L’altra notte a casa di Marco è stata stupenda: non ci eravamo mai incontrati di persona, ma sembrava che ci conoscessimo da sempre. Non c’è stato nessun imbarazzo, nessuna vergogna. Abbiamo continuato a parlare e bere fino all’alba.
Non abbiamo scopato, niente, ci siamo a malapena sfiorati, ma è stato più che sufficiente.

Sono giorni che non riesco a pensare ad altro che al suo respiro, al suo sguardo, al suo profumo…L’intensità dei nostri corpi vicini, non riesco a togliermela di dosso. Finalmente stasera ci rivediamo. Mi ha scritto ieri, mi ha chiesto se avevo voglia di andare da lui perché ha una sorpresa per me e mi ha domandato se sono mai stata la musa di qualcuno.

“Come ti sentiresti a trasformare il tuo corpo in un’opera d’arte?” Continuo a rileggere questo messaggio.Come mi sentirei? Non ne ho la più pallida idea. Continuo a farmi questa domanda fino a che non arrivo da lui.

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Ed eccomi qui, di nuovo nel suo palazzo. L’ansia mi divora, ma l’eccitazione è più forte. Una sorpresa… Non so davvero cosa aspettarmi. È da stamattina che non penso ad altro. Spero abbia a che fare con quello che aveva scritto sulla sua bio. “Faccio cose brutte a belle persone”.

Suono al citofono ed entro nell’androne. Il cuore mi batte all’impazzata mentre aspetto che l’ascensore salga. Quando arrivo al piano lui è già lì, sulla porta che mi aspetta. Mi sorride e mi invita ad entrare, é bellissimo. Mi saluta con due baci… eccolo, il suo profumo. Mi prende per mano e mi guida verso il fondo del corridoio. La sua pelle è calda e morbida, come possono queste mani fare delle cose brutte?

Ci fermiamo davanti a una porta, la apre e mi fa segno di entrare. È una stanza quasi vuota, semi-oscura, con le pareti nere e il pavimento ricoperto da un morbido tatami. Ci sono solo un armadietto nero, un grosso gancio al centro del soffitto e alcuni ganci più piccoli sui lati della stanza. Lo guardo confusa, non ho minimamente idea di cosa voglia fare.

Lui sorride e mi chiede se voglio essere la sua musa stanotte. Continuo a non capire cosa voglia dire. Ho il cuore in gola. Mi chiede se ho mai sentito parlare di shibari. Faccio segno di no con la testa. E lui inizia a spiegarmi che è un’arte giapponese che pratica da molto tempo, un modo per esplorare i limiti del piacere e della sopportazione del dolore attraverso l’uso di corde e nodi.

“Mi vuoi legare?” gli chiedo spaventata e al tempo stesso terribilmente eccitata. I suoi occhi si accendono di desiderio, mentre mi risponde che vuole fare di più, vuole rendere il mio corpo un’opera d’arte. Non so cosa dire, le gambe iniziano a tremarmi, sento un nodo in gola e il mio petto divampare di calore. Non ho idea di cosa aspettarmi, ma so che in questo momento la curiosità è più forte della paura.

Ci conosciamo da meno di una settimana, eppure sento di potermi fidare totalmente di lui. È tutto così assurdo… “Cosa devo fare?” gli chiedo in un sussurro. Lui mi ordina di svestirmi lentamente e io obbedisco. Non mi ha mai vista nuda e spogliarmi così, mentre mi guarda, mi fa sentire esposta, vulnerabile ed è proprio questo ad eccitarmi.

Marco osserva ogni movimento, ogni curva del mio corpo. Mi sento come una preda inerme e intrappolata. Sento l’aria fredda sulla pelle e il cuore che mi batte a mille nel petto. Apre l’armadietto nero e prende delle corde, di un colore rosso intenso, mi spiega che sono di canapa, morbide ma resistenti. Le passa tra le dita, come per testarne la consistenza.

