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La finestra sul lago

Ha piovuto durante il giorno, e nonostante sia la fine di agosto fa fresco. È sera, il lago è calmo e scuro. L’aria frizzante e limpida, il cielo nuvoloso si lascia scappare qualche stella qua e là. Indosso un vestito verde salvia con le maniche lunghe, molto corto e altrettanto stretto. Ha un’apertura sulla pancia, dall’ombelico fino ad appena sotto il seno. Non ho il reggiseno, come sempre, ma in questo caso si nota di più perché per il freddo, ogni tanto, i miei capezzoli si rendono visibili.

Siamo seduti fuori al bar, in un tavolo piccolo in un angolo. Attorno a noi diversi gruppi di persone che bevono e parlano. Stiamo molto vicini, con le sedie e con i corpi. Abbiamo appena finito di cenare, al ristorante non hai potuto bere il caffè perché stava chiudendo e ora, in questo bar, stai bevendo una grappa gialla. La playlist del locale è un mix di canzoni rock anni 70-80-90 che a quanto pare conosci a memoria. Alle prime note indovini tutti i titoli. Ci conosciamo da due giorni e domani andrai via.

Qualche ora prima abbiamo fatto il bagno al lago. C’eravamo solo noi, in una spiaggia di fango e sassi poco sotto la strada in cui si passeggia. Quando siamo arrivati stava piovendo. Ci siamo spogliati e ho visto il tuo corpo nudo da vicino. In pieno giorno, senza buio o coperte che potessero nascondere le parti di te. Ho contato i nei sulla tua schiena mentre mi stavi seduto davanti, indeciso se tuffarti oppure no. Poi lo hai fatto, quindi mi sono spogliata e l’ho fatto anch’io. L’acqua era bellissima. La sentivo avvolgermi in ogni centimetro di pelle, fredda ma dolce, cucita su di me mi riempiva, mi faceva galleggiare. Abbiamo nuotato senza toccarci, poi ho messo la testa sott’acqua e ho sentito brividi in tutto il corpo, come un piccolo orgasmo. Ho aperto gli occhi mentre mi immergevo e ho visto la sagoma del tuo corpo nudo là, a qualche metro da me. La tua pelle chiara brillava nella torbidezza del lago. I miei capezzoli si sono induriti, ma forse solo per il freddo. Abbiamo continuato a nuotare ancora, ha smesso di piovere. Poi ci siamo asciugati e toccati sotto lo stesso asciugamano per scaldarci.

Ricordiamo del bagno mentre siamo in quel bar. Mentre parli le tue mani si muovono sul mio corpo. Parti dai miei piedi, appoggiati alla tua sedia, poi tocchi i lacci dei sandali che stringono la caviglia e i polpacci, sali verso il ginocchio e vai dietro, in quell’incavo morbido – una delle poche parti del corpo di cui non conosco il nome – e ti fermi un attimo lì. Rifletti sul titolo di un’altra canzone che è appena iniziata. Togli la mano perché ti porti un dito sulla bocca mentre pensi. Al contatto con il dito, le tue labbra morbide si schiudono leggermente, quel che basta per mostrare l’umidità dentro alla tua bocca. Mi viene voglia di metterci anche il mio dito, ma sto ferma.

Ti guardo. Poi ricordi il titolo, sorridi, ritorni con la mano sul retro del mio ginocchio. Mi viene la pelle d’oca ma non sembri notarlo. Cominci solo a muovere la mano. Sali lentamente, mentre mi racconti un altro aneddoto passi dall’interno delle mie cosce. Le socchiudo, giusto un po’, per farti passare. Mi scivoli sopra come un coltello sul burro. Hai le mani così morbide che sembrano velate, le uniche parti che mi pungono sono i tuoi polpastrelli, induriti dai calli della chitarra. Lo avevo notato anche la sera prima quando me le passavi sulla schiena dopo il primo sesso insieme. Alterni i palmi alle dita per toccarmi e sento su di me tutta la complessità della tua pelle. Bevi della grappa, una goccia ti sfugge e corre dalla tua bocca al mento, scendendo sul collo e toccando il bordo della tua maglietta. La seguo con gli occhi e involontariamente mi lecco le labbra, mentre la tua mano ancora si muove.

