’emozione e il desiderio cresce sempre di più dentro di me.

Quando un piccolo vuoto d’aria mi fa sussultare sul sedile, la sua mano mi afferra con decisione la coscia, mentre con calma e sicurezza mi rassicura che è solo una turbolenza dovuta alle nuvole. Poi la dolce tortura riprende: la sua mano si avvicina lentamente al mio sesso, mentre la sua voce profonda continua a parlarmi del più e del meno. Non so quale sia l’argomento di conversazione, riesco solo a pensare a quanto lo voglio e lo desidero.

Ma siamo in aereo, circondati da persone e non possiamo fare quello che vogliamo… o almeno così mi dice il buon senso. Ma la mia pancia non concorda, le sensazioni stanno prendendo il sopravvento. Fanculo! Sento la mia figa bagnarsi e il mio corpo bruciare sotto il suo tocco. Lo guardo negli occhi e il mio sguardo dice tutto.

Ormai la tensione tra noi è quasi insopportabile. Lui si alza e mi lancia uno sguardo eloquente. Mi prende per mano e mi aiuta ad alzami. Senza bisogno di parlare, ci dirigiamo verso le toilette al fondo del corridoio. Lo seguo docilmente, mentre il mio cuore sembra voler saltarmi fuori dal petto per l’ansia e l’eccitazione.

Le luci dell’aereo sono spente e la maggior parte dei viaggiatori è addormentata o assorta nella visione di un film e nessuno fa caso a noi. Entriamo nel bagno, chiudiamo la porta alle nostre spalle e le nostre labbra si trovano a pochi centimetri. Sento il suo respiro delicato e caldo sulla pelle, ha uno sguardo intenso che passa dai miei occhi alle mie labbra.

Non ci sono parole per spiegare la sensazione di elettricità che scorre tra i nostri corpi, come una calamita che ci attira l’uno verso l’altra. Restiamo così a studiarci per qualche secondo, godendoci l’eccitazione e l’attesa. Poi lui mi prende il viso tra le mani e mi bacia. È un bacio passionale, caldo e avvolgente.

Il tempo sembra rallentare, ogni secondo si dilata. Le sue mani riprendono ad accarezzarmi il corpo, ma questa volta il suo tocco è più intenso. Mi afferra il culo e mi tira a sè. Sento la sua erezione premere contro di me, anche lui mi desidera come io desidero lui. Senza sforzo mi solleva e mi fa appoggiare sul piccolo lavandino. Mi toglie la camicetta e con un movimento sicuro mi slaccia il reggiseno. La sua bocca scende lungo il mio collo e arriva al seno. Inizia a giocare con i miei capezzoli, li mordicchia e li succhia, mentre con le mani mi massaggia le tette.

Lascio andare la testa all’indietro contro la parete, Stefano continua a baciarmi il seno e poi risale piano lungo il collo. Allungo le mani verso i suoi pantaloni e gli slaccio la cintura e la zip. Mi insinuo nei suoi boxer e gli prendo il cazzo in mano. Dio che spettacolo! Inizio a toccarlo e accarezzarlo, sento la sua erezione crescere sempre di più nelle mie mani. I nostri respiri si fanno più affannosi, i nostri corpi si cercano, si desiderano.

Mi aiuta a scendere dal lavello e mi fa girare su me stessa. Dal piccolo specchio davanti a me posso vedere il suo viso, arrossato dall’eccitazione. Sento che si libera dei pantaloni, mentre io faccio lo stesso con i miei. Il cuore mi batte all’impazzata mentre mi sfilo anche gli slip, appoggio le mani sul lavandino e spingo il sedere verso di lui.

Sto aspettando che mi prenda e mi faccia sua. Ma invece il suo viso sparisce dallo specchio. Si inginocchia dietro di me e con le mani mi allarga dolcemente le gambe. Sento la sua lingua infilarsi tra i miei glutei e iniziare a leccarmi con avidità. Stefano esplora ogni centimetro del mio culo. La sua lingua gioca con il mio clitoride, mi penetra la figa e mi lecca avidamente il culo. Mi morde, mi succhia e mi lecca per un tempo interminabile. Mi vuole portare allo stremo prima di darmi ciò che veramente desidero.