Io lo guardo e il mio corpo inizia a tremare ancora di più, non riesco a controllarlo. Non è paura quella che provo, voglio che mi faccia sua, che mi controlli e mi usi come desidera. Lui si avvicina e mi bacia, un bacio profondo e appassionato che mi fa dimenticare tutto il resto. Mi chiede se lo voglio davvero, se sono pronta a provare qualcosa di nuovo e di eccitante. Io annuisco.

Con un tono dolce e, al tempo stesso, deciso mi ordina di mettermi al centro della stanza con le braccia dietro la schiena. Non lo vedo, ma sento il suo respiro calmo, immagino il suo sguardo… un fremito lungo la schiena mi pervade. Mi gira attorno, mi guarda, mi studia, come un artista davanti alla sua tela bianca, poi, lentamente, inizia a legarmi.

Parte dalle caviglie, ogni nodo è preciso e calcolato. Sento la corda che mi stringe, è come se mi accarezzasse e mi mordesse la pelle al tempo stesso. Poi la fa passare sotto le mie ginocchia, sopra le mie cosce, creando un diamante perfetto. Ogni nodo è un’opera d’arte, un simbolo del suo controllo su di me. La paura mi sale, ma c’è anche qualcos’altro… Sentirmi in trappola mi eccita da morire.

È una sensazione stranissima, ma anche molto piacevole. Lui continua a legarmi: fa passare la corda tra le mie gambe, vicino alla mia figa, quel tanto che basta per creare una frizione sulle grandi labbra. Sento la mia pelle che si arrossa e si scalda. Ogni movimento che faccio, ogni respiro che prendo, fa sì che la corda si stringa di più attorno a me, graffiando la mia pelle e facendomi aumentare il ritmo del respiro.

Marco sale lungo il mio corpo stringendo la corda con forza. È completamente perso in quello che sta facendo, totalmente concentrato su di me e sulle corde. La sensazione è intensa, a tratti dolorosa, ma comunque piacevole. Mi sento come se stessi piano piano perdendo il controllo di me stessa, come se fossi in completa balìa del suo volere, ed è una sensazione che mi eccita da morire.

Lui continua a legarmi: passa sotto il seno sollevandolo e stringendolo. I miei capezzoli si induriscono e lui sorride soddisfatto. Si ferma e mi osserva, il suo sguardo mi penetra come una spada affilata. Chi è questa persona che si sta impossessando di me? Non lo riconosco, ma sento di conoscerlo da sempre, di essere sempre stata sua.

Poi con un gesto sicuro passa la corda dietro la schiena e la avvolge intorno alle spalle, vicino al collo, disegnando un altro diamante sul mio corpo. Ormai la pelle brucia di dolore e il mio respiro si fa più affannoso. Mi sembra quasi di soffocare, ma so che i nodi sono stretti al punto giusto. Mi fido di lui e delle sue mani esperte.

Sono completamente legata, immobilizzata nella posizione che ha scelto Marco, ma non mi sento imprigionata, anzi, mi sento libera, libera di provare sensazioni che non ho mai provato prima. La corda che mi stringe e mi blocca, allo stesso tempo mi libera, mi fa sentire viva come mai prima d’ora. Marco mi guarda, soddisfatto del suo lavoro. Si ferma e mi sussurra all’orecchio: “Non ho ancora finito, con te”.

Si avvicina all’armadietto e prende qualcosa dal fondo. Nella luce soffusa della stanza capisco che è qualcosa di metallo. Si avvicina a me, apre un tubetto di lubrificante, poi, lentamente, lo spalma sulla specie di dildo d’acciaio che ha preso nell’armadio. È un oggetto che non ho mai visto prima, è chiaramente un dildo ma ha una forma ad amo. Cerco di capire quello che vuole fare. Si mette alle mie spalle e inizia a massaggiarmi il culo con la sua mano calda e morbida.

