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Gioco proibito nel parco

Il parco cittadino all’alba è un luogo di quiete e solitudine, direi quasi un’oasi di pace nel caos urbano. Io, però non sono qui per la pace. Sono qui per Michele, questo è l’unico posto dove possiamo incontrarci senza destare sospetti. Non vorrei che le cose andassero così, vorrei una storia normale, ma per ora questo è tutto quello che possiamo avere. E comunque non potrei farne a meno.

Lui arriva puntuale, come sempre. È un uomo alto, non muscoloso ma possente. I suoi occhi scuri mi cercano, mi trovano, e un sorriso si dipinge sulle sue labbra. So cosa vuol dire quel sorriso. Vuol dire piacere, paura, eccitazione. Vuol dire che sta per cominciare il nostro gioco.

Mi avvicino a lui, lenta, come una preda che si avvicina al proprio predatore. E’ un uomo che prende quello che vuole, senza chiedere il permesso. Spesso trovo questo lato del suo carattere insopportabile, a volte è anche aggressivo. Ma è proprio questo che mi eccita di lui, ciò che mi fa bagnare le mutandine ogni volta che lo vedo.

Quando sono abbastanza vicina, lui mi afferra il mento con una mano, costringendomi a guardarlo negli occhi. “Sei pronta?” mi chiede, la voce profonda, roca. Annuisco, incapace di parlare. Lui sorride di nuovo, poi mi porta nell’angolo del parco che ben conosciamo, lontano da occhi indiscreti e mi spinge contro un albero, schiacciando il mio corpo contro la corteccia con il suo.

La sua bocca si schianta sulla mia, togliendomi il respiro e il controllo. Il suo bacio è violento, ma io lo ricambio con uguale forza, gemendo contro le sue labbra. Le sue mani si infilano sotto la mia maglietta, sfilandomela di dosso con un gesto secco. Il freddo dell’alba mi fa rabbrividire, ma lui è caldo, così caldo contro di me.

Le sue mani esplorano il mio corpo, palpando, stringendo, graffiando. Ogni suo tocco mi fa gemere, mi fa contorcere contro di lui, cercando di avvicinarmi di più. Lui ride, una risata un po’ bastarda, poi mi afferra i polsi con forza. “Tu sei mia,” mi sussurra all’orecchio, “e io farò di te quello che voglio.”

L’eccitazione mi fa tremare e mi fa bagnare ancora di più. Lui lo sa, lo vede nei miei occhi, lo sente nel mio respiro affannoso. Sorride di nuovo, poi si abbassa, afferrando il mio seno con la bocca, succhiandolo, mordendolo. Io emetto un grido smorzato, un misto di dolore e piacere, ma lui non si ferma, continuando a torturarmi con la sua bocca, con i suoi denti.

Quando finalmente si stacca da me, io sono un groviglio di nervi e di piacere. Lui mi guarda, soddisfatto, poi si abbassa, afferrando la mia gonna e sfilandola. Io sono nuda davanti a lui, vulnerabile, esposta. Lui sorride, poi si abbassa ancora, afferrando le mie mutandine con i denti, sfilando anche quelle.

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Sono nuda, completamente nuda davanti a lui. Mi guarda, gli occhi pieni di desiderio, di lussuria. Poi afferra le mie cosce, sollevandomi da terra. Io mi aggrappo a lui, le gambe avvolte intorno alla sua vita, mentre lui mi porta contro un altro albero, schiacciandomi di nuovo contro la corteccia.

La sua erezione preme contro di me, dura, calda, insistente. Io gemo, cercando di avvicinarmi di più, ma lui mi afferra i fianchi, tenendomi ferma. “Non ancora,” mi sussurra all’orecchio, “non fino a quando non ti sarai guadagnata il mio cazzo.”

Poi, afferrando le mie natiche con le mani, mi mette a terra. Non gliene frega niente che la mia schiena gratti contro i sassi e rami a terra. La sua bocca si posa tra le mie gambe, leccandomi, succhiando e mordendo. Io grido, il piacere che mi invade è così intenso da farmi male. Lui continua, senza pietà, torturandomi con la sua bocca, con la sua lingua.

Quando finalmente si stacca da me, io sto per venire, sono sul punto di esplodere. Lui lo sa. Sorride di nuovo, poi si alza, afferrando il mio viso con una mano, costringendomi ad alzarmi e guardarlo negli occhi. “Adesso,” mi sussurra, “adesso ti prendo.”

Mi gira e mi appoggia la tronco e mi penetra con un colpo secco. Io grido, il dolore che mi invade è così intenso da farmi male. Ma lui non si ferma, continuando a muoversi dentro di me, duro, profondo, violento. Ogni suo colpo mi fa gemere, mi fa contorcere contro di lui, cercando di avvicinarmi di più.

Lui fa un suono che sembra quasi una risata, poi afferra i miei capelli, tirandomi indietro la testa. “Tu sei mia,” mi sussurra all’orecchio, “e io farò di te quello che voglio.” Poi mi morde il collo, duro, lasciandomi un segno. Io grido, un misto di dolore e piacere, ma lui non si ferma, continuando a muoversi dentro di me, sempre più forte, sempre più profondo.

Il piacere mi invade, mi sommerge, mi travolge. Io grido, urla di piacere che si perdono nel parco all’alba. Lui ride, una risata di trionfo, poi si ferma, afferrandomi il viso con una mano, costringendomi a guardarlo negli occhi. “Adesso,” mi sussurra, “adesso vieni per me.”

E io vengo, insieme a lui, un orgasmo così intenso da farmi urlare, da farmi tremare, da farmi perdere il controllo. Lui si stacca da me, lasciandomi contro l’albero, esausta.

Lui si sistema i vestiti, poi mi guarda, gli occhi pieni di desiderio. “Ti aspetto qui,” mi dice, “la prossima volta.” Poi se ne va, lasciandomi sola nel parco, con il corpo ancora tremante. Io sorrido, poi mi sistemo i vestiti, preparandomi ad andarmene e ad iniziare una normale giornata lavorativa. La prossima volta, penso, la prossima volta sarà ancora più eccitante.

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