Arrivi al limite del vestito. Sono così vicina a te che vedo il contorno delle tue lenti a contatto. Muovi il dito più volte passando dal bordo del vestito alla pelle con i polpastrelli duri. Ti avvicini piano, socchiudi le labbra e sento l’odore di alcol e tabacco che proviene dalla tua bocca. Mi dai un bacio umido che dura poco, ma quel che basta per darti il coraggio di infilare il tuo indice sotto il bordo dell’abito. Fa caldo lì. Lo sento perché all’improvviso la tua mano sembra fredda su di me. Sei pericolosamente vicino alla fonte del calore, il mio sesso. Ti avvicini ai miei slip, sono umidi ma tu non lo sai perché ancora non li tocchi. Apro di nuovo un po’ le cosce, suona da invito.

Come se non avessi una mano sotto alla mia gonna però, tu fermi il barista e ordini un’altra grappa gialla. Mi sembra strano: un gesto così quotidiano in un momento così intimo. La tua mano però rimane lì, non la ritrai. Stringi la mia coscia. Sento la carne che straborda attraverso la distanza fra le tue dita. Il barista se ne va. Ti metto una mano fra i capelli e l’altra fra le tue gambe, alla stessa altezza della tua su di me. Ti avvicino a me e ti bacio. Rimaniamo con le labbra socchiuse per qualche secondo, sento la tua lingua calda che entra nella mia bocca. Mi stringi la coscia. Poi torna il barista con la grappa su un vassoio.

Poso anche l’altra mano su di te. Hai i pantaloni lunghi. Inizio a giocare con la fibbia della tua cintura, è fredda. Tu sollevi ancora un po’ la mano e tocchi i miei slip. Mi chiedo se riesci a percepire quel calore che io sento così forte. Con due dita li sfiori, ci passi sopra un paio di volte provocandomi un brivido. Ti guardo, mi guardi. Sorridiamo. Socchiudo gli occhi ed espiro. Rimani con le dita appoggiate lì per un secondo che sembrano minuti, ne tocchi le cuciture, mi fai rimanere appesa alla possibilità che le tue dita scavalchino l’ultimo ostacolo prima della più intima parte del mio corpo. Ma non lo fai. Stai solo giocando.

Ritrai la mano e mi fai assaggiare la grappa. Al contatto con la mia bocca l’alcol mi fa spalancare gli occhi. Lo ingoio e sento bruciare tutta la gola. Non mi piace, ma ora ho il tuo stesso sapore in bocca. Ridi vedendo la mia espressione, poi mi dici che sono bella. Mi fai una carezza che parte dall’orecchio e finisce sul mento. Poi ti abbassi verso il collo. Sollevo piano la testa e tu mi cingi come se la tua mano fosse una collana. Mi aspetto che tu stringa, socchiudo gli occhi, tu sorridi e non lo fai, di nuovo. La tieni così, mi tieni così, assaporando la mia reazione. Finisci di bere la grappa e ti alzi per pagare.

Mentre torniamo a casa mi dici che hai bevuto troppo per scopare. Me lo dici con naturalezza mentre parliamo di altro e non ci faccio neanche caso. Qualche secondo dopo siamo in casa e ci sdraiamo sulla poltrona rotonda che guarda dritta il lago. È tardi, siamo stanchi. Il lago è una pozza nera, non si vede nulla. Appoggiamo i piedi sul davanzale e stiamo così, senza toccarci, nella penombra. Ascoltiamo un po’ di musica. Poi decidiamo di metterci a letto.

