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Una visita ginecologica molto speciale

Seduta nella sala d’attesa, sento l’ansia crescere dentro di me. Non è la visita ginecologica che mi spaventa, ma piuttosto l’incognita del nuovo medico che mi attende dietro quella porta.

Il mio vecchio ginecologo si è trasferito in un’altra città e io mi sono ritrovata a dover scegliere un nuovo dottore tra una lista di nomi sconosciuti.

Mentre aspetto, cerco di distrarmi sfogliando distrattamente le riviste abbandonate sul tavolino davanti a me. Ho sempre un po’ d’ansia a farmi vedere nuda e l’idea che tra poco dovrò spogliarmi e farmi vedere da un completo estraneo, devo ammettere che non mi piace.

Mentre sono assorta in questi pensieri la porta dello studio si apre e una donna sulla cinquantina esce con un sorriso stampato sul volto. “La prossima è la Signora Ronchi”, dice l’infermiera alla reception. Un brivido mi percorre la schiena quando sento il mio nome. Mi alzo lentamente, cercando di raccogliere tutto il coraggio che ho.

Entro nello studio e mi trovo di fronte a lui, il mio nuovo ginecologo. È un uomo sulla quarantina, alto, con capelli castani e occhi penetranti. Indossa un camice bianco che gli conferisce un’aria di autorevolezza e professionalità.

Mi stringe la mano e mi invita a sedermi. Mentre mi fa qualche domanda sulle mie condizioni di salute, non posso fare a meno di notare il suo fascino. Ha un sorriso contagioso e una voce calda e rassicurante. Non pensavo, eppure mi mette subito a mio agio.

Dopo aver annotato tutto sulla cartella clinica, mi dice: “Bene, Signora Ronchi, possiamo procedere con la visita. Si spogli e si metta comoda sul lettino. Se ha freddo c’è un lenzuolo a sua disposizione.”

Mi alzo dalla sedia e inizio a togliermi i pantaloni, mi sento in imbarazzo a spogliarmi davanti a lui, ma cerco di non darlo a vedere. Mi sdraio sul lettino e tiro su la coperta fino all’altezza della vita. Chiudo gli occhi, come per estraniarmi dalla situazione e lui si avvicina e inizia la visita.

Sento le sue mani calde e sicure sulla mia pelle e un brivido mi percorre la schiena. Mi spiega ogni passaggio con tono professionale e gentile. Provo un misto di imbarazzo ed eccitazione. Mentre continua la visita, non riesco a riesco a fare a meno di immaginare quanto sarebbe eccitante se lui mi prendesse qui e ora su questo lettino.

Senza rendermene conto, immersa nei miei pensieri, inizio ad eccitarmi e comincio a respirare più pesantemente. Lui se ne accorge e mi guarda negli occhi. “Signora Ronchi, sta bene?”, mi chiede con un tono preoccupato. Io annuisco, ma non riesco a dire una parola. Mi sento come in trappola, tra le mie stesse fantasie e l’imbarazzo della situazione.

Il dottore mi osserva con uno sguardo fisso, come se stesse cercando di leggermi la mente per capire cosa stia accadendo. “Signora Ronchi”, dice con voce profonda, “se si sente a disagio, possiamo interrompere la visita. Non c’è nulla di cui vergognarsi.” Ma io non voglio interrompere. Al contrario, voglio sentire il suo tocco su di me.

Prendo coraggio e gli rispondo: “No, dottore, non si preoccupi. Continui pure.” Lui annuisce e riprende la visita. Ma questa volta, il suo tocco è diverso. È più intenso. Mi sembra quasi passionale, ma forse sto sognando.

Le sue dita mi sfiorano delicatamente il clitoride, facendomi sussultare sul lettino. Poi mi allarga le labbra lentamente, posso sentire il suo respiro caldo sulla pelle. Non sto sognando, sta succedendo davvero… Mi sento sempre più eccitata, tanto che inizio a gemere sommessamente a ogni suo tocco.

