Il pub è pieno di gente, ma tra tutti c’è una ragazza al bancone che attira la mia attenzione. È seduta da sola, con un bicchiere di vino rosso davanti a sé. La sua espressione è triste, come se avesse il mondo intero sulle spalle. Questa è una delle cose che mi piace di più di fare il barista: vedo tutto, mi accorgo di tutto e, a fine serata di solito, so tutto.
Mi avvicino a lei, qualcosa nel suo sguardo mi spinge a farlo, forse è la sua bellezza, o forse è solo la curiosità di sapere cosa rende un essere così bello, così malinconico. “Ciao, tutto bene?” le chiedo, mentre pulisco il bancone davanti a lei con uno straccio. Lei alza lo sguardo, sorpresa. “Sì, tutto bene. Grazie.” “Non sembra,” insisto, con un sorriso. “Hai l’aria di una che ha bisogno di sfogarsi.” Lei sospira e beve un sorso di vino.
“Mi sono appena lasciata dopo dieci anni di relazione.” “Oh, mi dispiace,” rispondo, sincero e poi aggiungo “So per esperienza che è una brutta situazione…” Lei annuisce “Già. È come se avessi perso una parte di me stessa.” Mi appoggio al bancone e le dico che la capisco, poi guardandola dritto negli occhi le dico “Ma tu sembri una donna forte. Ne uscirai” Lei mi guarda, con un sorriso triste. “Lo spero.” “Fidati di me,” le dico, con un occhiolino. “Le cose si sistemeranno.” Mentre parliamo, mi rendo conto che c’è qualcosa in lei che mi attrae. È una bellezza naturale, con i capelli castani e gli occhi verdi. Ma è la sua tristezza che mi colpisce davvero. Voglio farle dimenticare il suo dolore, anche solo per una notte.
La conversazione continua e inizio a flirtare con lei. Voglio farla sentire desiderabile, farla sentire di nuovo sexy. Le chiedo cosa le piace fare, cosa le piace mangiare, cosa le piace bere. Lei risponde con un sorriso e vedo che inizia a rilassarsi. “Ti piace il Moscow Mule?” le chiedo, mentre preparo un cocktail. “No troppo” risponde, incuriosita. “Ma non hai mai provato il mio. È il cocktail che mi riesce meglio e poi ho una ricetta segreta…” le dico mentre mescolo gli ingredienti e lancio lo shaker sopra la mia testa per farle vedere quanto sono bravo. Le porgo il bicchiere e lei lo assaggia.
“Mmm è davvero buono, avevi ragione. Sei proprio bravo” dice con un sorriso. “Vedi? Ci sono ancora tante cose belle da scoprire,” rispondo facendole l’occhiolino. Lei ride e mi rendo conto che forse anche io le piaccio. Lo sento nell’aria, come una scintilla che sta per diventare un fuoco. “Sei molto gentile”. “È il mio lavoro,” rispondo, con un sorriso malizioso. “Ma con te, è un vero piacere.” La guardo arrossire leggermente e capisco che sta iniziando a sentire la stessa attrazione che sento io. La nostra conversazione si fa più intima e inizio a fare battute con doppi sensi. Non si tira indietro e mi risponde a tono, sembra proprio che si stia divertendo.
“Sai, il pub chiude tra poco,” le dico, con un sorriso. “Che ne dici di bere l’ultimo bicchiere a casa mia?” Lei mi guarda, sorpresa. “Non so se è una buona idea,” risponde, ma sento che è tentata. “Fidati di me, hai visto che con il Moscow Mule avevo ragione”, poi aggiungo malizioso “Sarà divertente.” Alla fine accetta e usciamo dal pub insieme. Camminiamo fino a casa mia, quando entriamo nel mio appartamento, la porto in salotto e le offro un bicchiere di vino. “Ecco a lei signorina” le dico facendole il verso e porgendole il bicchiere.
