Non è giornata. Io lo so che non è giornata, l’ho saputo fin da prima che mandassi quel messaggio, a me, la persona sbagliata, nel momento più sbagliato che ci fosse. Voglio una scopata di cui pentirmi. E dopo neanche venti minuti, la mail che mi ha fatto allungare verso il gin e la tonica: il tuo contratto termina oggi. Ed è semplice risponderti, anch’io. Poi giù un altro sorso.
Accendo la musica e non riesco a mangiare, mi aggiro nervosa tra il bagno, la cucina e il balcone, controllo i capelli, come mi sale la maglia sul seno senza lasciar vedere i capezzoli, poi aggiungo ghiaccio al bicchiere e accendo un’altra sigaretta. Quando suoni il campanello sussulto, alzo la musica, finisco l’ultima goccia, nel minuto che ci metti a salire le scale fino al quarto piano sono già pronti due nuovi gin tonic sul tavolo.
Ti aspetto all’entrata, quando arrivi hai il fiatone; mi stringi immediatamente in un abbraccio, come se ti fossi mancata da anni, ma è solo un giorno che non ci vediamo. Eppure, lo so, sono due mesi e ventisei giorni che le nostre lingue non si intrecciano. Che non sento la tua sul mio corpo, sul mio collo, sul mio seno, sulla mia…
Mi stacco, la senti anche tu l’elettricità, sai benissimo che non andrà a finire bene se non mettiamo un po’ di distanza tra i nostri corpi. Ti togli le scarpe, ti lavi le mani, ti fiondi sul bicchiere che ho lasciato per te, mi raggiungi sul balcone e le tue dita affusolate, umide, agili girano una sigaretta.
Sei nervosə ma lo dissimuli bene; così mi avvicino al tuo corpo, caldo, fremente, ti frugo nella tasca anteriore dei pantaloni e afferro l’accendino, ma prima di farlo uscire con le dita cerco te. Solo un attimo però, abbastanza da sentirti succhiare l’aria dalla bocca, vederti mordere il labbro inferiore, impercettibile forse, ma so cosa guardare. Un battito di ciglia: quello che mi serve per ricordare la stessa espressione sul tuo volto, quando eri sedutə sulla mia bocca e stavi per venire. Scatto la fiamma.
Mi chiedi come sto, sono arrabbiata ma questo mi carica; mi prendi la mano, la stringi, passi i polpastrelli sulle mie nocche e io lo so che ci eravamo ripromessə
che non l’avremmo più fatto, però non riesco più a trattenermi. Prendo quelle dita e le avvicino alle labbra, leggera la mia lingua incontra le tue unghie, e le tue dita entrano, si lasciano leccare, succhiare, faccio con loro quello che vorrei fare al resto del tuo corpo.
Lo trattieni ma scappa, un gemito, forte, serri gli occhi. Esco via di testa. Mi avvicino, presso i miei fianchi contro i tuoi, lascio andare la tua mano, la tua schiena contro il muro del balcone. Alzi il volto verso il mio. Dove sta tutto il tuo ritegno? Sei cadutə ai miei piedi con un niente, ma io sono più disperata di te, ti voglio troppo.
Con la mano sinistra ti fermo il mento, e il mio volto si avvicina. Apri subito le labbra per far entrare la mia lingua e finalmente ho quello che voglio. Gemere nella tua bocca mi fa immediatamente bagnare. Le nostre lingue si intrecciano, scivolano, succhio sul tuo labbro inferiore, non ti lascio andare, ma poi mi prendi la mano libera e mi sposti da te, solo per portarmi sul divano.
Ti siedi, alzi le sopracciglia. Non puoi farlo, e lo sai. Mi siedo a cavalcioni su di te, le mie ginocchia ti incorniciano i fianchi, le tue mani sono sulla mia schiena, sotto la maglia. Mi tieni salda, le unghie mi graffiano, io alzo la testa al cielo, i capelli sciolti coreografano il momento, e tu passi le dita sul mio seno, stringi entrambi i capezzoli e non posso non urlare quando si unisce anche la tua lingua sul mio collo.
Sai di esserne capace, ma non voglio che mi fai venire così, non stasera, voglio di più. Voglio tuttə te. Ti tolgo la camicia, bottone dopo bottone, lentamente ma più veloce che posso, voglio farti penare ma al contempo non voglio penare io. Ti sfilo il binder da sopra la testa, e finalmente anche le mie labbra possono incontrare le tue clavicole, le tue costole, quel punto che sempre ti fa saltare dalla troppa sensibilità. Mi sposto e scendo in ginocchio sul pavimento. Allarghi le gambe mentre armeggio con la tua cintura, aprendone la fibbia. Sento il tuo sguardo infuocato a ogni mio movimento.
Mentre ti sfilo i pantaloni e i boxer tu alzi i fianchi, e non appena te ne sei liberatə le tue mani cercano i miei capelli, li stringi in un pugno e mi tiri indietro la testa, e dio, basterebbe che tu mi toccassi per farmi venire all’istante.
Ma ora sono io a prendere te, impossibile attendere oltre, mi avvicino e ti lecco, ti succhio, mi immergo nei tuoi liquidi finché non ti sento irrigidire, la tua presa sui miei capelli sempre più salda e quegli occhi così serrati che lo so che stai venendo. Continuo finché non mi implori di smetterla, la voce roca, ti bacio le cosce mentre risalgo, mentre il tuo sguardo assetato mi ordina di aprire la bocca per ospitare la tua lingua.
Mi prendi le mani e mi sistemi nuovamente sulle tue ginocchia, mi tieni salda la schiena mentre mi inarco, la tua bocca sul mio collo, poi sul mio seno, torni sui miei capezzoli ma i miei fianchi si muovono, non puoi contenerli, cerco te. Mi togli la maglia con un gesto svelto, cade a terra vicino ai tuoi vestiti, rapidamente la mia gonna segue e rimango con le mutande fradice a cercare frizione sulle tue gambe.
Chiudi gli occhi mentre mi baci di nuovo, e io esplodo in un gemito di sollievo quando le tue dita morbide finalmente trovano la mia clitoride dall’altro lato della stoffa. Mi sfreghi e io inarco la schiena, sentirmi eccitata eccita pure te, intreccio le dita nei tuoi capelli corti, porto la tua lingua sul mio collo mentre la tua mano non si ferma.
Mi guardi negli occhi, fermandoti un secondo e mi chiedi il consenso per entrare: la mia risposta è un gemito unico, annuisco, tu non perdi tempo e oltrepassi l’elastico, trovi il centro più bagnato, mormori una bestemmia quasi impercettibile mentre scivoli dentro di me con una facilità inaudita.
I miei fianchi seguono i tuoi movimenti, tieni l’indice e il medio dentro di me mentre il pollice si muove agile sulla mia clitoride, e io vengo una, due volte, il mio cervello annebbiato da come mi fai sentire quando mi scopi, le mie pareti interne che si chiudono attorno alle tue dita, e i tuoi sospiri quando te ne accorgi. Ritiri la mano piano, solo dopo che il mio respiro si è normalizzato, poi la appoggi sulla mia schiena bassa e mi baci a fondo.
Ti guardo negli occhi e sorrido: ti do un piccolo bacio casto e mi alzo per fumare una sigaretta, prima di cominciare di nuovo.
Scritto da: Norma Mattini