Mi tolgo il vestito verde, rimango solo con gli slip. Tu ti slacci la cintura e ti togli i pantaloni. Ti metti seduto a letto, guardi il mio corpo mentre accendi la luce piccola sul comodino. Ho freddo, la mia pelle si arriccia. Mi infilo una canotta verde lunga fin sopra l’ombelico e mi siedo vicino a te. Sei abbastanza sbronzo. Lo sento da come parli e lo vedo da come mi guardi. Ti sdrai. Le finestre sono aperte, l’aria nella stanza è fresca quindi ti copri con il lenzuolo. Faccio lo stesso. Si toccano solo le nostre gambe, timidamente. Sembra tu voglia davvero dormire, quindi mi acciambello dandoti le spalle, con le mani fra le cosce. Anche se non me l’aspetto, tu fai lo stesso: ti acciambelli dietro di me. Sento la tua pelle calda che si appoggia alla mia, fresca e morbida, su tutta la lunghezza del mio corpo. Respirando il tuo petto si appoggia contro la mia schiena, le tue cosce sono dietro le mie, i nostri piedi si sfiorano. Inizi a toccarmi. Percorri la lunghezza del mio corpo con la mano, dai piedi alle cosce, dal culo al collo. Sembra una mappatura. Comincio a sentire qualcosa di duro che preme contro il mio culo. Continui a mapparmi, alternando palmo e dita ruvide, ma il tuo tocco si fa più intenso, veloce. Il tuo respiro accelera, e anche il mio. Sulla schiena posso sentire il tuo battito sempre più veloce man mano che capisci cos’hai voglia di farmi.

Poi la tua mano passa alla parte anteriore del mio corpo. Ti infili sotto la mia canotta e inizi a giocare con i miei capezzoli. Li strusci e li pizzichi. Ansimo già leggermente, anche tu. Da sotto la canotta la tua mano si alza fino al mio collo. Stringi più di prima ma non sei ancora convinto. La tua mano si alza ancora. Socchiudo le labbra e accolgo tre delle tue dita nella mia bocca. Sono lunghe, affusolate, le unghie corte. I calli sui polpastrelli ora li sento sbattere contro i miei denti. All’inizio rimani esterno, incerto, ma io le attiro a me iniziando a succhiarle. Sembra che ti piaccia, perché poco dopo me le infili quasi fino in fondo alla gola.

Passo la lingua da un dito all’altro e poi li avvolgo tutti e tre insieme. Tu le muovi, mi lasci fare e poi, con la mano ormai bagnata, la estrai. 

Stai attento a non far passare troppo tempo per non farle asciugare, arrivi ai miei slip e li abbassi di poco. Siamo ancora sdraiati, tu dietro di me. Mi sto ancora strusciando su di te, mi fermi. Le tre dita che fino a poco prima erano dentro la mia bocca, ora si muovono sulle mie grandi labbra. Non le infili subito dentro di me, passi del tempo così, a sentire come reagisce il mio corpo. A conoscerlo. Con l’altra mano mi tocchi dappertutto. La mia mano la metto sul tuo culo e ti incollo su di me. Mi piace sentirti così.

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Mi baci il collo, le spalle, la schiena. Ti interrompi solo per ascoltarmi gemere meglio. Infatti, quando le tue dita entrano finalmente dentro di me, per un momento tutto si ferma. Immobile.
E poi tutto comincia. Inizi a muoverle. Provo a girarmi, a baciarti, ma mi blocchi. Stai lì, dici. Sento le tue dita che mi esplorano, le muovi piano e poi veloce. Mi si annebbia la mente. Poi cominci a entrare e uscire più velocemente, con movimenti bruschi. Infili altre dita dentro di me. Gemi anche tu con me, come se anche i tuoi polpastrelli fossero una tua zona erogena.

