Da quando ho iniziato a vendere foto dei miei piedi su internet, la mia vita ha preso una piega inaspettata. Non ne ho parlato con nessuno, tranne Marco, il mio coinquilino. Non l’ho fatto volontariamente: è stato lui a scoprire tutto, entrando in camera mia proprio mentre ero al telefono con un cliente. Mi chiamo Lisa, ho 25 anni e condivido una casa con altri tre ragazzi.
Quello che era iniziato come un modo per arrotondare è diventato, col tempo, un piccolo business. Gli uomini pagano per vedere le mie dita curate, le unghie lucide, i talloni morbidi. Una cosa semplice, apparentemente, ma che ha cambiato parecchie cose.
Marco è sempre stato il coinquilino simpatico, quello con cui scambi battute e ti rilassi davanti a una birra. Ma da quando ha scoperto il mio segreto, l’aria tra noi è diventata diversa. Quella sera, ero seduta sul letto, massaggiando i piedi con una crema profumata mentre chiacchieravo con un cliente. La porta si è aperta all’improvviso e Marco è entrato senza preavviso. Un sorriso divertito gli si è stampato in faccia. Pensavo di essere sola a casa, ma evidentemente non lo avevo sentito rientrare.
“Cosa stai facendo, Lisa?” ha chiesto, con quella tipica aria beffarda che gli viene naturale. I suoi occhi erano fissi sui miei piedi, come se cercasse di capire cosa ci fosse dietro.
“Niente di strano,” ho risposto, cercando di mantenere la calma. “Solo una chiamata con un amico.” Ma era chiaro che sapeva già abbastanza.
“Un amico molto interessato ai tuoi piedi, mi pare,” ha detto ridendo piano. Non aveva intenzione di andarsene. Si è seduto sul bordo del letto, come se aspettasse qualcosa. La situazione era strana, ma non riuscivo a sentirmi davvero a disagio. Marco non smetteva di osservare ogni mio movimento mentre continuavo a spalmare la crema.
“Lo sai che hai dei piedi niente male?” ha detto, questa volta con un tono più serio. C’era qualcosa di diverso nel modo in cui lo ha detto, come se si fosse spostato da semplice curiosità a qualcosa di più sottile.
Ho sorriso, incerta se ridere o prendere sul serio quel commento. “Grazie, Marco. Ma forse non è il momento dei complimenti.” Lui ha annuito, ma è rimasto lì, immobile. L’espressione sul suo volto era ambigua, una miscela di curiosità e qualcosa che non riuscivo a decifrare. Era come se fosse attratto ma allo stesso tempo non sapesse come reagire.
“Ti eccita, vero?” gli ho chiesto con un mezzo sorriso, sfidandolo a rispondere. Non lo dico spesso, ma quella domanda è venuta fuori quasi da sola, un riflesso di quella tensione strana che era nell’aria.
Marco ha sorriso a sua volta, ma senza dire nulla. Si è alzato, facendo scivolare quello che sembrava un pensiero fuori dalla stanza insieme a lui. E mentre usciva, mi ha lasciata lì, con la crema ancora tra le dita e una sensazione indefinita. Non sapevo bene cosa fare dei miei pensieri, ma una cosa era certa: qualcosa tra noi era cambiato. E non ero sicura di cosa ne sarebbe venuto fuori.
Dopo che Marco se n’è andato, ho provato a riprendere la mia chiamata, ma era inutile. La sua visita inattesa mi aveva lasciata inquieta. Ho chiuso la conversazione il più velocemente possibile e ho spento il telefono, cercando di riportare ordine tra i miei pensieri. Marco mi piaceva, questo lo sapevo già.
Ma fino a quel momento, non avevo mai pensato a lui in quel modo. Era sempre stato il coinquilino simpatico, il tipo con cui scherzi senza pensieri. E poi, la regola numero uno per una buona convivenza è non scopare con i tuoi coinquilini. Una regola d’oro, mai infranta. Eppure, la sua attenzione così diretta, il modo in cui aveva guardato, avevano spostato qualcosa.
Mi sono alzata dal letto, cercando una via di fuga da quella confusione. Ho deciso di farmi una doccia, sperando che l’acqua calda riuscisse a calmare i nervi. Ho lasciato la porta del bagno leggermente aperta, non so perché l’ho fatto.
Forse una sfida nei suoi confronti, volevo capire fino a dove si sarebbe potuto spingere con un mio incoraggiamento. Mentre il vapore riempiva la stanza, i pensieri continuavano a rimbalzare tra quello che era successo e quello che avrebbe potuto succedere.
