È passata solo qualche ora dalla nostra prima chat, eppure eccomi qui…A casa di uno sconosciuto, entrambi bendati, ancora non ci siamo rivolti una parola. Ancora non ci siamo guardati negli occhi…È tutto così strano, mi viene da ridere. È una cosa folle, lo so, ma è così eccitante.
Le sue dita mi sfiorano, la sua bocca è sulla mia e io sento solo il suo respiro, il suo profumo. È buono. Poi mi sussurra il suo nome… Marco. Marco è un bel nome, lo pronuncio piano, mi piace sentirlo in bocca. Lui sorride, infilando le dita tra i miei capelli e stringendomi a sé, questa volta con più decisione.
Finalmente posso sentire le sue mani che esplorano il mio corpo, i suoi polpastrelli si muovono decisi sulla mia pelle, come se volesse toccarmi tutta in una volta sola. “Ehi… piano!” gli dico, non voglio correre. Voglio godermi ogni secondo. O meglio: fosse per me lo sbatterei sul letto all’istante e gli chiederei di scoparmi. Non mi interessa se ancora non so come sia fatto, lo desidero da morire.
Però non voglio fare tutto di fretta, non con lui. L’attesa è molto più eccitante. Perciò lo lascio fare, resto aggrappata alla sua schiena e mi godo il momento. Mi getto sulle sue labbra, le mordo piano e lo sento sorridere. Mi piace la musica che ha messo di sottofondo, mi sembrano i Portishead. Nell’aria sento il profumo delle candele, c’è una bella atmosfera.
Assaporo le sue labbra, calde e morbide. Voglio solo questo adesso, ancora e ancora. Restiamo a baciarci e toccarci per un tempo che mi sembra infinito. Mezz’ora? Cinque minuti? Non lo so. Poi, per un istante, riprendiamo fiato. Ci allontaniamo, lentamente. Qualche secondo di silenzio e scoppiamo di nuovo a ridere. Non abbiamo bisogno di parlare. È tutto così assurdo ed eccitante che vorrei che questo momento non finisse mai.
Ma sono curiosa di vedere il suo viso, dare un volto e una voce ai suoi messaggi, al suo tocco…Faccio scivolare via la cravatta che mi copre gli occhi e lo vedo. È più alto di quanto immaginassi e i suoi occhi sono molto più azzurri. I capelli biondo scuro gli cadono sul viso dandogli un aspetto disordinato che mi fa impazzire.
“Allora… è stato come ti aspettavi?” gli chiedo. Lui non risponde, si limita a scuotere piano la testa, accennando un sorriso. Mi sussurra che è molto meglio….Sollevata, mi guardo intorno e osservo la stanza. Ha preparato tutto con cura. Le luci soffuse, le lenzuola bianche, la musica, il profumo intenso delle candele che si confonde con il suo. Le nostre ombre si allungano sul muro.
Sembra che la stanza si stringa attorno a noi, calda e accogliente, come i palmi delle sue mani che adesso stringono le mie. Mi guida delicatamente, una mano sulla schiena, verso il letto. Potrebbe sbattermici sopra e scoparmi subito, glielo lascerei fare, ma invece ci sediamo, uno di fronte all’altra, al tavolino accanto alla finestra.
Mi porge un calice, lo riempie di vino bianco freddo. Le nostre dita si sfiorano e il contatto mi fa rabbrividire di piacere. Sento il suo sguardo trafiggermi, come se potesse spogliarmi solo con gli occhi e leggermi dentro. Non ho mai provato nulla di simile, sono rapita, quasi sotto l’effetto di un sortilegio.
Brindiamo alle nuove conoscenze. Sfioro appena il bicchiere e sorseggio il vino. Una goccia mi scivola via, la raccolgo mordendomi le labbra e passandoci sopra il mio indice. Davanti a questa scena lo vedo stringere la mano in un pugno. Il suo sguardo è concentrato su di me, profondo, ma quasi assente. Mi guarda in modo gelido e infuocato al tempo stesso.