Lui mi guarda negli occhi e mi sorride. “Non si preoccupi”, dice con un tono quasi divertito, “è perfettamente normale.” Ma io non voglio che sia normale. Voglio che sia speciale, unico. Voglio lui. Prendo coraggio: “Dottore”, gli dico con voce ferma, “la prego, continui.” Lui mi osserva per un momento, come se stesse valutando cosa fare. Poi si alza dallo sgabello e con un gesto deciso chiude la porta dello studio a chiave. “Bene, Signora Ronchi”, dice con un sorriso malizioso, “allora adesso facciamo sul serio.”

Sento un brivido percorrermi la schiena. Sta succedendo davvero.Torna a sedersi davanti a me, la mia figa è lì per lui. Torna a sfiorarmi, ma questa volta non mi sta visitando. Le sue mani iniziano a massaggiarmi il clitoride. Prima delicatamente, poi sempre con più intensità. Il mio respiro si fa sempre più affannoso.

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Non avrei mai immaginato che una visita ginecologica potesse diventare qualcosa di così eccitante. Senza smettere di giocare con il mio clitoride, mi penetra con un dito. Gemo, cercando di non urlare per la sorpresa e il piacere. Vedo che mi sorride compiaciuto “Vediamo se così le piace, Signora Ronchi” mi dice lui. Aggiunge un altro dito e continua a massaggiarmi.

Si vede che è un professionista e sa dove mettere le mani. Con l’indice e il medio inizia a esercitare una leggera pressione, disegna dei piccoli cerchi proprio attorno al punto G. Sento l’eccitazione prendere il controllo. Lui allora si avvicina al mio clitoride e inizia a leccarlo. Lo prende tra i denti e delicatamente lo succhia. Non capisco niente, sento un’onda di piacere percorrermi il corpo, tanto che inizio a gemere più forte. Lui si stacca per un secondo da me, mi guarda negli occhi e mi sorride. “Non si preoccupi, Signora Ronchi”, dice con voce calda, “adesso la faccio venire.”

Torna con la testa tra le mie gambe e continua a leccarmi il clitoride, penetrandomi con le dita sempre con più forza, tanto che inizio a tremare. Poi, finalmente, raggiungo l’orgasmo. Sento un’onda di piacere percorrermi il corpo, devo mordermi la mano per non urlare. Lui mi guarda negli occhi e mi sorride. “Brava”, dice con voce calda, “è stata fantastica.”

Mi abbandono completamente sul lettino, sono sfinita, ma allo stesso tempo appagata. Lui si alza e si pulisce la bocca con un fazzoletto. “Bene, Signora Ronchi”, dice tornando a usare un tono professionale, “la visita è finita. Si può rivestire.” Mi alzo dal lettino e mi rivesto lentamente, cercando di riprendere il controllo della situazione.

Mi sento in imbarazzo, consapevole di essermi appena fatta scopare dalle dita dal mio ginecologo. Ma allo stesso tempo, mi sento soddisfatta perché ho realizzato una delle mie fantasie più proibite, una di quelle che non avrei mai pensato di poter realizzare.

Lui mi osserva con uno sguardo enigmatico, come se stesse cercando di capire cosa sto provando. “Signora Ronchi”, dice con voce ferma, “quello che è successo qui oggi è stato un momento di debolezza. Non deve succedere mai più.” Ma io non voglio che sia un momento di debolezza. Voglio che si ripeta.

“Dottore, non è stato un momento di debolezza. È stato qualcosa di più. E vorrei succedesse di nuovo.” Lui mi osserva per un momento, come se stesse cercando di capire cosa fare. Poi, con un gesto deciso, si avvicina a me e mi bacia con passione. “Bene, Signora Ronchi”, dice con un sorriso malizioso, “posso chiamarti Sara allora?” Sorrido facendo sì con la testa. Chi l’avrebbe mai detto che una semplice visita di controllo potesse essere così interessante?

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