Poi ho sentito un rumore. Ho abbassato l’acqua e ho sbirciato attraverso la fessura della tenda della doccia. Marco era lì, fermo sulla soglia del bagno, esitante. C’era qualcosa di diverso nei suoi occhi, una tensione che non avevo mai notato prima. Ho preso un asciugamano e sono uscita dalla doccia.
“Posso entrare?” ha chiesto, la voce appena un sussurro. Ho annuito, trattenendo il respiro. Non c’era niente di esplicito in quel momento, ma la tensione tra noi era palpabile. Marco si è avvicinato lentamente, i suoi movimenti misurati, come se stesse cercando di capire fino a dove potersi spingere. Quando è stato abbastanza vicino, ho sentito il calore del suo respiro sul mio viso.
“Sei bellissima, lo sai?” ha mormorato, sfiorandomi il viso con la punta delle dita. Il gesto era delicato, quasi incerto, ma mi ha fatto venire i brividi. Ho sorriso, ma il disagio era lì, un piccolo nodo che si formava allo stomaco. C’era qualcosa di troppo intimo, troppo rapido nel modo in cui le cose stavano evolvendo.
“Grazie, Marco, ma forse non dovremmo…” ho iniziato a dire, ma lui non mi ha lasciato finire. Le sue labbra hanno cercato le mie, tagliando corto a qualsiasi obiezione. Il bacio è stato lento all’inizio, poi si è fatto più deciso, un crescendo che mi ha presa di sorpresa. Una parte di me sapeva che avrei dovuto fermarlo, ma l’altra parte, quella curiosa e attratta da quella novità, ha ceduto.
Ci siamo baciati per quello che mi è sembrato un’eternità, mentre le sue mani esploravano il mio corpo. Ho lasciato cadere l’asciugamano sentendo l’eccitazione crescere dentro di me, mentre le sue dita si insinuavano tra le mie gambe. Ho iniziato a gemere di piacere, mentre lui mi toccava con sempre maggiore intensità. Volevo lui, in quel momento. Volevo sentirlo dentro di me.
Marco mi ha preso per mano e mi ha portata in camera mia, sul mio letto. Mi ha fatto sdraiare sulla schiena e ha iniziato a baciarmi il collo, mentre le sue mani continuavano a esplorare il mio corpo. Si è spogliato completamente anche lui, ho ammirato il suo petto, i suoi addominali e il suo cazzo eretto, mentre lui si posizionava sopra di me. Ha iniziato a baciarmi di nuovo, con sempre maggiore intensità. Ho sentito la sua lingua esplorare la mia bocca, mentre le sue mani mi accarezzavano il seno. Il mio respiro si è fatto più veloce, mentre sentivo la sua erezione premere contro di me.
Marco ha afferrato il mio culo con entrambe le mani, sollevandomi leggermente dal letto. Poi, con un colpo secco, mi ha penetrata. Ho urlato di piacere, mentre sentivo il suo cazzo riempirmi completamente. Era così grande e duro, che ho avuto difficoltà a respirare. Ha iniziato a muoversi dentro di me, con un ritmo costante e profondo. Ho sentito il mio corpo rispondere ai suoi movimenti, mentre il piacere mi invadeva sempre di più. Ho gridato di piacere, mentre lui mi penetrava sempre più in profondità. Il mio orgasmo era vicino, lo sentivo.
Fino a quando non ho più potuto trattenerlo. Mi sono lasciata andare ad un grido di godimento, mentre le mie gambe tremavano e il mio corpo si contraeva. Marco ha continuato a muoversi dentro di me, fino a quando anche lui non ha raggiunto l’orgasmo. Ha urlato il mio nome, mentre il suo corpo si irrigidiva sopra di me.
Siamo rimasti abbracciati, sudati e senza fiato, mentre il nostro respiro tornava alla normalità. Marco mi ha baciata dolcemente sulla fronte, mentre le sue mani mi accarezzavano i capelli. “E’ stato fantastico, esattamente come me lo immaginavo,” mi ha sussurrato, con un sorriso.
Ho sorriso a mia volta, sentendomi inaspettatamente felice. Ma poi ho sentito un rumore provenire dal corridoio. “Merda,” ho detto, con un filo di voce. “Gli altri sono tornati.” Marco ha annuito, con un’espressione preoccupata. “Dobbiamo fare in fretta, prima che ci becchino.” Si è rivestito in fretta e furia, cercando di non fare rumore. Poi, con un ultimo bacio, è scappato fuori dalla mia camera.
Ho sentito i ragazzi ridere e scherzare nel soggiorno, mentre io mi rannicchiavo sotto le coperte. Ma non riuscivo a dormire. La mia mente era piena di pensieri, di immagini e di sensazioni. Avevo appena fatto sesso con il mio coinquilino, in quella casa condivisa. E non potevo fare a meno di chiedermi: e adesso?
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