È una serata come tante altre, ma non per me. La mia vita è apparentemente ordinaria: un impiego stabile, una casa di proprietà in periferia e una serie di amicizie che mi riempiono la vita. Eppure, sento che nella mia vita manca qualcosa, c’è un desiderio che non mi sono mai permesso di realizzare, troppo preoccupato per quello che avrebbero potuto dire le persone attorno a me. O almeno, è stato così, finchè non ho incontrato Marta qualche mese fa, in un evento BDSM organizzato da un amico.

Sì, perchè il mio sogno più grande è sempre stato quello di essere sottomesso e umiliato da una donna. E lei è arrivata nel momento giusto: era lì, in piedi, con il suo abito di pelle nera e il suo sguardo penetrante. Da quel momento, la mia vita è totalmente cambiata.

Marta è diventata la mia dominatrice, la chiave per liberare un lato di me che ho represso per anni. Stasera è la serata. Una festa BDSM in un locale esclusivo, dove finalmente potrò esplorare questa fantasia senza vergogna e senza paura di essere giudicato.

Mi sento nervoso, ma anche super eccitato. Il locale è abbastanza buio, illuminato solo da luci soffuse e candele. La musica è bassa, un ritmo sensuale che pulsa delicato dalle casse. Entro e subito sento l’energia del posto. Persone vestite in modo eccentrico si muovono con disinvoltura, ridendo e chiacchierando. Trovo un angolo appartato e mi siedo, aspettando Marta.

Il cuore mi batte forte nel petto, ma so che è qui che voglio essere. Mi guardo intorno, osservando le coppie che interagiscono: c’è un uomo legato a una croce di Sant’Andrea che viene frustato da una donna in completo di latex, mentre una donna è inginocchiata ai piedi del suo dominatore aspettando di ricevere gli ordini. Tutto questo mi eccita, ma è l’attesa di Marta che mi fa tremare.

Marta arriva con un ritardo calcolato: sa come tenermi sulle spine e farmi diventare matto pensando a ogni suo gesto. Indossa un abito nero che le fascia il corpo come una seconda pelle. I suoi tacchi a spillo risuonano sul pavimento da sopra la musica mentre si avvicina. “Sei pronto?” mi chiede, con un sorriso enigmatico. “Sì, Signora,” rispondo, abbassando lo sguardo.

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Mi prende per un braccio e mi conduce verso una piattaforma rialzata al centro della sala. Sento gli occhi di tutti puntati su di noi, ma non mi importa. Questo è il mio momento, il mio riscatto. Marta mi fa inginocchiare al centro della piattaforma, poi mi sussurra all’orecchio: “Ora, spogliati.” Obbedisco senza esitazione. Mi sfilo la camicia, la cintura, i pantaloni, fino a rimanere completamente nudo.

Il freddo della stanza mi fa venire la pelle d’oca, ma il calore che mi pervade è inebriante. Marta mi gira intorno, scrutandomi come farebbe con una preda. “Sei molto bello,” mormora, facendo scivolare le sue dita lungo la mia schiena. “E sei mio.” Le sue parole mi fanno rabbrividire di piacere. Ho il cazzo già duro in attesa del suo tocco. Marta si avvicina, il suo profumo mi avvolge, e sento il calore del suo corpo vicino al mio.

“Voglio che tutti vedano che sei mio,” continua, la sua voce un sussurro rauco. “Voglio che ti vedano sottomesso a me, completamente.” Mi spinge giù, facendomi mettere a quattro zampe. Prende un frustino dalla sua borsa e lo fa schioccare nell’aria. Il suono è come un avvertimento, una promessa di dolore e piacere. “Conta per me,” ordina, e il primo colpo arriva sulla mia schiena. “Uno, Signora.”

Il frustino si abbatte sulla mia schiena, lasciando un segno rosso pulsante. Il dolore è intenso, ma è il piacere che mi fa ansimare. Continuo a contare, ogni colpo è sempre più difficile concentrarsi sui numeri e ignorare l’eccitazione di essere sottomesso. “Cinque, Signora.” Marta si ferma e si inginocchia accanto a me. Le sue dita percorrono i segni della frusta sulla mia pelle, come per accertarsi di aver fatto un buon lavoro. Marta si china su di me e inizia a baciare i segni lasciati dal frustino. La sua lingua scivola sulla mia pelle, lenendo il dolore con un tocco dolce.

Le sue mani scendono verso il basso, accarezzando ogni centimetro del mio corpo. Quando arriva all’inguine, mi guarda negli occhi e sorride. “Vorresti che ti facessi venire?” chiede, la sua voce bassa e roca. “Sì, Signora. Ti prego,” imploro, il desiderio che mi consuma. Le sue dita si avvicinano al mio cazzo, ma invece di toccarlo, scivolano più in basso, verso le mie palle. Le stringe delicatamente, facendomi gemere.

Con un movimento lento e calcolato, le sue dita mi penetrano il culo. “Shh, zitto e rilassati,” mi ordina, mentre inizia a massaggiarmi con movimenti circolari. Il suo tocco è delicato ma fermo, e posso sentire il mio corpo che si rilassa, aprendosi a lei. Infila un altro dito dentro di me, lentamente, e io non riesco a trattenere un gemito profondo. “Così, bravo,” mi incoraggia, muovendo le dita dentro e fuori con un ritmo costante.

Il piacere è intenso, e mi sento avvolto da una sensazione di completa sottomissione. Marta continua a stimolarmi. I suoi movimenti diventano sempre più veloci e intensi, e io mi lascio completamente andare. La sua mano libera si sposta sul mio cazzo e inizia a masturbarlo. “Voglio sentirti venire” mi dice, la sua voce carica di desiderio. Si avvicina e mi bacia appassionatamente, la sua lingua che esplora la mia bocca mentre le sue dita continuano a massaggiarmi e muoversi fuori e dentro di me.

Il piacere cresce dentro di me, ogni movimento delle sue dita, ogni tocco delle sue labbra mi porta sempre più vicino all’orgasmo. Sento il mio corpo contrarsi, i muscoli tendersi e finalmente, l’orgasmo mi travolge. Vengo e il mio sperma esplode sulla sua mano. Marta sorride, soddisfatta, e si china per baciarmi di nuovo, assaporando il mio piacere. “Sei stato bravo,” mi sussurra all’orecchio, mentre mi accarezza dolcemente la guancia.

Mi sento esausto ma appagato. Mi alzo lentamente, ancora nudo, e mi rivesto sotto lo sguardo curioso degli altri. Marta mi prende per mano e mi conduce verso un’altra sala del locale. “Non abbiamo ancora finito” mi dice sorridendomi, “questo era solo l’antipasto. Adesso che mi hai dimostrato che non hai paura del giudizio degli altri, possiamo passare ai giochi per adulti…” Non so cosa mi aspetta, ma non vedo l’ora di scoprirlo.

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