Mentre beve io mi siedo accanto a lei sul divano. La guardo e vedo che ora è diventata più nervosa. Le prendo la mano e lei mi guarda con un sorriso timido. “Sei bellissima,” le dico, con sincerità. “E meriti di sentirti speciale.” Lei mi guarda, con gli occhi pieni di paura e desiderio. Mi avvicino a lei, non mi ferma e quindi la bacio.
Le sue labbra sono morbide e calde, dopo poco sento il suo corpo rilassarsi contro il mio e lasciarsi andare. La sua lingua ha un sapore buonissimo, che mi fa eccitare ancora di più. Si spinge contro di me e mi sale in braccio.
Mi lascia di stucco, ma la cosa non mi ferma, anzi mi incita ad essere più audace. Con naturalezza iniziamo a spogliarci e dopo poco ci troviamo con solo l’intimo addosso. È bellissima, con le sue curve e le sue imperfezioni. Mi eccita da morire. Mi alzo dal divano, mi inginocchio davanti a lei e inizio a leccarle la figa. Prima la bacio da sopra le mutandine e poi, quando sento se i suoi respiri si fanno più intesi, le scosto leccandole la pelle e assaggiando finalmente il suo sapore lì sotto. Lei geme di piacere, e io continuo a leccarla. La mia lingua si muove lentamente, esplorando ogni centimetro della sua figa.
Mi spinge la figa contro la faccia, vuole di più. Allora la afferro per le gambe e la faccio sdraiare sul divano. Con un gesto dolce le infilo un dito dentro e inizio a muoverlo lentamente. Poi infilo un secondo dito e i suoi gemiti si fanno sempre più intensi. Senza togliere o fermare le dita da dentro di lei, la guardo negli occhi e le chiedo: “Dimmi cosa ti piace”. “Mi piace così,” risponde, con un sussurro. “Così lento e profondo?” Fa sì con la testa e io allora continuo a toccarla, aumentando la pressione. Sento il suo corpo contrarsi, e so che sta per venire.
Voglio farla venire, voglio sentire come gode. Ma lei mi spinge delicatamente via e mi guarda negli occhi: “Non ancora, prima voglio sentirti dentro di me”. Non me lo faccio ripetere due volte, la voglio. Mi tolgo i boxer e mi metto sopra di lei. La penetro lentamente, sentendo il suo calore avvolgermi. Lei geme di piacere, mentre io inizio a muovermi. Le mie spinte sono lente e profonde, come prima e lei si muove contro di me per assecondare i miei movimenti.
“Ti piace?” le sussurro all’orecchio. I suoi gemiti mi danno la risposta che volevo. Continuo a muovermi dentro di lei, aumentando il ritmo. Continuiamo a scopare, io allungo una mano tra noi e inizio a stimolarle il clitoride con le dita. Le piace e me lo fa capire. Poi lei raggiunge l’orgasmo e il suo corpo trema contro il mio. È un momento intenso e mi eccita da morire.
Sentirla godere mi fa esplodere e dopo poco vengo anche io dentro di lei. Restiamo abbracciati per un po’, recuperando il fiato. Poi lei si alza, e inizia a rivestirsi. La guardo, con un sorriso. “Grazie,” mi dice, con un sorriso. “Avevo bisogno di questo.”
“Non hai bisogno che qualcuno ti ricordi quanto sei sexy e desiderabile, perché è troppo evidente” le dico, con sincerità. “Ma sono contento di averti aiutata a ricordarlo.” Lei mi guarda, con un sorriso e mi fa l’occhiolino.
La accompagno alla porta e ci salutiamo con un bacio. Mentre chiudo la porta, mi sento felice. So che l’ho fatta sentire bene, e che le ho dato qualcosa di cui aveva bisogno, ma so che anche io ne avevo bisogno. Alla fine fare il barman è anche questo, capire come aiutare i propri clienti, specie se così sexy e speciali.