La mia ex mi aveva regalato un corso di cucina per due, per imparare a fare il sushi. Era un tentativo disperato di ravvivare la nostra relazione ormai in crisi, ma dopo la nostra rottura, avevo deciso di partecipare ugualmente, da solo. Non avevo nulla da perdere e, forse, qualcosa da imparare.
La scuola di cucina era un posto accogliente, con pareti bianche e utensili luccicanti. L’aria era pervasa dall’odore di riso e alghe nori. Mi guardavo intorno, osservando le altre coppie, quando notai una ragazza sola, come me.
Era italiana, ma con evidenti origini giapponesi. Aveva capelli neri come l’inchiostro e occhi a mandorla che brillavano di una luce particolare. Non sapevo se fosse anche lei lì da sola o se il suo partner fosse in ritardo. Mi avvicinai con un sorriso educato.
“Sei qui da sola anche tu?” le chiesi, cercando di non sembrare troppo diretto. Lei ricambiò il sorriso, mostrando una fila di denti bianchi e perfetti. “Sì, il mio amico non è potuto venire. Ma non vedo l’ora di imparare qualcosa di nuovo.”
Mi presentai e scoprii che si chiamava Yumi. Iniziammo a chiacchierare come se ci conoscessimo da sempre. Mi raccontò che il padre era giapponese e la madre inglese, ma si erano trasferiti qui in Italia da Londra quando lei aveva appena 2 anni. Dato che il padre era un pessimo cuoco aveva deciso di imparare a fare il sushi. Lei scherzava sui miei goffi tentativi di maneggiare le bacchette, e io ridevo delle sue storie sui disastri culinari passati familiare. Era come se ci conoscessimo da sempre.
Il corso iniziò e ci trovammo a lavorare fianco a fianco, seguendo le istruzioni del maestro di sushi. Yumi era precisa e meticolosa, mentre io cercavo di stare al passo, catturato dalla sua presenza. Ogni tanto, le nostre mani si sfioravano e sentivo una scintilla, un’attrazione crescente che non potevo ignorare. Quando ci sedemmo per assaggiare il cibo che avevamo preparato, Yumi mi fece piedino da sotto il tavolo. Sorrisi, cercando di nascondere la mia sorpresa. Lei mi guardò con un’espressione maliziosa e capii che quella sintonia che avevo sentito prima era ricambiata.
Finita la degustazione le proposi di continuare la serata da me, sperando che cogliesse il messaggio. Yumi annuì, con un sorriso complice. “Sì, mi piacerebbe molto.” Appena entrammo nel mio appartamento, l’atmosfera cambiò completamente. L’elettricità tra di noi era palpabile. Ci sedemmo sul divano, ma non ci volle molto perché i nostri corpi si avvicinassero più di quanto fosse normale tra due sconosciuti. Le presi il viso tra le mani e la baciai, sentendo il suo corpo rispondere al mio tocco.
Lei mi afferrò per la camicia, strattonandomi con forza. “Mi piace come baci,” mi sussurrò contro le labbra. Le sbottonai lentamente la camicetta, rivelando la sua pelle liscia e le sue curve perfette. Le accarezzai il piccolo seno sodo, liberandolo dal reggiseno. Yumi gemette leggermente, spingendo il suo corpo contro il mio.
La portai in camera da letto, dove ci spogliammo completamente. La baciai di nuovo, questa volta con più intensità, sentendo la sua lingua incontrare la mia. Le accarezzai il ventre, scendendo lentamente fino alla sua figa. La trovai già bagnata. “Vorrei fare qualcosa di diverso con te” le dissi, guardandola negli occhi. “Mi piacerebbe prenderti da dietro…” Yumi esitò per un momento, poi gli occhi si accesero di passione. “Sì, mi piacerebbe.”
Ci sdraiammo e io mi misi dietro di lei a cucchiaio, iniziai a massaggiarle delicatamente l’ano, poi presi dal comodino il lubrificante e la penetrai lentamente con il dito per prepararla. Lei si rilassò, muovendosi contro di me. Sentivo il suo respiro diventare più affannoso. “Sei pronta?” le chiesi, con la voce carica di desiderio. “Sì, fallo,” rispose lei, con un tono che mi eccitò ancora di più.
La penetrai lentamente, con delicatezza. Non avevamo fretta e non volevo rischiare di rovinare il momento con un movimento troppo brusco. Dopo qualche minuto, sentii che era abbastanza rilassata per movimentare le cose. Iniziai a muovermi con ritmo crescente, sempre più in profondità, mentre Yumi si contorceva contro di me, chiedendo di più.
Cambiammo posizione e lei si mise sopra di me, sempre facendosi prendere nel culo. Questa volta, entrai più in profondità, sentendo ogni centimetro del suo corpo. Lei si muoveva su e giù, ansimando e gemendo. “Mi piace sentirti dentro di me,” disse, con una voce carica di desiderio. Continuammo a muoverci insieme, i nostri corpi sincronizzati in un ritmo perfetto. Mi eccitava guardarla negli occhi mentre godeva strusciando il clitoride contro di me, portandomi sempre più vicino all’orgasmo. Yumi gemeva, i suoi movimenti diventavano sempre più frenetici. “Sto per venire,” disse, con un tono che mi fece capire quanto fosse vicina al limite. La afferrai per i fianchi, spingendo con più forza.
Sentii il suo corpo tremare e poi esplodere in un orgasmo intenso. Lei gridò di piacere e questo mi portò oltre il limite. Venni dentro di lei, sentendo un’ondata di piacere che mi travolse completamente. Restammo così, abbracciati e ansimanti, finché i nostri respiri non tornarono regolari. Poi Yumi sciolse il nostro abbraccio e si lasciò gentilmente cadere accanto a me sul letto, mi guardò e con un sorriso soddisfatto sul viso, mi disse “È stato incredibile.
“Sì, lo è stato,” risposi, sentendo una connessione profonda con lei. Yumi si alzò dal letto e iniziò a rivestirsi. La guardai, chiedendomi cosa stesse pensando. “Ti va di rivederci?” le chiesi, sperando che quella non fosse solo una notte di passione. Yumi sorrise, scuotendo la testa. “Sono una donna libera e indipendente. Non cerco relazioni stabili. Ma è stato bellissimo e ci siamo divertiti moltissimo.” Rimasi sorpreso, ma anche affascinato dalla sua schiettezza. E con queste parole, Yumi uscì dalla mia vita, lasciandomi con un ricordo indimenticabile di una notte di pura passione.