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In ufficio

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Scritto da Anonimo

andrea

Letto da Mario

Conosco perfettamente il tempo che ci si impiega a percorrere il corridoio che conduce dal bagno a questo ufficio.Il fatto che sia così tardi e che sia tutto così silenzioso mi ha permesso di sentire distintamente il rumore della porta che ti sei chiusa alle spalle… quando ritorni so che ci hai messo più tempo di quanto ci vorrebbe.Faccio finta di non farci caso, ho imparato in questi mesi che se presto troppa attenzione a quel che fai… finisco per immaginarti troppo spesso nuda, ansimante e sudata… quindi mi affretto a tornare all’esatto punto in cui eravamo quando sei uscita. 
Rileggo lo stesso paragrafo ad alta voce, spingendo la schiena contro la sedia, esattamente come ho fatto poco fa, e usando il medesimo tono, come a ricostruire il punto dove ci eravamo interrotti. 


Quel che è diverso è che stavolta mi tiri via i fogli dalle mani e li appoggi sul tavolo da riunione, mentre ti siedi e accavalli le gambe.
Lo rileggi, con calma, portando il segno col dito. Sì, lo leggi sicuramente meglio di come ho fatto io, in modo più composto, più scandito. 
Ti faccio notare, tuttavia, che il senso non cambia e che sarà comunque un problema aggiustare tutti i contratti e spiegare al capo che abbiamo buttato tre settimane di lavoro. 


Sollevi lo sguardo e mi sorridi, quasi maliziosa… ho la sensazione che tu ti voglia assicurare che io ti guardi mentre ti raccogli i capelli e usi una matita per fermarli in uno chignon. 
“Hey, quella è la mia matita”. 


Mi mostri sorridendo il pugno, poi il dito medio. Sì, lo so, abbiamo problemi più grandi di una matita. 
Cala il silenzio mentre infili il tappo dell’evidenziatore tra i denti, lo sganci e ti metti a leggere a testa bassa, farfugliando tra te e te.
Posso distintamente sentire il rumore della tua lingua contro il tappo e la punta delle tue scarpe che batte ritmicamente contro il piede del tavolo.

Ti osservo come fossi un rebus da risolvere, uno di cui penso di conoscere la risposta e ho timore di andare a controllare se è quella giusta, uno di quei rebus con l’anello al dito, mi affretto a ricordare. Quindi è meglio se torno a leggere. 


L’anello. 
Perché non porti l’anello?
Prima di andare in bagno lo avevi? 
Cazzo, sta succedendo di nuovo: sto prestando troppa attenzione a quello che fai. 
Mi alzo di scatto dalla sedia. Lo fai anche tu. 


Ingoio la mia saliva, mi accorgo di ansimare. E il suono del tuo respiro e il movimento della tua scollatura perfetta mi dicono che per te sia lo stesso. 
Il tempo nel bagno, i capelli, le gambe, il tappo, il dito medio per mostrarmi la mano priva di fede.
Inchiodi gli occhi dentro ai miei, schiudi la bocca e il tappo dell’evidenziatore cade da qualche parte. 
Il mio pudore lo segue.  “Dimmi solo di sì” ti sussurro…
Muovi la testa sù e giù, senza dire una parola…


Oh dio…Ho immaginato questo momento così tante volte nella mia testa…
Porto la mano sulla tua guancia, scivolo con le dita fino alla nuca, ti tiro a me e inizio a passare la mia lingua sul tuo collo, lentamente…
Ancora non ti bacio… guido la tua testa verso la mia barba, poi il mento, poi l’altra guancia. Ti faccio aspettare, girare intorno alle mie labbra… Voglio che tu sia veramente pronta per questo…


Le punte dei nostri nasi si toccano e questa volta, anche se ci stiamo guardando a vicenda, sono io che guardo te. 
La mia mano scende a sganciarti i bottoni della camicia. Lentamente. Uno ad uno. 
Poi appoggio la punta del dito medio al centro esatto delle tue clavicole. 
E scendo. Piano.


Provi a muovere il viso, a guardare. Te lo impedisco. 
Provi a baciarmi, a spingerti verso di me, ma non è ancora arrivato il momento…
Sei tutto quello che voglio, ma voglio che tu mi voglia più di ogni altra cosa. 


Le mie dita scendono in mezzo ai tuoi seni, nella tua scollatura perfetta. La stessa che ho guardato per mesi, sentendomi stupido a farlo. 
Il tuo profumo, il calore della tua pelle…tutto mi fa impazzire…vorrei resistere ancora, ma siamo andati piano abbastanza. 
Ti afferro con decisione, facendo scivolare le mie dita sulla tua pelle nuda e mentre lo faccio…finalmente ti bacio. 


