Non indossa nulla oltre alla sua vellutata nudità. È sdraiata a pancia in giù, le natiche bianche, con disegnato il perimetro di quelle mutandine minuscole utilizzate per coprirsi al mare, sono turgide, come gonfiate dalla bramosia di un contatto con un’altra pelle.
Una mano si allunga verso di lei, dei polpastrelli arrivano a sfiorare questo magnifico sedere bianco disegnando il contorno che separa le due tonalità differenti di incarnato, le dita scorrono poi lungo un’altra linea, quella che divide le semisfere perfette dei glutei, non si limitano a seguirla ma entrano nella fenditura e la percorrono lentamente dall’alto al basso.
Il corpo è percorso da un fremito, una scossa si prepara man mano che le dita si avvicinano alla piccola cavità anale, sollecitano qualche secondo la porticina d’ingresso, e, finiti gli indugi, quando un dito la penetra da dietro affondando con disinvoltura nell’orifizio, le scappa un gemito delizioso. Prima il polpastrello in avanscoperta, poi poco a poco il dito intero e infine un movimento adagio in su e in giù lungo lo sfintere: è sempre più eccitata dalla lenta stimolazione che le permette di sentire ogni millimetro di contatto dentro-fuori.
Anche il suo clitoride, intanto, è rigonfio; con piccoli movimenti del bacino si solletica sulle grinze delle lenzuola quel minuscolo punto magico, il corpo si infervora, i genitali si umettano, un’altra mano si avvicina, infilandosi sotto la pancia e prendendola prima sul davanti – giocherellando con il clitoride trepidante – per poi scivolare sul retro anch’essa e iniziare a massaggiare l’intera vulva, le grandi labbra, le piccole, aprendosi il cammino. Là sotto è tutto zuppo fradicio, un dito viene facilmente inghiottito nella vagina, e così due orifizi sono già stati riempiti.
Un paio di mani le sollevano ora le anche, per metterla sulle ginocchia e continuare così a penetrarla, a ritmo lento, nei due piccoli e umidi fori; chiunque si trovi in questa posizione deve vedere che è una bellezza.
È in preda all’estasi, lo vuole anche in bocca; c’è qualcun altro nella stanza, che le si siede davanti, con veemenza le apre le gambe, le apre la bocca avvicinandole il pene alle labbra, aspettando che si schiudano, facendoglielo assaporare bene in superficie prima di infilarglielo in profondità e muoverle la testa allo stesso dolce ritmo della penetrazione che sta ricevendo lì dietro.
Così le piace, scopare con tutti gli orifizi che le danno piacere, allo stesso tempo e a basse velocità che le permettano di sentire tutto quello che le sta entrando, sentire lungo le pareti delle sue cavità l’intimo incontro con un altro corpo.
Le mani hanno aperto la strada e si fanno da parte, adesso dalle retrovie le arriva un altro pene grosso e duro a introdursi senza remore nella vagina, i due membri la riempiono fin dove possono, mentre ancora altre dita tornano a massaggiarle il clitoride; è come nel pieno di un incantesimo, queste dita potrebbero essere quelle di prima o altre, non importa, il suo corpo è completamente a disposizione del godimento, mani che toccano, entrano ed escono ripetutamente, bagnate e appiccicaticce le percorrono la pelle dalla testa ai piedi, per poi tornare a rituffarsi nei suoi interstizi stretti ed elastici, ognuno servito a dovere; le scappa via la bocca per qualche secondo, poi torna a cercare quel sesso tumido ricoperto della sua saliva per riempirsi nuovamente di gemiti, e avanti così fino al culmine.
Ridestata dopo il climax del suo piacere, nelle lenzuola impregnate dei suoi fluidi, si guarda intorno, cerca i suoi complici, ma non c’è nessuno oltre a lei nella stanza. È stato tutto un sogno?
Scritto da: Alietzsche