Come possono delle mani così delicate creare delle opere così perverse? Mi penetra con un dito, poi con due… Mi mordo le labbra e cerco di muovere indietro la testa, ma la corda mi stringe il collo.Lui inizia a massaggiarmi con movimenti circolari. Ogni movimento fa muovere impercettibilmente le corde e sento lo sfregamento sulla mia figa farsi più intenso…Mi lascio sfuggire un gemito di piacere.

E in quel momento toglie le dita da dentro di me. Con un movimento incredibilmente lento sento il calore delle sue dita sostituirsi al freddo del metallo. La corda tira, spostandosi sul mio clitoride, Marco la sistema nuovamente, sfiorandomi per un attimo in mezzo alle gambe con un gesto delicato. Le sue mani percorrono il mio corpo davanti e dietro per controllare che ogni nodo sia al posto giusto, accarezzandomi con passione.

Quando arriva al collo, mi afferra i capelli, tirandoli leggermente indietro verso la schiena. La corda stringe ancora. Poi mi lega con attenzione i capelli e la corda che li raccoglie si unisce al gancio che mi penetra. La tensione della mia testa fa spostare il gancio e il piacere si mischia alla sensazione di costrizione, che mi fa godere ancora di più. Il mio respiro si fa sempre più accelerato…

Marco mi guarda e mi dice con voce roca: “Sei bellissima e sei completamente mia.” Si, sono completamente sua. E solo in quel momento mi rendo conto che non ho mai provato una sensazione così intensa, di intimità e fiducia. Sono legata e immobilizzata, non posso scappare, né muovermi, eppure mi sento totalmente libera.

Marco si allontana per un momento da me e si avvicina alla carrucola sulla parete. Dopo pochi secondi il mio corpo si solleva leggermente da terra, la tensione della corda che mi lega i capelli si fa più forte, ma non è dolorosa. È come se stessi sospesa nel vuoto, senza gravità.

Marco si avvicina e mi guarda con ammirazione: sono diventata la sua personale opera d’arte, ha usato il mio corpo per creare qualcosa di ancora più bello ed etereo. Mi sento vulnerabile, totalmente esposta a lui e alle sue fantasie, ma non ho paura. Lui ricomincia a muoversi intorno a me, accarezzandomi delicatamente con le dita. Ogni volta che mi sfiora, le corde si muovono leggermente, ed è come se stessi ricevendo un massaggio da mille mani contemporaneamente.

Poi, si ferma davanti a me e mi guarda negli occhi, sono sgranati, profondi, compiaciuti, è come se fosse dentro di me. Mi chiede se mi fido di lui e io annuisco. Mi bacia dolcemente, mi lecca il collo, il sedere, la pancia… continua a esplorare il mio corpo con la bocca e le mani, mentre io mi lascio andare completamente. Non ho più il controllo sulle mie sensazioni, sul mio piacere, sono completamente schiava delle corde.

Non so quanto sia passato, ho perso la cognizione del tempo e dello spazio. Le sensazioni hanno preso il sopravvento su di me. A un certo punto Marco mi fa scendere lentamente a terra, mi guarda negli occhi senza dire nulla. Sono sopraffatta. Poi mi dice che sono stata bravissima, che sono la sua musa, la sua opera d’arte. Mi sembra di aver appena vissuto un’esperienza mistica, come se avessi raggiunto un livello di piacere e di connessione con il mio corpo che non avevo mai provato prima.

Mi libera dalle corde, lentamente, con cura. La sensazione che provo è come di rinascita, come se il mio corpo stesse tornando alla vita dopo essere stato immobilizzato per così tanto tempo. Mi abbraccia e mi bacia dolcemente, coprendo il mio corpo nudo con una morbida coperta. Ho appena scoperto una parte di me che non sapevo di avere, una parte di me che è libera, selvaggia e appassionata. E so che voglio esplorarla ancora di più, con Marco al mio fianco.

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