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Parliamo di sessualità e fantasie con il sex therapist Fabrizio Quattrini

Fabrizio Quattrini è un docente universitario, psicologo, psicoterapeuta e sessuologo clinico. Molte di voi lo avranno già visto in tv come esperto di “Sex Therapy: Sesso, istruzioni per l’uso” su Cielo, oppure avrete sentito parlare dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica di cui è a capo, un’associazione scientifico-culturale che si occupa di clinica, formazione e ricerca scientifica nell’ambito della sessuologia.

Iniziamo con una domanda tanto facile quanto complicata, chi è Fabrizio Quattrini?

Devo dire che hai ragione. Spesso mi viene posta questa domanda che apparentemente dovrebbe sembrare semplice, ma in realtà non lo è. Hai già dato alcune indicazioni e penso che possa aggiungere semplicemente che Fabrizio Quattrini è una “persona”, un professionista che da 25 anni porta avanti una serie di progetti informativo-formativi e clinico-terapeutici sulla sessualità.

Al riguardo oltre a insegnare in Università a l’Aquila e in molte scuole di formazione in tutta Italia, ha scritto tre saggi. Il primo volto a ravvivare il rapporto di coppia dal titolo “Non smettere di Giocare”, il secondo che racconta e inquadra anche scientificamente il tema delle Parafilie e della Sessualità Atipica e non convenzionale “Parafilie e Devianza” e il terzo sul significato del cambiamento della sessualità maschile dal titolo “Il Piacere Maschile. #sessosenzatabù”.

Al momento sto ultimando il prossimo saggio ma non voglio rivelare troppe informazioni. Dico solo che tratterà ancora dell’universo uomo, ma questa volta osservato da un punto di vista di un possibile cambiamento culturale. Aggiungo anche una nota legata molto di più alla persona e non solo al professionista: sono un “gattaro” e da circa un annetto insieme al mio compagno abbiamo deciso di occuparci di due razze molto particolari quali gli Scottish Fold e i British Shorthair. Chi mi segue sui social (Instagram: @fabrizioquattrini_real) ha avuto occasione di vedere questi tenerissimi micetti.

Da quando abbiamo iniziato a fare divulgazione e parlare apertamente di piacere femminile sui social, ci è capitato spesso di ricevere commenti di insulti di tutti i tipi (nei migliori dei casi ci danno delle troie e in generale delle deviate) soprattutto da parte di uomini.

Una tematica che torna spesso in questi commenti è la correlazione tra la fantasia o il desiderio di essere sottomesse e il patriarcato, cosa ne pensi? In sintesi, se una donna fantastica di essere dominata a letto, non può poi lamentarsi del patriarcato

Penso che devo sbrigarmi a concludere il mio prossimo saggio.

Purtroppo ancora oggi viviamo in una società troppo patriarcale, maschilista ed eterosessista. I temi della sessualità sono solitamente inquadrati nella dualità stereotipata maschio dominante-donna sottomessa, come se fosse l’unico modo di comprendere il sesso e le relazioni: la natura umana!

Credo che gli uomini, (le persone con pene), oltre a imparare e conoscere esattamente il significato della sessualità, dell’intimità, devono sganciarsi dai tabù della stessa sessualità, imparando a dare valore alle proprie emozioni, ai sentimenti e alle fantasie, che nella libertà dell’immaginazione devono tenere conto di una regola fondamentale: il rispetto e la consensualità di se stessi e dell’altrǝ.

Sempre parlando di fantasie: secondo te come ha influito lo stereotipo – tipico della mascolinità tossica – dell’uomo forte, che riesce a non farsi influenzare dalle emozioni e che non deve chiedere mai, nel modo che le donne hanno di desiderare o immaginare la propria vita sessuale?

A livello socio-culturale penso che questo concetto sia alla base delle dinamiche binarie cisgender, nel senso che molte sono le persone con vulva che continuano a delegare l’esperienza della risposta sessuale all’uomo con pene e a un’intimità esclusivamente di tipo penetrativo. In realtà ogni essere umano dovrebbe permettersi di comprendere meglio quello che desidera e ciò che lə condurrà verso la consapevolezza dell’esperienza erotico-sessuale e relazionale. Imparare a valutare e valorizzare il proprio corpo, i desideri sganciandosi dagli stereotipi socio-culturali può confermare la nascita di una nuova generazione di persone, che dimentica di relazionarsi per schemi, vivendo libera di sperimentare la “vera” emozione dei sentimenti.

Hai sostenuto che la sessualità dovrebbe essere vissuta con serenità, liberandosi dai tabù e dalle credenze culturali. Come possiamo incoraggiare una discussione aperta sulla sessualità in modo che le persone si sentano più libere di esplorare e comprendere i propri desideri?

Sono anni che conduco gruppi e promuovo corsi sulla consapevolezza del cambiamento in merito al piacere sessuale, rivolti alle persone adulte. Un nuovo modo di fare Educazione Sessuale, intima e relazionale. 

Credo nella possibilità di mettersi a nudo delle persone e sperimentare il valore dell’essere individuo, liberandosi dagli schemi, così da aprire nuove finestre sulla personale espressione di sé.

