La casa di campagna è immersa nella quiete della notte, illuminata solo da qualche luce soffusa che filtra dalle finestre. Siamo arrivati qui da poco, dopo un paio di ore di viaggio in macchina. Sono qui con Sebastian – è casa sua – ci siamo conosciuti qualche mese fa ad una festa. Ed è esattamente il prototipo di uomo dal quale dovresti scappare subito… con quell’aria un po’ da dannato, ma anche così dannatamente affascinante che non riesco a resistergli. Ci siamo conosciuti in mezzo alla folla, i nostri sguardi si sono incrociati e ho sentito un brivido percorrermi la schiena. Da quel momento, ho desiderato solo lui, nonostante sappia che è un uomo complicato, pieno di segreti e di ombre. Ma è proprio questo che mi attrae di lui, la sua aura di mistero, il suo desiderio di controllo che si scontra con la mia indipendenza.

Sebastian è seduto sulla poltrona, mi osserva con quella sua aria enigmatica, un sorriso appena accennato sulle labbra. Io sono in piedi di fronte a lui, vestita solo di un abito leggero, quasi trasparente. Sento il suo sguardo su di me, mi fa sentire nuda, vulnerabile, ma anche eccitata all’idea di quello che sta per accadere. “Giorgia”, sussurra lui, la voce roca, profonda. “Sei pronta a giocare?” Il mio cuore batte forte nel petto, sento l’eccitazione che mi serpeggia nelle vene, ma anche la paura, la tensione. So che con Sebastian non ci sono limiti, che lui vuole spingersi sempre oltre. Ma è proprio questo che mi attrae di lui, la sua voglia di esplorare, di scoprire, di provare. “Sì”, rispondo io, cercando di mantenere il controllo, di non farmi sopraffare dalle emozioni. “Sono pronta.”

Lui si alza dalla poltrona, si avvicina a me con passo lento, deciso. Mi prende il viso tra le mani, mi bacia con passione, con foga. Io rispondo al suo bacio, mi lascio andare, mi perdo in lui. Poi, all’improvviso, mi spinge contro il muro, mi blocca le mani dietro la schiena. Il suo sguardo si fa più duro, più determinato. “Tu sei mia”, mi sussurra all’orecchio. “Mia da possedere, da usare, da dominare.” Io annuisco, mi lascio andare alla sua volontà, ma allo stesso tempo cerco di mantenere il controllo, di non farmi sopraffare completamente.

So che con Sebastian è un gioco pericoloso, un gioco in cui rischio di perdere me stessa, di smarrire la mia identità. Ma voglio giocare, voglio provare. Lui mi prende per mano, mi conduce nella sua stanza da letto. La luce è soffusa, l’atmosfera è calda, avvolgente. C’è un letto grande al centro della stanza, con lenzuola di seta nera. Sebastian mi fa sedere sul letto, mi guarda con quella sua aria enigmatica, quel sorriso appena accennato sulle labbra. “Ora”, sussurra lui. “Iniziamo a giocare.”

Mi ordina di spogliarmi, di mostrargli il mio corpo nudo, vulnerabile. Io eseguo, mi sfilo l’abito leggero, rimanendo solo con la biancheria intima. Lui mi osserva, mi scruta, mi sembra quasi mi stia giudicando. Poi, con un gesto deciso, mi strappa di dosso il reggiseno, mi toglie le mutandine. Mi sento esposta, in balia della sua volontà, ma allo stesso tempo mi sento eccitata, desiderosa di quello che sta per accadere.

Sebastian mi fa sdraiare sul letto a pancia in giù, mi lega le mani e i piedi con delle corde di seta nera. Un po’ per gioco io cerco di resistere, di lottare. Non voglio dargliela vinta, ma lui è più forte di me, mi blocca con facilità. E allora decido di lasciarmi andare completamente, chiudo gli occhi e mi concentro solo sulle sensazioni. Lui inizia a toccarmi, a esplorare il mio corpo con le mani, con la bocca, con la lingua. Io gemo, mi dimeno, cerco di liberarmi per contraccambiare, ma lui mi tiene ferma, mi tiene prigioniera.