Ti voglio dentro di me. Mi scosto, mi metto sopra di te. Ti bacio il collo mentre ti tolgo le mutande. Il tuo sesso sembra pulsare. La luce piccola accanto al letto fa risaltare tutte le sue vene, mi sembra quasi di sentire il suono di tutto il sangue che ci scorre dentro. Ora sono io che avvicino la mano al tuo collo, passando dalla tua bocca, e ci infilo due dita dentro. È calda. Le mie dita le mordi, poi le succhi un po’. Con una mano continui a toccarmi, mi togli gli slip per continuare meglio. Sfilo la mano e mi abbasso sul tuo corpo. Ti tolgo la maglietta e ti bacio il collo. Nella zona fra le clavicole e l’orecchio dicono che risieda tutto il nostro odore. Forse è così, io respiro per prendere tutto il tuo. Mi abbasso ancora e ti mordo piano i capezzoli, poi li lecco e ci soffio sopra. Ridi. Con la mano bagnata comincio a masturbarti, mentre continuo a baciarti la pancia. Ti do un morso ogni tanto e sembra stupirti il fatto che abbia anche i denti e non solo le labbra.

Continuo ad abbassarmi, mi accovaccio fra le tue gambe aperte e ti bacio la parte bassa della pancia. Le mie tette strusciano contro il tuo cazzo, che intanto continuo a toccare. Mi abbasso ancora quel poco che serve, bacio tutto il perimetro attorno al tuo sesso, e poi appoggio le mie labbra sulla sua punta. Le socchiudo leggermente. Mi prendo tutto il tempo che voglio. Lecco, con movimenti circolari, la tua cappella. Ci soffio sopra un po’. Hai un piccolo brivido. Credo ti faccia il solletico perché ai tuoi gemiti alterni delle piccole risate. Lentamente inizio ad andare più in profondità, allargo la bocca. Ma tu sei impaziente. Mi metti una mano sulla testa e mi spingi verso il basso. Intanto, alzi il bacino quel che basta per incastrarmi così. Mi coglie di sorpresa ma mi piace. È bello accoglierti. Sento tutte le tue vene, tutto il sangue che c’è dentro. La bocca mi tira, è aperta ma avvolgente, e sento la saliva continuare ad accumularsi per l’eccitazione. Ti sento tanto, ti sento tutto.

Cominciamo a muoverci insieme, ogni movimento sempre più in profondità. Mi tieni ancora i capelli, a volte li tiri, a volte sembra solo ti piaccia tenere la mano lì. Ma poi mi prendi la testa e la alzi bruscamente. Mi togli la bocca da te, sollevandomi. Un filo lungo di saliva collega la mia bocca al tuo sesso. Mi guardi un po’, con aria curiosa. Ridi. Poi mi lasci andare.

Ti metti seduto. Ti bacio, ho in bocca il tuo sapore e voglio che lo senta anche tu. Poi ti metti in ginocchio. Mi prendi e mi fai sdraiare a pancia in giù. Mi metti una mano sotto la pancia e mi sollevi il bacino, giusto un po’. Sento la tua cappella bagnata dalla mia saliva che struscia contro di me, contro il mio sesso umido. Rimaniamo così, a prolungare ancora per un attimo il momento in cui stai per entrare dentro di me. Poi ti decidi.

Mentre ti infili con forza in me ho la faccia appoggiata sul letto, sento l’odore fresco delle lenzuola e mi tieni le mani ferme dietro la schiena. Ho il culo sollevato quel che basta per potermi muovere con te. Alla prima spinta gemiamo forte entrambi. Non mi aspettavo di sentirti così intensamente. Prendermi da dietro ti piace, girandomi riesco a intravedere i tuoi occhi nella penombra che guardano la mia schiena, il mio tatuaggio. Con le mani non stai fermo: mi dai qualche schiaffo sul culo, me le passi sulla schiena, mi blocchi il collo sul cuscino, mi metti le dita in bocca. Sei irruento, come ti ho detto che piace a me.