Per incoraggiare a una discussione aperta sulla sessualità “consapevole” è importante utilizzare un linguaggio chiaro, inclusivo e accogliente. Solo così le persone possono imparare o comunque vedere con occhi diversi ciò che credevano di conoscere e allo stesso tempo lasciare alle spalle stereotipi e false credenze.

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Perché secondo te molte persone che vivono la sessualità in maniera più “tradizionale” o vanilla si sentono spaventate o in qualche modo in diritto di giudicare e offendere chi vive la sessualità in maniera più variegata? 

Alla base di questo comportamento c’è l’ignoranza. Non conoscere pienamente il vero significato della sessualità e credere che il proprio punto di vista sia “normale”. Nonostante gli anni 70 dello scorso secolo hanno promosso un importante cambiamento culturale con la rivoluzione sessuale, in realtà buona parte delle stesse persone coinvolte hanno rapidamente dimenticato il significato più profondo che la rivoluzione aveva attivato.

È molto più facile giudicare il diverso e confermare la “normale” posizione di “giusto”, corretto, utile. In questo modo gli individui si elevano rispetto a chi non si allinea ai loro pensieri, fantasie e comportamenti. Purtroppo dall’esperienza clinica mi sento di riportare un elemento estremamente nevralgico, che genera conflittualità e disfunzioni proprio nelle persone convinte di essere nella “normalità”. Infatti, molti uomini che ho in terapia ignari del processo psicologico ed emozionale, accusano disfunzioni della sfera intimo-erotico-sessuale proprio perché non “reggono” emotivamente il peso del loro essere “normali”. 

Una delle mie lezioni all’Università verte proprio su questa tematica, educando i discenti all’eliminazione dell’uso improprio della parola “normale”. Le persone possono essere educate, informate e nel possibile indirizzate a rispettare se stessi e il prossimo.

Hai parlato dell’importanza del gioco nella sessualità. In che modo l’approccio ludico può contribuire a una maggiore comprensione e accettazione delle diverse espressioni sessuali?

Mi piace ricordare che siamo statǝ tuttǝ bambinǝ e in qualche modo l’importanza del gioco, in linea generale, ha permesso di divertirsi, imparando a conoscere il mondo circostante e di sperimentare la relazionalità.

Proviamo a spostare questo concetto anche sugli adulti. Ecco che riuscire a traslare in modo funzionale il concetto di gioco, conosciuto in passato, può solo che evocare piacevoli esperienze conoscitive. Se a questo aggiungiamo il tema dell’eros e della sessualità abbiamo creato una commistione pronta a esplodere non solo nella direzione del piacere, ma soprattutto in quella delle relazioni.

Giocare con la sessualità da soli, o con lə altrǝ significa riconoscere le proprie potenzialità di esseri umani. Ricordare che il sesso non è solo per fini procreativi e che ha soprattutto uno scopo ricreativo aiuta a ritrovare la giusta spinta, soprattutto per le coppie di lunga durata, così da allontanare lo spettro della monotonia e della routine.

Qual è la parte del tuo lavoro che preferisci e che ti da più soddisfazione? 

Amo totalmente il mio lavoro, se non fosse così non riuscirei a essere impegnato su differenti fronti e ambiti come faccio quotidianamente. C’è però un aspetto che mi coinvolge totalmente, arricchendomi: stare a contatto con le persone. 

Il mio percorso di studi universitario ha avuto un inquadramento molto sui generis. Mi sono laureato all’interno del Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione alla Sapienza di Roma pur sapendo di voler svolgere la professione di Cinico. Questo mi ha permesso non solo di conoscere l’essere umano in tutte le fasi dello sviluppo, ma di comprendere il vero significato della professione clinica che abbraccia le dimensioni socio-psico-pedagogiche.

Mi sento infatti di promuovere percorsi psicoterapici e sessuologici in linea con la crescita personale, così da garantire ai pazienti il processo educativo dell’apprendere dall’esperienza.

Il mantra di Nina è Goditela. Per noi la sessualità deve essere vissuta in maniera libera e consapevole, senza schemi o pregiudizi. Che significato ha per te Goditela?

Mi sento molto in linea con il mantra proposto. Goditela è certamente l’espressione della libertà e della consapevolezza. Mi sento di aggiungere solamente un altro elemento a mio avviso importante. Goditela non può escludere il concetto di condivisione sganciato dagli stereotipi, dalle false credenze e, perché no, anche dalla stessa idea semplicistica di sessualità.

In una risposta precedente ho fatto riferimento alla difficoltà che molte persone hanno di incatenarsi in una sessualità esclusivamente penetrativa. Goditela può semplicemente essere la “tua” esperienza di sessualità!

Grazie per avermi invitato a rispondere a questa stimolante intervista e ricordiamoci sempre che il sesso è un’esperienza importante e che ognuno ha la possibilità di viverlo seguendo le proprie sensazioni nel rispetto di se stessǝ e dell’altrǝ.

Fabrizio

Scritto da Nina

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