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Fine turno

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Scritto da Mia

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Letto da Nicole

Sto comprando le sigarette fuori dalla discoteca, ma la tessera sanitaria non funziona e ci sto mettendo più del previsto. 
Dietro di me si è creata una piccola coda. “A zoccola, mòvete!”, mi dice un coatto in fila. 
Tu, che eri subito dopo di me, l’hai squadrato, l’hai guardato male, e gli hai urlato qualcosa in mia difesa. E poi mi hai raggiunta, sorridendomi dolce, prestandomi la tua tessera. 


SILENZIO STRANO


Mi sono sentita in imbarazzo, e ho detto solo “grazie”. Mi sono incamminata verso Spazio 900.
Tu mi raggiungi accelerando di poco il passo, mi prendi per un braccio, e io noto subito i tuoi tatuaggi a vista, ma solo sotto la luce realizzo il colore dei tuoi occhi: non azzurri, ma proprio ghiaccio. 


Mi chiedi se sto andando a ballare, ti dico di sì, ci sono dei miei amici che mi aspettano in fila. 
“Lavoro lì al banco, attacco tra mezz’ora, dì ai tuoi amici di venire qui che vi faccio entrare gratis”, mi dici guardandomi con una sicurezza che raramente ho incontrato. 

Mi sento nuda davanti a te, anche se oddio è difficile sentirsi vestite con questo abito mini che indosso. “Mia”, mi presento e sento vigore nella tua stretta, eppure, si, Dio mio, sei una ragazza. Una ragazza bellissima, anche se un po’ androgina, con due spalle larghe e tutti quei tatuaggi sulle braccia. “Sofia”, mi rispondi con una voce che è femminile ma profonda, quasi roca.

Una volta dentro la discoteca, mi sento completamente persa. Mi porti nell’angolo tra la dispensa e il bar per un’ultima sigaretta prima dell’inizio del tuo turno, e fai tre cose. 
Anzi, mi fai fare tre cose. Ordinandomele senza nessun indugio, con voce calma anche se a volume alto perché la musica comincia a salire. 
Per prima cosa stendi tre righe sul freezer del ghiaccio, e dopo essertene fatte due, mi convinci con un solo sguardo a fare la terza. 
Io immobile e annebbiata, sono appoggiata al freezer e tu, bellissima ed euforica mi baci a stampo appoggiando le tue labbra alle mie, in maniera superficiale ma con intensità. 


Infine, mi metti una mano sul fianco e la fai arrivare fino al bordo della gonna, e mi sussurri: – Le mutandine. Dammele. Te le restituisco a fine serata – – Ora? – ti chiedo timidamente. – Ora – rispondi tu con decisione, prima di salutarmi dandomi appuntamento alle 4, al bar esterno dove tu avresti lavorato. 
Non so perchè ma eseguo, mi infilo le mani sotto la gonna e len-tis-si-ma-mente mentre ondeggio i fianchi, mi tolgo le mutandine. Pizzo nero, molto ridotte, te le consegno in mano, incurante del fatto che qualcuno possa averci viste. 
Le annusi, sanno già di me… le infili nel top, a contatto con il tuo seno. Dio mio quanto vorrei che mi prendessi qui e ora, e invece no, ancora quattro ore qui, con un vestito piuttosto ridotto e per giunta senza intimo. E bagnata, tanto bagnata.


Sto cercando di dimenticarmi di te e divertirmi con i miei amici per non pensare al tempo che manca, ma ogni tanto esco dalla calca per fumare, e ti guardo mentre prepari cocktail per centinaia di persone. 
Il tuo caschetto biondo asimmetrico, la tua figura così carismatica, sei un magnete per me. Mi avvicino al bancone, e ordino un Gin Lemon, quando tiro fuori la borsetta per pagare, tu ti sporgi dal bancone, mi metto in punta di piedi, ti avvicini al mio orecchio e mi dici “Le troiette oggi bevono gratis”. Mi bagno all’istante, qualsiasi cosa tu dica o faccia. Mi eccita il tuo modo di parlarmi…


Mi rendo conto solo in questo momento che mi hai messo in mano un’altra bustina e che il tizio vicino a me mi guarda incuriosito.
Sono corsa a farmela quasi per noia, per resistere fino alle quattro.
Ti osservo mentre mandi a casa quelli dell’ultimo drink, non li sopporto più, sono l’ultima barriera tra me e te. 
Poi finalmente chiudi la cassa, saluti i colleghi e io sono li che ti aspetto, a cinque metri dal banco. 
Sento un tuo collega dire “Hai capito, Sofia oggi”, come se fossi una conquista da esibire, ma non ho fatto nulla per essere diversa. 


Ce ne andiamo via camminando vicine come amiche, tu mi appoggi una mano sopra al sedere, domani sono certa ti chiederanno tutto e tu racconterai loro di quando mi sono spudoratamente offerta appoggiandomi a un muretto sulla via dell’hotel. 
Di te che mi baci furiosamente, delle tue mani tra i miei capelli, e della mia gonna che nel frattempo si alza, mentre cerchi il mio piacere.


Sofia, non indosso le mutande, siamo in mezzo alla strada, solo tu mi nascondi un po’ ma chiunque si affacci alla finestra può vederci. Ma ormai un il tuo indice è già scivolato dentro di me.
“Fermati… smettila…” ma tu non lo fai perché sai che non lo voglio davvero, il mio corpo ti implora di continuare, proprio nell’istante in cui infili anche il medio. 


Sto impazzendo, ansimo, non puoi, non devi smettere. Ti stringo forte a me, ti lecco il collo mentre con una mano cerco il seno e con l’altra ti quasi infilo le unghie nella schiena. Il mio respiro si fa più raro e mi mordo un labbro. Sto venendo, Sofia, vengo, vengo, vengo, vengo….. il mio corpo non smette di tremare mentre le tue braccia forti mi sorreggono. Mi guardi con mezzo sorriso e ti accendi una sigaretta. 
“Niente hotel Mia, andiamo da me” mi dici. Non posso far altro che seguirti. 

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