Quando sento che sei stanco mi muovo io. Lo faccio piano. In maniera delicata. Mentre lo faccio sussulti come se ti stupisse l’effetto che ti fa. La mia dolcezza nei movimenti sembra stonare con la violenza che ci stai mettendo tu, ma alternare le due forze risulta piacevole. Mentre muovo il mio bacino anche le tue mani si immobilizzano. Come se ti arrendessi a me.
Poi impariamo a muoverci insieme, mescolandoci. Non capisco più dove inizia il tuo corpo e dove finisce il mio. Mi stringi il collo mentre ansimi sopra la mia testa, scopandomi come se mi amassi e odiassi insieme. Mi tocco mentre lo facciamo, infilandomi una mano sotto la pancia ancora appoggiata al letto e raggiungendo il mio sesso. Sollevo il bacino ancora e comincio a muovere due dita sulla mia clitoride. Lo faccio per un po’ ma limito i movimenti a entrambi. Ritraggo la mano, e mentre lo faccio mi accorgo che riuscirei a venire comunque se continuiamo a farlo così.

Qualche volta mi chiedi se mi piace, se va tutto bene, se sono contenta. Mi piace parlarti mentre facciamo sesso, mi piace il tono di voce che hai mentre godi. È vulnerabile. Mi tieni con forza dai fianchi, spingendomi continuamente contro di te. Comincio a gemere più forte, e tu capisci di dover accelerare. Sento la pelle iniziare a vibrare, mi muovo con te per sentirti sempre più in profondità. Svuoto la mente. Ti abbassi su di me per baciarmi il collo, la schiena. Poi me ne dai uno sulla bocca mentre gemo. Il mio ansimare, dentro la tua bocca, fa un effetto di eco che amplifica il suono e le sensazioni. Il mio respiro si fa più veloce, stringo forte il lenzuolo con una mano e con l’altra ti stringo un braccio. Mentre senti arrivare il mio orgasmo godi anche tu, mi assecondi nei movimenti e nel respiro. Ti porti sulla mia stessa frequenza. Continui, aumentando il ritmo, a sbattere contro il mio culo finché vengo. Il mio primo orgasmo con te. Intenso, brillante. Mi fa spalancare gli occhi e respirare forte, come fossi stata in apnea per ore.

Ci fermiamo qualche secondo, prendo fiato, bevo dell’acqua. Poi ricominciamo. Ti sdrai. Mi metto sopra di te. Mi lasci fare. Abbiamo gli occhi aperti mentre entri di nuovo dentro di me, vediamo ogni espressione l’uno dell’altra nel sentirci attraversare a vicenda. Mi muovo lenta. Non ho nessuna fretta. Ogni movimento mi procura delle piccole scosse, come un prolungamento dell’orgasmo di poco fa. Ti bacio il collo mentre muovo il mio bacino su di te, poi alzo la testa. Mi piace poterti guardare mentre godi. Hai le labbra socchiuse mentre ansimi. Le tue mani sul mio culo. Sei vicino all’orgasmo, lo sento dai tuoi gemiti sempre più ravvicinati. Ti chiedo dove preferisci venire, se nella mia bocca o sul mio corpo. Tu non rispondi.

Continuo a muovermi sopra di te finché mi dici che stai per venire. Mi dici un’altra cosa, ma non la sento. Mi avvicino con l’orecchio alla tua bocca, ecco l’odore di alcol e tabacco, e mi sussurri: Voglio la bocca. Qualche secondo dopo esci da me. Io mi abbasso sul tuo corpo e prendo in bocca il tuo sesso. Ha il sapore di me e te. Faccio un paio di movimenti, su e giù, finché la mia bocca si riempie di te. Ingoio. Ecco che sapore ha la parte più nascosta di te. Aspetto che il tuo respiro si plachi, lecco la punta del tuo sesso per l’ultima volta e poi mi tolgo.

Mi sdraio accanto a te, sul letto al centro della stanza con la finestra sul lago, ora piena dei nostri umori e dei nostri odori. Ci addormentiamo così, nudi e vicini. Tu con una mano fra le mie cosce, io con la mia sopra al tuo petto.

Scritto da: Amelia Viola

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