Il suo tocco è dolce, ma allo stesso tempo deciso, sa esattamente cosa fare per farmi impazzire. Mi bacia sul collo, sulle spalle, sulla schiena. Poi, si sposta più in basso. Divarica le mie natiche, mi bacia, mi lecca, mi succhia ovunque. Io non riesco a trattenere le urla di piacere, mi abbandono completamente a lui, al suo tocco, alla sua volontà.

Ma Sebastian non si ferma qui, vuole di più, vuole spingersi oltre. Mi penetra con le dita, una, due, tre. Io gemo, mi dimeno, sento il piacere che mi invade, che mi fa perdere il controllo. Poi, all’improvviso, sento un dolore acuto, un dolore che mi fa urlare, che mi fa piangere. Lui mi ha colpito, mi ha dato uno schiaffo sul sedere, un schiaffo forte, deciso. Non ero pronta, non me lo aspettavo. “Shhh”, mi sussurra all’orecchio. “È solo un gioco, un gioco eccitante.”

Il dolore si mescola al piacere, in un cocktail esplosivo, travolgente. Io non so più cosa provare, cosa pensare, mi sento persa, confusa, ma anche eccitata, desiderosa. Sebastian continua a toccarmi, a penetrarmi, a colpirmi, con una foga, una passione, che mi lascia senza fiato. Poi, all’improvviso, si ferma, mi guarda negli occhi, con quella sua aria enigmatica, quel sorriso appena accennato sulle labbra. “Vuoi continuare a giocare?”, mi chiede lui. Io annuisco, nonostante il dolore, nonostante la paura. Voglio continuare, voglio provare fino in fondo, voglio scoprire i miei limiti, le mie paure, i miei desideri più profondi.

Lui mi libera dalle corde, mi fa alzare dal letto. Mi ordina di mettermi in ginocchio, di succhiargli il cazzo. Io eseguo, mi inginocchio davanti a lui, lo prendo in bocca, lo succhio con foga, con passione. Lui geme, mi afferra i capelli, mi spinge la testa verso il basso. Poi, mi fa alzare, mi fa appoggiare al muro, mi penetra da dietro, con forza, con violenza. Io cerco di resistere, ma lui è più forte di me, mi domina, mi possiede. Il piacere si mescola al dolore, in un vortice travolgente, incontrollabile.

Io non so più cosa provare, cosa pensare, mi sento persa, confusa, ma anche eccitata, desiderosa. Sebastian continua a penetrarmi, a colpirmi, a possedermi, con una foga, una passione, che mi lascia senza fiato. Poi, all’improvviso, sento un orgasmo esplodere dentro di me, un orgasmo violento, devastante. Io urlo, mi dimeno, mi perdo completamente in lui, in quel momento di piacere assoluto. Sento anche lui che vien dentro di me con un urlo di piacere profondo.

Mi tremano le gambe, mi sento stanca, esausta, ma anche appagata, soddisfatta. Sebastian mi prende in braccio, mi porta sul letto, mi accarezza i capelli, il viso, il corpo. Io mi lascio andare, mi abbandono completamente a lui, al suo tocco, alla sua voce. “Sei stata brava”, mi sussurra all’orecchio. “E’ stato bello giocare con te” Io sorrido, mi sento soddisfatta, ma anche confusa, turbata. So che con Sebastian non è solo un gioco, non è solo una questione di piacere, di desiderio. C’è qualcosa di più profondo, di più complesso, che ci lega, che ci attrae.

Ci sono le nostre paure, i nostri segreti. La paura di lasciarsi andare all’altro e di fidarsi di nuovo. Ma c’è anche la voglia di costruire qualcosa di più solido, di più duraturo, basato sulla fiducia. “Sebastian”, gli dico io, guardandolo negli occhi. “Voglio continuare a giocare con te, ma voglio anche costruire qualcosa di più solido, di più duraturo.” Era tempo che volevo dirglielo, questo weekend era l’occasione giusta.

Lui mi guarda, mi scruta, mi giudica. Poi, all’improvviso, mi sorride, un sorriso sincero, caldo, avvolgente. “Anche io”, mi risponde lui. “Anche io.” Mi stringe a sé, mi bacia con passione. Io rispondo al suo bacio, mi lascio andare, mi perdo in lui. So che non sarà facile, che dovremo affrontare i nostri passati, le nostre paure. Ma voglio provarci, voglio vedere fino a dove possiamo spingerci. Insieme.

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