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Scambio di ruoli

aurora

Scritto da Madame Argat

chiara

Letto da Francesca

Venerdì sera. È quasi mezzanotte e io sono appena stata bidonata. Io! La stronza che mi fotto come schiava mi ha liquidata poco prima del nostro incontro. Che palle. Una nuova slave che vede un cazzetto moscio passare e perde il senno.

Tu ci metti mesi a curarle, addomesticarle, renderle – se non perfette – almeno decenti, e poi alla fine il cazzo di uno sconosciuto ha la meglio. Poco male, la lista di ragazzine che mi vorrebbero come Mistress è ancora interessante, e alla fine, sono solo degli oggetti. “Ehi! Fammi un margarita ” ordino senza contenere il tono di voce al barman del club. Sono qui da pochi minuti e già amo questo club. Tutto è sexy, la musica lounge, le luci blu, perfino i bicchieri riflettono una luce meravigliosamente intensa.

Di fianco a me c’è un tizio da paura, il classico figo silenzioso e solitario, autoritario e con lo sguardo nero. Se non fossi bisex direi che è che potrebbe essere il mio principe azzurro.“Ordina un drink, pago io!” urlo all’uomo sulla trentina indicando prima il barman e poi il mio portafoglio dentro la pochette. Mi guarda. Fa un cenno al barman, forse è un habitué, penso.

Il ragazzo al bancone gli porge quello che sembra essere un Rhum a giudicare dal bicchiere. Lui lo prende e inclina leggermente il bicchiere a ‘mo di brindisi, senza avvicinarsi. Ma dai su, non sarai mica uno di quelli con la scopa in culo? Metto da parte il malumore per la mia serata buca.“Cosa fai qui stasera? Sono rimasta senza la mia slave” comincio a parlare a ruota libera con la speranza che tu capisca che voglio solo un po’ di compagnia. Magari ti impressiono parlando della mia slave e ti incuriosisci. Ma non va così.“Ah sì? Io stasera devo testare una nuova candidata. Vieni con me?” Resto senza parole. Beh… quasi quasi.

Mi alzo prendendo la pochette per pagare, ma tu fai un cenno al barman che risponde al tuo sguardo indicandomi che il conto è già saldato. Ti fai strada verso una porta laterale. Siamo in un corridoio ora e camminiamo in silenzio. Avrei molte cose da dire, ma sono abbastanza paralizzata per tutto questo. A me di solito piacciono le avventure, però…Arriviamo di fronte a un’altra porta con un piccolo display dove digiti un codice numerico. Si sblocca la serratura ed entriamo. C’è una sala piena di cuscini. Dalle vetrate si vede la città, siamo al primo o secondo piano forse.Nel tappeto rosso peloso che sta davanti a noi c’è una ragazza in ginocchio.

Ha le gambe candide, liscissime. Le mani appoggiate sulle gambe con i palmi rivolti verso l’alto. Il volto chino, gli occhi aperti.  E’carina.  Capelli biondi, tette piccole ma sode, dei capezzoli rosati delicatissimi sui quali immagino per un attimo i segni rossi che fanno le pinze.Non c’è nessun rumore fino a quando tu parli alla bambolina “allora Vittoria, cosa posso fare per te? Non ho tempo da perdere, racconta alla mia amica… “Elena!” dico.“Racconta alla mia amica Elena cosa posso fare per te stasera.”La ragazzina alza gli occhi e con le labbra serrate prende un foglio che teneva dietro di sé e lo porta in avanti dicendo con questa vocina succube:“Io.. io qui ho la lista dei miei limiti”.

Tu trattieni a stento una risata e la fermi con una frase strana “Senti Vittoria, sai ballare? Puoi ballare per noi?” il tono è duro, ma l’atmosfera si addolcisce. Mentre Vittoria si alza e inizia a muoversi in modo sensuale, tu ti giri verso di me e dici a Vittoria. “Vuoi vedere come si farebbe scopare una slave? Guarda, ma non smettere di ballare”. Non afferro il concetto. Slave? Io?

Ma prima di poterti sfanculare io, una Mistress, mi trovo spinta verso il muro. Le tue mani mi toccano, sentono il mio corpo. Ma che cazzo fai, penso. Non ho il tempo di rispondere. È tutto molto veloce. Mi prendi con una mano i capelli tirandoli in una coda verso l’alto. Mi chiudi la bocca con l’altra. Mi tieni sollevata sono quasi in punta di piedi. Provo a morderti la mano ma tu stringe le mie guance con le dita, con forza.Mi ordini di aprirmi la camicetta con tono fermo. E io sono in apnea in una situazione che conosco bene, ma non in questo ruolo. Mi sbottono velocemente i tre bottoni quasi senza pensare.

Tu mi spingi a terra e ora sono a pecora con la tua mano sempre davanti alla bocca mentre sbavo leggermente. Tengo gli occhi puntati su Vittoria. Mi sento in balia degli eventi, ma eccitata per questo sconosciuto che si trova dietro di me e la puttanella qui davanti che ora non trema più ma si muove mettendo in bella mostra le curve. Stronza.Ahhhia! Mi schiaffeggi con un colpo il culo. I tuoi colpi sono forti ed estremamente precisi.

Mi sto bagnando e te ne accorgi. Con la mano smetti di colpirmi e inizi a frugarmi tra le gambe, poi mi sollevi la gonna e me lo infili dentro. Prendi i fianchi e mi impali sulla tua asta. Sento ogni centimetro uscire ed entrare con rabbia nella mia figa. Mi stringi con le unghie il culo e continui a entrarmi nell’anima. Vittoria balla sulla musica del mio ansimare mentre una parte di me gode e un’altra vorrebbe alzarsi e prenderla a calci in culo.“Posso venire padrone?” lo urlo dentro la sua mano poco prima di scoppiare, perché so che una brava schiava viene solo dopo aver ricevuto il permesso.

E io non so più se lo voglio far vedere a Vittoria, come si fa. O se voglio solo godere. Contro qualsiasi regola.Tu mi dai il consenso e scoppio in un orgasmo che mi consuma mentre mi accascio a terra. Tu invece non vieni, anzi, tiri fuori il cazzo e ti alzi. Ma come? Resto a terra per riprendere fiato mentre tu ora sei vicino a Vittoria e le ordini di accovacciarsi e aprire la bocca.  Lei obbedisce subito e ti vedo infilarglielo giù per la gola accelerando il ritmo delle spinte con la stessa forza che le imprimi sulla nuca.

Ti volti verso di me con uno sguardo d’intesa. Vuoi che guardi da vicino. A carponi mi dirigo verso di voi. Senza dire una sola parola, tutto è perfetto, sai dirigere il gioco delle parti con una maestria che posso solo imparare. Dal rantolo soffocato di Vittoria ed il tuo gemito basso e forte, capisco che stai venendo. Dall’angolo delle labbra socchiuse di lei, sfugge via un piccolo rivolo di crema bianca che lei corre subito a raccogliere con un dito per trascinarlo dentro le sue labbra.Io vi osservo estasiata. 

Rimaniamo un po’ seduti aspettando che Vittoria si ricomponga. Tutti e tre esausti, stanchi, soddisfatti e appagati di quella strana esperienza che mi aveva vista per una volta giocare in un ruolo diverso. Vittoria mia guarda con quegli occhioni eri e persi e forse io ho appena trovato la mia nuova slave.

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