A un certo punto non ce la faccio più, il mio respiro è diventato così forte che ho paura che ci scoprano subito. Quindi lo imploro di scoparmi. Lui si alza e continua a baciarmi: prima il sedere, poi la schiena, poi mi scosta i capelli sulla spalla destra e mi bacia il collo. Mentre la mia mente è concentrata su queste sensazioni viene presa alla sprovvista dal suo cazzo che mi penetra. Deciso e delicato. Sobbalzo dalla sorpresa, ma i preliminari avevano preparato la mia figa a riceverlo.

Il mio corpo si apre e accoglie il suo cazzo con naturalezza, come se fosse l’unica cosa possibile da fare. Poi lui inizia a muoversi dietro di me, il ritmo si fa sempre più veloce e intenso. Io seguo i suoi movimenti, come a voler spingere il suo cazzo sempre più in profondità. Sento il suo respiro affannoso sul mio collo, con una mano mi afferra i capelli e mi tira indietro la testa, mentre il suo cazzo si muove sempre più velocemente dentro di me.

La mia figa si apre sempre di più ad ogni suo colpo. Mi mette una mano sulla bocca per soffocare sul nascere i miei gemiti, mentre le mie nocche diventano bianche da tanto sto stringendo forte il piano davanti a me per reggere ai suoi colpi. Non capisco più niente tanto sono trascinata nel momento e nel piacere che sto provando. Stefano allunga una mano e raggiunge il mio clitoride.

Mi sussurra che vuole che godiamo insieme, mentre comincia a masturbarmi con movimenti decisi e delicati al tempo stesso. Appoggio la testa sulla sua spalla, mi godo la sensazione del calore del suo corpo sul mio, del suo cazzo che mi riempie la figa, mentre le sue dita mi accarezzano il clitoride. Un mix perfetto che mi porta sempre più vicino all’orgasmo.

Gli dico che sto per venire, che mi sta facendo impazzire. Non so se sto urlando o sussurrando, non so se qualcuno ha bussato alla porta, non so niente e non mi importa. Stefano accelera il movimento del bacino, mi morde il collo per non urlare mentre entrambi raggiungiamo l’apice del piacere. Sento il calore del suo sperma che mi riempie e il piacere che mi pervade. Devo mordermi le labbra talmente forte da sentire il gusto ferroso del sangue in bocca per non urlare.

È una sensazione meravigliosa, sento il suo cazzo pulsare dentro di me, mentre le onde di piacere si diffondono in tutto il mio corpo. Lentamente lui esce e mi aiuta a rimettermi in piedi. Mi giro, lo bacio e ci abbracciamo. Sento il suo corpo rilassarsi contro il mio e i nostri respiri tornare lentamente alla normalità. Ci guardiamo negli occhi e scoppiamo entrambi a ridere, imbarazzati e ancora eccitati. Ci sistemiamo, ci vestiamo e ci prepariamo a tornare al nostro posto.

Il corridoio è ancora al buio, sembra che nessuno si sia accorto di noi. O per lo meno, quasi nessuno. Una coppia che si trova nel posto proprio accanto alla porta del bagno ci guarda sorridendo e facendo segno con il pollice all’insù. Mi sa che anche loro fanno parte del Mile High Club, il circolo che comprende tutti coloro che hanno fatto sesso in quota.

Stefano fa un piccolo inchino divertito, mentre io vorrei solo sparire. Avanziamo verso i nostri posti e ci facciamo portare un altro calice di champagne, per festeggiare il nostro ingresso nel club più eccitante di tutti. Dopo questa botta… di endorfine, sento le palpebre sempre più pesanti. Auguro buona notte a Stefano e mi addormento, il corpo rilassato e la mente finalmente svuotata da ogni pensiero.

Quando mi sveglio l’aereo sta atterrando, siamo finalmente arrivati a New York. Guardo Stefano negli occhi e sorridiamo. Non poteva capitarmi un compagno di viaggio migliore. Prima di scendere a terra ci scambiamo i contatti. Chissà che questo non possa essere l’inizio di una nuova e interessante conoscenza.

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