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Incontro clandestino in un teatro abbandonato

Il teatro abbandonato si erge maestoso davanti a me, le sue mura scrostate e i vetri rotti delle finestre sembrano quasi raccontare le storie di un passato glorioso. Entro nella semioscurità della platea, polvere e detriti scrocchiano sotto i miei stivali. L’aria è pesante, carica di silenzio e mistero. I palchi vuoti sembrano osservare con occhi invisibili, mentre il palco, illuminato da un raggio di sole che filtra dal tetto, sembra invitarmi a salire.

Sento un brivido di eccitazione scorrere lungo la schiena. Sono qui per incontrare lui, l’uomo che ha acceso in me desideri nascosti, che mi ha fatto scoprire il piacere di trasgredire. Lui, con i suoi occhi penetranti e il sorriso malizioso, mi ha proposto questo gioco, un incontro clandestino in un luogo proibito.

Mentre aspetto, le mie dita accarezzano il tessuto ruvido del mio vestito di pelle nera, sento la sensazione contro la mia pelle nuda, mi sento provocante, desiderabile. I miei capezzoli si induriscono all’improvviso, mentre un’onda di calore si diffonde tra le mie cosce. Sono eccitata, voglio lui, voglio sentire le sue mani sul mio corpo, voglio assaporare il suo gusto.

Improvvisamente, sento un rumore provenire dal palco. Mi volto, il cuore batte forte nel petto. Lui è lì, in piedi sotto i riflettori, i suoi occhi mi scrutano, mi desiderano. Indossa un paio di jeans attillati e una camicia nera, i primi due bottoni sono aperti, lasciando intravedere il petto muscoloso. Il suo cazzo duro è evidente sotto i jeans, mi eccita ancora di più.

Mi avvicino lentamente, i tacchi alti risuonano sul legno del palco. Lui mi guarda, i suoi occhi si posano sulle mie labbra, sul mio seno, sulle mie gambe. Sento l’umidità tra le cosce, la mia figa è bagnata, pronta per lui.

“Sei bellissima”, mi sussurra, mentre le sue mani si posano sulle mie spalle, scivolano lungo le braccia, mi accarezzano i fianchi. “Voglio te, voglio sentirti godere”.

Le sue parole mi fanno tremare, mi sento vulnerabile, esposta, ma allo stesso tempo desiderata, potente. Le sue dita si insinuano sotto il mio vestito, accarezzano la mia pelle nuda, mi fanno gemere di piacere.

“Ti piace?” mi chiede, mentre le sue dita si avvicinano alla mia figa bagnata. “Dimmi quanto ti piace”.

“Sì, mi piace”, sussurro, mentre le sue dita mi penetrano, mi fanno gemere di piacere. “Voglio te, voglio il tuo cazzo duro nella mia figa bagnata”.

Lui sorride, un sorriso malizioso, pieno di promesse. “Prima, però voglio che senti il mio sapore”, mi dice, mentre mi spinge dolcemente in ginocchio. “Devi farmi vedere quanto mi vuoi”.

Mi inginocchio davanti a lui, i suoi occhi mi scrutano, mi desiderano. Lui si siede sulla poltrona sul palco, le gambe divaricate, il cazzo duro che preme contro i jeans. Le mie mani tremanti si avvicinano alla sua cintura e la aprono, poi gli abbasso lentamente i pantaloni. Libero il suo cazzo è duro e pulsante, pronto per me.

Lo guardo, lo desidero, voglio assaporarlo, sentirlo nella mia bocca. Le mie labbra si avvicinano al suo cazzo, lo bacio delicatamente, lo lecco, lo assaporo. Lui geme, si muove sulla poltrona, mi afferra i capelli e mi spinge verso il basso.

“Prendilo in bocca”, mi ordina, la voce roca dal desiderio. “Voglio sentirti succhiare il mio cazzo”.

Obbedisco e inizio a succhiarlo, giocando con la lingua. Lui geme, mi spinge sempre più in profondità, fino a quando non sento il suo cazzo duro toccare il fondo della gola. Mi eccita, mi fa sentire potente, desiderata.

Mentre lo succhio, le sue dita si insinuano nella mia figa bagnata, mi masturbano, mi fanno gemere di piacere. Sento l’orgasmo avvicinarsi, sento il mio corpo tremare, la mia figa contrarsi. Lui lo sente, lo sa, mi spinge sempre più in profondità e mi fa venire mentre succhio il suo cazzo duro.

“Dio, sei fantastica”, mi sussurra, mentre mi solleva da terra, mi bacia appassionatamente, assaporando il suo gusto sulla mia lingua. “Adesso, è il mio turno”.

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Mi spinge dolcemente sulla poltrona, mi solleva il vestito e mi toglie gli slip. Le sue dita mi accarezzano, mi masturbano, mi fanno gemere di piacere. Poi, la sua bocca si posa sulla mia figa, mi lecca, mi succhia, mi fa godere.

“Sì, così”, gemo, mentre le sue dita mi penetrano, la sua lingua mi lecca il clitoride. “Non smettere, voglio venire”.

Lui obbedisce e continua a leccarmi e masturbarmi. Sento l’orgasmo avvicinarsi, sento il mio corpo tremare, la mia figa contrarsi. Poi, l’esplosione di piacere, il mio orgasmo che mi travolge, mi fa urlare di piacere.

Dopo il mio orgasmo, lui si alza. Il suo cazzo è duro e sembra ancora più grosso di prima. Voglio sentirlo dentro di me.

“Prendimi”, gli sussurro, mentre mi alzo dalla poltrona e mi avvicino a lui. “Voglio sentirti dentro di me, voglio sentirti venire dentro di me”.

Lui sorride, un sorriso malizioso, pieno di promesse. Mi afferra, mi bacia appassionatamente, mi stringe contro di sé. Poi, mi gira, mi spinge contro la poltrona e mi fa piegare per prendermi da dietro.

“Sì, così”, gemo, mentre il suo cazzo mi penetra. “Non smettere, voglio venire di nuovo”.

Lui obbedisce e continua a scoparmi facendomi urlare di piacere. Le sue mani mi afferrano il seno e mi stringono i capezzoli. Poi, sento il suo orgasmo avvicinarsi, sento il suo cazzo duro pulsare dentro di me, sento il suo corpo tremare.

“Dio, sto per venire”, gemo, mentre sento il mio corpo tremare e la mia figa contrarsi. “Vieni dentro di me, voglio sentirti venire”.

Lui obbedisce e viene dentro, riempiendomi di piacere. Alla fine, esausti e soddisfatti, ci abbandoniamo l’uno tra le braccia dell’altro sulla poltrona al centro del palco.

Dopo qualche minuto, o forse ora chi lo sa, ci rivestiamo e usciamo dal teatro. Mentre camminiamo verso l’uscita, le sue mani mi accarezzano, mi fanno sentire desiderata.

“Quando ci rivediamo?” mi chiede, aprendo la porta del teatro.

“Domani”, rispondo. “E stavolta, sarò io a decidere il luogo del nostro incontro”.

Lui sorride, un sorriso malizioso, pieno di promesse. “Non vedo l’ora”, mi dice, mentre mi bacia appassionatamente. “Non vedo l’ora di assaggiare di nuovo il sapore della tua figa e di sentirti godere sul mio cazzo”.

Non vedo l’ora che sia domani.

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