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Una lezione sulla sottomissione

La biblioteca è vuota e silenziosa, sono quasi le sette di sera e tra poco l’università chiude. Tra i corridoi non c’è quasi più nessuno, sono tutti partiti per approfittare dei prossimi giorni di ponte per tornare a casa o per andare a fare una gita fuori porta. Tutti, tranne me. Io sono rimasta, devo incontrarmi con il professor Colombo per discutere la tesina che ho consegnato qualche settimana fa.

Vorrei chiedergli la tesi, ma prima devo passare il suo esame con il massimo dei voti e questo progetto vale un terzo del voto finale. Lui insegna letteratura contemporanea e nel suo campo è davvero un luminare, oltre che essere un quarantenne davvero affascinante e tenebroso. Le sue lezioni sono sempre piene e trovare un posto per sedersi è pressoché impossibile.

Per l’esame parziale ho deciso di portare una tesina dal titolo “La letteratura erotica: sfidare le norme di genere e sessualità attraverso la dominazione e la sottomissione”. Il mondo del bdsm mi ha sempre affascinato e ora ho l’occasione di esplorarlo da un punto di vista letterario.

Un paio di giorni fa ho ricevuto una sua mail in cui mi diceva che voleva vedermi per discutere il mio scritto. Ho passato diverse ore a prepararmi per questo incontro, facendo altre ricerche per essere sicura di avere una conoscenza approfondita dell’argomento. E ora sono qui che lo aspetto.

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Finalmente la porta del suo studio si apre e compare. Indossa una camicia azzurra sbottonata sul collo, ha le maniche rimboccate e l’aria stanca. È così fottutamente sexy che le mie gambe fanno fatica a muoversi quando mi dice “Prego, si accomodi”.

Per l’occasione ho una gonna corta, degli anfibi neri e una camicetta lilla un po’ trasparente. Sento i suoi occhi su di me, mi sta scrutando e credo che quello che vede gli piaccia. So che dovrei essere professionale, lui è il mio professore, ma è anche uno degli uomini più affascinanti che abbia mai conosciuto. Mi alzo dalla sedia, lentamente, con eleganza. Cammino verso di lui, i miei passi risuonano nel silenzio dei corridoi. Lui mi fa entrare e chiude la porta alle sue spalle.

Mi siedo e, con grande sorpresa, lui si appoggia sulla scrivania davanti a me. “Ho letto il suo lavoro.” mi dice senza troppi preamboli “mi piace il tema che ha scelto, ma credo ci sia ancora qualcosa che non funzioni. Si vede che ha fatto molta ricerca, ma manca qualcosa. Manca il suo punto di vista. Parla di sottomissione e dominazione, ma sembra che queste dinamiche non le abbia mai provate. È così?”. Il cuore mi si ferma in gola. Ha ragione: a parte qualche schiaffo sul culo e l’utilizzo delle manette, non ho mai trovato qualcuno con cui esplorare questo mondo. Faccio segno di sì con la testa. “Come immaginavo. Se vuole la posso aiutare…” Mi sta per venire un infarto, ho capito bene cosa mi sta proponendo? “Se vuole possiamo iniziare anche ora. Ovviamente ai fini della sua ricerca.” Faccio di nuovo segno di sì con la testa.

Ho il fiato corto, il cuore mi batte forte in gola. Voglio sentirmi usata, voglio che mi insegni cos’è la sottomissione. Riesco solo a pensare alle sue mani sul mio corpo, alla sua bocca sulla mia pelle. Senza dire niente il professore si alza dalla scrivania e si avvicina a me. Può sentire il mio profumo, dolce e intenso. Mi prende il viso tra le mani e mi bacia con violenza. La sua lingua entra nella mia bocca e la domina. Io gemo, mi lascio andare, voglio che mi prenda e mi faccia sua.

Mi fa alzare e mi spinge contro la scrivania, la sua mano si insinua sotto la mia gonna, mi tocca e mi accarezza. Io mi mordo le labbra per trattenere un gemito, qualcuno potrebbe sentirci. Con un movimento sicuro e violento mi gira di schiena e mi fa piegare in avanti, la mia faccia è schiacciata contro la cattedra. Provo a dire qualcosa ma lui mi ferma, “La prima cosa che deve imparare è a obbedire senza far domande” dice bloccandomi le mani dietro la schiena. Sento la sua erezione contro il mio sedere. Mi tira sù la gonna, mi abbassa le mutandine e mi fa allargare le gambe. Mi penetra con le dita, sussurrandomi all’orecchio “devi fare tutto quello che ti chiedo. Non devi parlare, né pensare, il tuo compito è solo di obbedire”.

Sento le sue dita che entrano dentro di me, il suo cazzo mi preme sul culo. “Allarga le gambe e fammi sentire come godi”. Obbedisco, sentendomi totalmente in suo potere. “Brava. Senti come sei bagnata” dice facendomi leccare le dita che ha tolto dalla mia figa. Sento il mio sapore salato sulla lingua e la cosa mi eccita ancora di più. Mi tira uno schiaffo sul culo, deciso e violento, poi un altro, un altro ancora. Il dolore si mescola al piacere, facendomi perdere la cognizione di dove sono.

A un certo punto i suoi colpi si fermano, mi fa girare liberandomi le mani e mi bacia con violenza. Mi prende per i capelli, tirandomi indietro la testa, e mi guarda negli occhi. “Adesso ti scopo” posso leggere nei suoi occhi la voglia di possedermi e di usarmi. Lui mi apre la camicia, mi toglie il reggiseno e mi afferra i seni con le mani. Ha un tocco deciso, li stringe fino a farmi gemere di dolore. Quasi con rabbia mi prende per i fianchi e mi solleva sopra la scrivania. Io apro le gambe, ma non gli basta. “Qui comando io” dice afferrandomi per le caviglie e facendomi perdere l’equilibrio. Sono stesa sul tavolo e lui è sopra di me. Si slaccia i pantaloni e finalmente tira fuori il cazzo. Mi penetra con un colpo secco, mi fa urlare di dolore e sorpresa. Io mi aggrappo a lui, lo stringo forte, cerco di baciarlo ma lui mi scosta. “Non ti ho dato il permesso” mi sgrida spingendomi il suo cazzo ancora più a fondo.
Poi comincia a scoparmi con violenza. “Adesso ti sfondo, troia”, per un attimo le sue parole mi lasciano di sasso. Ma è parte del gioco, io sono la sua puttana e lui il mio padrone. Continua a scoparmi, usandomi a suo piacere. Non riesco a trattenere i gemiti, mi mordo le labbra fino quasi a farle sanguinare. Sento il suo cazzo dentro di me, che mi riempie.

Poi a un certo punto lo tira fuori e mi viene addosso. Sento il calore del suo sperma colarmi su tutta la pancia. Con mia grande sorpresa inizia a rivestirsi, lasciandomi lì, bagnata e ansimante. “Si rivesta e vada a casa. Voglio che lavori ancora sul capitolo tre, quello sulle diverse implicazioni della sottomissione nel mondo moderno. Non si deve toccare, non si permetta di masturbarsi pensando a questo incontro. Ci vediamo lunedì. Se avrà lavorato bene e sarà stata ubbidiente allora forse deciderò di farla venire.” Prendo le mie cose ed esco dal suo studio. Lavorerò durante tutte le vacanze a questa tesina e lunedì sarò pronta a ricevere la mia ricompensa.

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