La nuova vicina: una tentazione irresistibile

Mi chiamo Tommy e mi sono appena trasferito a Torino. Milano ormai era diventata stretta, serviva aria nuova. Ho trovato un appartamento in centro, all’ultimo piano di un palazzo vecchio ma ben tenuto. Non è male. Spazioso, con un balcone da cui si vede la Mole. Di sera, quando le luci della città si accendono, la vista è quasi ipnotica.

Era una di quelle giornate di settembre in cui l’estate non molla la presa, tardo pomeriggio. Stavo sistemando delle scatole quando ho sentito bussare alla porta. Un colpo leggero, esitante.

Ho aperto e mi sono trovato davanti una donna. Bella, di quelle che non si dimenticano facilmente. Alta, capelli castani che le ricadevano sulle spalle, occhi verdi che mi studiavano con attenzione. Indossava un vestito leggero, appena sopra le ginocchia.

“Ciao, mi chiamo Eva. Abito al piano di sotto con il mio ragazzo, Mirko,” ha detto, con un sorriso accennato. “Scusa il disturbo, ma non riesco a trovare l’apribottiglie e mi serve il vino per cuinare. Potresti prestarmelo?”

“Certamente,” le ho risposto. Le ho fatto segno di entrare. È entrata con passo sicuro, e mi ha seguita in cucina. Ho tirato fuori l’apribottiglie dal cassetto e gliel’ho passato.

“Grazie mille, sei gentile,” ha detto. Il sorriso era più aperto ora, meno di circostanza. “Ti sei appena trasferito qui, vero?”.

“Sì, qualche giorno fa. Sto ancora cercando di sistemarmi,” le ho risposto, gettando un’occhiata distratta alle scatole ancora sparse per casa.

“Se hai bisogno di qualcosa, chiedi pure. Sono qui sotto,” ha detto, indicando la bottiglia che aveva portato con sé. “Vino rosso, niente di speciale, ma si fa bere.”

“Cosa ne dici di provare un bianco?” ho proposto. “Ne ho uno che ho portato da Milano. Potremmo berlo sul balcone, se ti va. Vuoi dirlo anche anche al tuo ragazzo?”

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Eva ha esitato per un attimo. Ho notato un’incertezza nei suoi occhi, ma è durata poco. “Perché no? Ma solo per un po’. Mirko dovrebbe tornare tra un’oretta, forse…” ha detto, seguendomi verso il balcone.

Ho aperto la bottiglia e versato due bicchieri. Ci siamo seduti in silenzio, osservando il cielo che si tingeva di arancio. Il vento le muoveva i capelli, e per un attimo ho percepito un velo di malinconia nel suo sguardo.

“Cosa ti ha portato a Torino?” mi ha chiesto, sorseggiando il vino.

“Un nuovo lavoro,” le ho risposto. “E la voglia di un cambiamento. Milano cominciava a starmi stretta.”

“Capisco. A volte si sente il bisogno di scappare, ricominciare da capo,” ha detto lei, con un tono che suggeriva che stava pensando a qualcosa di personale.

Non potevo ignorare l’ombra che le attraversava gli occhi. “Tutto bene con il tuo ragazzo?” ho chiesto, forse spingendomi un po’ troppo oltre.

Eva ha fatto una smorfia, ma non sembrava infastidita dalla domanda. “Non proprio. È un periodo complicato. Non ci capiamo più. Sai com’è, le cose che all’inizio sembrano eccitanti a lungo andare perdono di intensità. Non è facile.”

C’era una tensione nell’aria, qualcosa che non aveva niente a che fare con la conversazione. Eva ha alzato lo sguardo, fissandomi con un’espressione che aveva perso ogni traccia di esitazione. “Sei un tipo interessante, Tommy,” ha detto, abbassando il bicchiere e avvicinandosi di qualche centimetro.

Ho sorriso, ma dentro sentivo il cuore battere un po’ più forte. “Anche tu,” le ho risposto, la voce che usciva più bassa del solito.

Eva non ha aspettato oltre. Ha accorciato la distanza tra di noi, sfiorandomi le labbra con le sue. È stato un bacio leggero, quasi un assaggio. Ma sapevo già dove saremmo finiti, e a quel punto, non mi importava di Mirko o di cosa fosse giusto. Volevo solo vedere fin dove poteva arrivare quel momento.

Il bacio tra me e Eva si è fatto più intenso e passionale. Le nostre lingue che si intrecciavano, mentre le mie mani iniziavano a esplorare il suo corpo attraverso il vestito leggero, sollevandole la gonna.

Le ho accarezzato le cosce, sentendo la sua pelle morbida e calda. Eva si è stretta a me, mentre le mie dita hanno raggiunto le sue mutandine bagnate. Ho iniziato a massaggiarle il clitoride, sentendola gemere sempre più forte. “Sì, sì. Non smettere” ha sussurrato con un filo di voce, mentre io continuavo a toccarla. La vista del suo viso eccitato e delle sue gambe aperte mi ha fatto impazzire. E lei lo ha capito.

Ha fatto scivolare le sue mutandine a terra e poi si è alzata guardandomi con un aria di sfida quasi. Si è appoggiata alla ringhiera del balcone, alzandosi il vestitino leggero fin sopra il culo e offrendomi la sua splendida vista da dietro.

Non ho perso tempo, mi sono abbassato i pantaloni, liberando il mio cazzo duro ed eccitato. L’ho presa per i fianchi, mentre lei si sporgeva in avanti e ho iniziato a penetrarla lentamente, sentendo il calore del suo corpo avvolgermi.

La vista del suo sedere perfetto che si muoveva ritmicamente mi ha fatto davvero impazzire. E sentirla gemere mi ha mandato completamente fuori di testa. Ho iniziato a scoparla sempre più forte, mentre lei si stringeva alla ringhiera.

Il suono dei nostri corpi che si scontravano e dei nostri gemiti di piacere riempiva l’aria.

Improvvisamente, mentre ero perso nel godimento del momento, Eva si è irrigidita e si è voltata verso di me. “Mirko. E’ tornato a casa!” mi ha detto, con un’espressione di panico sul viso, indicando la sagoma di un uomo che camminava dirigendosi verso il palazzo.

Mi sono fermato immediatamente, ma senza staccarmi da lei. “Dobbiamo fare attenzione. Non possiamo farci scoprire” mi ha detto, con un’espressione seria.

Non volevo creare problemi a Eva con il suo fidanzato, ma in quel momento non riuscivo a pensare ad altro che a lei. “Va bene, ma dobbiamo finire quello che abbiamo iniziato” le ho sussurrato all’orecchio.

Eva ha girato la testa per guardarmi, “Sì, lo voglio anche io”. Il rischio di essere scoperti ci ha eccitati ancora di più, dopo pochi istanti siamo venuti tutti e due, praticamente insieme… è stato un momento fantastico!

Poi, un secondo dopo, Eva si stava già sistemando i vestiti “Devo andare. Grazie per l’aperitivo” mi ha detto, sorridendomi. Un rapido bacio sulla guancia e se ne è andata, lasciandomi solo sul balcone, ancora mezzo nudo.

Mi sono seduto sulla sedia di vimini, a guardare il tramonto sulla città. La mia mente piena di pensieri confusi e contrastanti. Mi sentivo eccitato per quello che era successo tra me e Eva. Ma in quel momento, l’unica cosa che sapevo per certo era che volevo rifarlo. Volevo Eva…

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