Ti tiro a me, spinge il tuo ventre contro il mio, voglio che tu senta attraverso i vestiti la mia erezione. 
Cerchi il mio corpo con le mani, mi tiri la camicia, mi afferri come se fossi ciò a cui sei attaccata per non cadere. 
E io ti tengo. 


Ti bacio la guancia, ansimi…il collo, tremi…porto la tua mano sul cavallo dei miei pantaloni..
La mia mano sul tuo collo ti fa salire il battito. 
Poi la mia bocca al tuo orecchio. 
“Dammi i tuoi slip”. 


Ti fermi un istante, come a memorizzare quella frase. 
“Senza smettere di baciarmi”. 
Lo fai. 


Il tuo corpo si dimena. Mentre ti bacio non posso guardare come accade, ma le mie mani sentono ogni cosa. Mi assicuro di tenerti il collo ora che vedo quanto ti piace.
Ti togli le scarpe, fai scivolare le calze, posso immaginare precisamente questa scena vista da fuori. 
Il piede nudo che passa attraverso gli slip. L’altro. 
Poi la tua mano cerca la mia per consegnarmeli. 


Li tengo tra le mani mentre continuo a baciarti, sono bagnati, leggeri, delicati al tatto. la mano che ho sul tuo collo si sposta, le dita arrivano alla tua bocca, ti stringono le guance. 
Ti giro, di schiena. Schiacci il culo contro di me, mi cerchi. 
Io ti stringo forte a me, poi porto la mano coi tuoi slip contro la tua bocca. La schiaccio. 


“Il servizio di sicurezza fa il giro a quest’ora, non dobbiamo fare rumore”. (sussurato)
Fai un cenno con la testa per mostrarmi che sei in accordo con me. 


Scivolo piano con le mani fino al monte di Venere, poi verso le cosce. Ti afferro l’interno della coscia destra, salgo. 
La mia mano è a pochi millimetri dalla tua figa. 


La tengo immobile, solo per tormentarti un po’. 
Sento il respiro uscire dal tuo naso in modo sempre più violento. Muovi le mani per cercarmi. 
“Sta’ ferma”. 
Lo fai. 


“Vuoi che ti tocchi? Che ti scopi con le dita?” 
La tua testa fa cenno di sì. 
“Se ti muovi, smetto di toccarti.”
Infilo la punta del mio dito medio dentro di te, lentamente, poi lo faccio scorre piano verso il tuo clitoride, senza toccarlo, poi torno indietro e affondo un po’ di più. 


Mi assicuro che tu stia guardando quando tolgo il dito e lo porto alla mia bocca. Lo faccio accanto al tuo orecchio, così che tu possa sentire il rumore della mia lingua mentre ti assaggia. 
Poi faccio scorrere di nuovo piano le dita fino alla tua figa e questa volta appoggio medio e anulare in mezzo alle tue labbra.


“Le mie dita ora si infileranno dentro di te e ci metterò un secondo per ogni volta che mi sono masturbato pensando a te e a questo momento”. 
“Uno”. 
“Due”. 
“Tre”. 
“Quattro”. 
“Cinque”. 
“Sei”.
“Mmm… le mie dita sono completamente dentro di te. Eppure le volte che mi sono masturbato pensandoti sono molte di più… 
Significa che continuerò muovendo le dita dentro di te”.


Lo faccio muovendo le dita contro il tuo punto G, premendo con forza. 
Sette, otto, nove… lentamente. 
Poi smetto di contare e mi godo te che godi per me. 
Premo, mentre il tuo respiro si affanna sempre di più. Premo, mentre le tue dita mi afferrano il braccio. Premo, mentre spingi la testa all’indietro, ti agiti, tremi. 
Poi scivolo verso il clitoride e continuo, disegno piccoli cerchi su di esso, sempre più veloci. 
Guardo la scollatura, sento il tuo culo schiacciarsi contro il mio cazzo. Seguo il ritmo del tuo corpo. 
“Vuoi venire per me?”


La tua testa non smette di fare cenno di sì.  
Sento mugolare contro la mia mano, sento il tuo respiro battermi contro il palmo…
Stai per esplodere. 


“Vieni per me, vienimi contro le dita”.
Tolgo la mano dalla tua bocca, voglio che ti senti gemere mentre vieni. 
Lo fai. 
Il tuo corpo cede. Si accascia. Lo tengo.


Ti tengo. 
Ti godo mentre ansimi ancora e mi guardi. 
Rumori di passi a distanza, saranno più o meno all’altezza del bagno. Voci indistinte. 


Ti stacchi da me per ricomporti in fretta, mi guardi con aria complice, mentre raccogli i vestiti da terra. Mi chiedi i tuoi slip. 
Li infilo in tasca, ti sorrido e ti mostro il dito medio.

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