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Il professore

E’ lunedì mattina, inizio Settembre. Sono seduta in un’aula dell’università, circondata da volti giovani e ambiziosi. L’aria è carica di aspettative e di quell’emozione tipica dell’inizio di un nuovo anno accademico. Io, però, sono qui per tutt’altri motivi. Non sono una studentessa, non più: sono una donna adulta, una donna che ha fatto le sue esperienze e che ha ancora tanto da sperimentare. Sono qui per lui, il professor Corsi, Giacomo. L’uomo che tanti anni fa mi ha fatto scoprire la mia sessualità, l’uomo che mi ha insegnato il piacere.

Lui è alla cattedra e parla tranquillamente di letteratura inglese, ma io non ascolto. Guardo le sue mani, quelle mani che hanno toccato ogni centimetro del mio corpo. Guardo le sue labbra, che hanno assaporato ogni mia curva. E mentre lo studio sento un’ondata di calore che mi invade, un’eccitazione che mi fa bagnare le mutandine. Mi diverte presentarmi alle sue lezioni inaspettatamente, senza che lui lo sappia. Mi sento viva, mi sento potente. So quello che voglio e sono qui per prenderlo. E in questo momento voglio lui.

Finalmente anche lui mi vede, seduta tra i suoi studenti. Mi guarda. Sa quello che sto pensando, sa quello che voglio. E sorride. Un sorriso malizioso, che mi fa capire che anche lui lo vuole. L’aula si svuota, gli studenti escono chiacchierando. Io resto seduta, ad aspettarlo. Lui chiude la porta a chiave e si avvicina a me. Non dice nulla, non serve. Sappiamo entrambi cosa sta per succedere. Non è la prima volta che accade e non sarà l’ultima. È sempre stato un buon professore, interessante, affascinante, ma è ancor più bravo a letto.

Si avvicina, sento il suo profumo, quel profumo maschile che mi fa impazzire. Mi prende il viso tra le mani e mi bacia. Un bacio profondo, appassionato, che mi fa dimenticare tutto il resto. Le sue mani scivolano sul mio corpo, accarezzandomi, toccandomi. Ha sempre avuto questo effetto su di me: mi fa sentire bella, una preda che sa di essere cacciata. E questa sensazione mi eccita ancora di più.

Mi sbottona la camicia, lentamente. Ogni bottone che si apre è come una promessa di piacere. La sua lingua segue il percorso delle sue mani, leccando, succhiando, mordicchiando. Mi sento già come se stessi per esplodere. Mi toglie il reggiseno, liberando il mio seno. Lo prende tra le mani, massaggiando, stringendolo. E mentre le sue mani mi toccano, la sua bocca si posa sui miei capezzoli, succhiandoli e mordendoli delicatamente.

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Gli dico di fare più forte, e il dolore si mescola al piacere, creando una sensazione unica, indescrivibile. Le sue mani scivolano giù, sulla mia pancia, sulle mie cosce. Mi solleva la gonna, scoprendo le mie mutandine bagnate. Le tocca, sentendo la mia eccitazione. Non è sorpreso: sapeva che mi avrebbe trovata già pronta per lui. Sono sempre pronta per lui. E mentre le sue dita mi accarezzano, sento un’ondata di piacere che mi pervade.

Le sue dita si infilano nelle mie mutandine, toccandomi, esplorandomi. Mi sento come se non potessi più resistere; voglio lui, voglio sentirlo dentro di me. Mi sfila le mutandine, lentamente, come se stesse scartando un regalo. E in un certo senso è così, perché io in questo momento sono il suo regalo, il suo giocattolo. Si inginocchia davanti a me, apre le mie cosce e si avvicina al mio sesso. Lo lecca, lo succhia, lo morde.

Ogni suo movimento mi fa gemere, mi fa tremare. Il pensiero che qualcuno potrebbe bussare mi eccita ancora di più. Vorrei dire a tutti che sono sua, vorrei far vedere quello che facciamo, o meglio quello che mi fa, all’intera università. Faccio un passo indietro, sollevo la gonna e mi siedo sulla cattedra, appoggiando la mia pelle nuda al tavolo. Mi guarda, con quel sorriso malizioso che mi fa impazzire. E mentre mi guarda, si sbottona i pantaloni, tirando fuori il suo cazzo duro, grosso. Lo prende in mano, accarezzandolo, masturbandosi. E mentre lo guarda, mi guarda. E io so quello che sta per succedere.

Si avvicina a me, appoggia il suo cazzo sul mio sesso. Lo muove su e giù, accarezzandomi, eccitandomi, sempre guardandomi negli occhi. Finalmente arriva il momento che sto aspettando da giorni; sono ore e ore che penso a quanto sarà bello averlo di nuovo dentro di me, senza protezioni, senza barriere, solo io e lui.

Mi penetra, lentamente. Sento il suo cazzo che mi riempie, che mi apre, e sento un’ondata di piacere che mi pervade, che mi fa gemere. Inizia a muoversi, lentamente all’inizio, poi sempre più velocemente. Ogni suo movimento mi fa tremare. Ho la sensazione di stare per esplodere. Mi fa sdraiare sulla cattedra, si sdraia sopra di me e poi mi penetra ancora, più profondamente. E mentre mi penetra, mi bacia. Un bacio profondo, appassionato. Un bacio che mi fa dimenticare tutto il resto. Sento l’orgasmo che si avvicina, che mi pervade. E mentre lo sento, anche lui si contrae, si irrigidisce. Ci godiamo il nostro orgasmo, ci guardiamo negli occhi e in quel momento, non esiste nient’altro al mondo. Solo noi due, il nostro piacere, la nostra passione.

Dopo tutti questi anni, solo lui riesce a farmi godere così.

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