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Esposizione privata

nina

Scritto da Nina

giorgio

Letto da Giorgio

Un’altra esposizione è finita. 

Finisco di impacchettare gli scatti invenduti, li accatasto in magazzino, stacco le etichette dai muri e poi mi fermo ad osservare le pareti bianche della galleria. Sospiro profondamente. 

Inizia la ricerca di un nuovo talento, quella fame che mi spinge ogni giorno a continuare il mio lavoro; ma la verità è che gli unici scatti che vorrei vedere appesi ai muri in questo momento, sono i tuoi. 

Da quando ti ho vista la prima volta, è passato quasi un mese: una mostra importante, fuori città… osservavo i tuoi nudi, i tuoi giochi di luce, i tuoi volti immortalati in espressioni distorte dal piacere e cercavo di immaginarti china dietro l’obiettivo, con le dita che accarezzano dolcemente lo scatto, quando ti sei avvicinata.

Ricordo il tuo profumo, gli occhi chiari dietro la montatura degli occhiali, la frangetta spettinata e i capelli scuri che ti sfiorano in collo. Ricordo il calore del tuo corpo accanto al mio, la linea dei tuoi seni che fa capolino dalla camicia… 

Mi hai porto un bicchiere di champagne e mi hai guardato negli occhi, come se già mi conoscessi. 

Se mi piace ciò che vedo?

Per un attimo, ho avuto il dubbio che non ti stessi riferendo alle tue foto. Ho ricambiato lo sguardo e ho risposto che non avevo mai visto nulla di più eccitante. Tu hai sorriso e hai continuato a bere. Da allora, non riesco a smettere di pensare a quello sguardo. 

Fuori sta piovendo e un ammasso nero di nuvole nasconde quello spicchio di sole che non è ancora tramontato. Mi abbandono sulla poltrona, dietro alla scrivania; faccio partire una playlist casuale di musica e socchiudo gli occhi, mentre la ascolto rimbombare dalle casse, nelle sale vuote. 

Il rumore della porta che si chiude mi riporta alla realtà. 

Ti vedo sulla soglia, fradicia, infagottata in un cappotto lungo fino alle caviglie; ti scosti dal viso una ciocca di capelli bagnati e intravedo i tuoi occhi, svegli, profondi, chiarissimi. 

Questa non me l’aspettavo.

Tu ti togli il cappotto e ti avvicini a passi decisi. Attraverso la camicia bagnata, intravedo  i tuoi capezzoli turgidi e non riesco a staccare lo sguardo dai tuoi seni che ondeggiano ad ogni passo. 

Solo quando mi arrivi davanti riesco a staccarti gli occhi di dosso e ad accorgermi che tieni in mano una grossa cartella nera. La fai scivolare sul ripiano della scrivania, in silenzio, come se non avessi tempo da perdere in chiacchiere inutili. 

Distolgo a fatica lo sguardo dalla camicia bagnata che ti aderisce al corpo, dalla carnagione pallida che intravedo attraverso il tessuto, e allungo una mano verso il tuo portfolio. 

Con un gesto rapido, mi blocchi il polso. Sollevo lo sguardo su di te e ti trovo ancora fissa a guardarmi. Tremi.

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