“Qualcosa non va?” gli chiedo maliziosa. Lui sorride appena e si stringe nelle spalle. Sussurra che va tutto bene, che gli piace guardarmi… Poi aggiunge che muore dalla voglia di inginocchiarsi tra le mie gambe e sentire il mio sapore, ma che vale la pena aspettare ancora un po’.
Anche a me la cosa non mi dispiace affatto. Devo avere le guance in fiamme. Faccio fatica a stare ferma e lui se ne accorge. I suoi occhi sembrano passare attraverso i vestiti, mi sento già nuda davanti a lui. Il suo sguardo scende lungo le caviglie e si ferma sulle mie scarpe col tacco. Sorrido. Me lo ricordo: nel nostro primo scambio di messaggi aveva accennato a delle “passioni particolari”.
A questo punto, se dobbiamo guardare, tanto vale farlo per bene: sfilo le scarpe e lascio scivolare i piedi nudi sul parquet. Il suo respiro si fa più pesante. Posa il bicchiere sul tavolino e resta in silenzio ancora per un secondo. Poi tende la mano verso di me. Sollevo la gamba, lentamente, e abbandono la caviglia tra le sue mani calde, che la sorreggono come se stesse tenendo un oggetto prezioso. Ha un tocco delicato, ma allo stesso tempo deciso.
Sa quello che vuole e non ha paura a prenderselo. Si porta il mio piede tra le gambe, lo accarezza e lo massaggia piano. Sotto la stoffa dei suoi pantaloni sento che il cazzo gli sta diventando duro. Avvicina le labbra alla mie gambe. Sento il suo respiro bollente su di me e chiudo gli occhi, non avevo mai provato una cosa del genere prima d’ora.
Una scarica di piacere mi lascia senza fiato e mi sfugge un gemito, lui se ne accorge e sorride compiaciuto. Inizia a baciarmi le dita dei piedi, poi la caviglia e si muove più su, fino al ginocchio. Continua a fissarmi, per tutto il tempo. Il suo sguardo è intenso, vorrei poter sentire i suoi pensieri in questo momento. Afferro i lembi del vestito con le mani e lo sollevo leggermente, quel tanto che basta per scoprire le cosce. “Vai avanti, ti prego…” lo imploro.
Ma lui si ferma, mi morde l’interno coscia e sorride, lasciandomi senza fiato. Mi chiede se mi piace e io rispondo che ora lo sto odiando per essersi fermato, ma lo dico sorridendo. Per un attimo tiriamo il fiato e torniamo a sorseggiare il vino, il mio è diventato caldo. Non riesco a fare a meno di guardarlo, il modo in cui mi tiene gli occhi incollati addosso mi fa venire la pelle d’oca dall’eccitazione. Riesco a capire quanto mi desidera.
Poi mi chiede cosa voglio. “Cosa voglio? Ancora non l’hai capito?” gli dico ridendo. “No”, risponde, vuole sapere cosa voglio davvero ora, mi incalza. La verità è che vorrei fargli di tutto e farmi fare di tutto: vorrei sentirlo su di me, dentro di me, fino all’alba… Ma resto ferma. Perché guardarlo, aspettare senza nemmeno sapere cosa mi sta facendo impazzire.
Siamo qui, finalmente insieme e so che posso fare tutto quello che mi passa per la testa, non ci sono limiti, me lo ripete anche adesso. Deglutisco a vuoto, poi sfioro di nuovo il bicchiere, lentamente, sovrappensiero. Bevo. Lui rimane in silenzio, respirando appena mi osserva.
Ripenso a tutto quello che ci siamo detti per messaggio, in così poco tempo. A tutte le fantasie, le voglie, i pensieri che ci siamo confidati e che abbiamo capito di condividere. So che la nottata non sarà mai abbastanza lunga per tutto ciò che ho in mente, ma per ora non mi importa, voglio solo godermi il momento.