Il caldo soffocante di luglio avvolge l’ufficio come una coperta di lana, rendendo l’aria irrespirabile. Le vacanze estive sono alle porte e l’edificio, solitamente brulicante di vita, è ora deserto, silenzioso. Io e il mio collega Marco siamo tra i pochi rimasti a lavorare negli ultimi giorni di questo mese infernale, in modo da poter chiudere gli ultimi progetti prima della chiusura.
Marco è un uomo affascinante, con i capelli castani sempre spettinati e gli occhi azzurri che sembrano vederti l’anima. Lavoriamo insieme da anni, ma solo recentemente ho iniziato a guardarlo con occhi diversi. Forse è la noia estiva, o forse è il desiderio di trasgredire le regole, ma ogni volta che incrocio il suo sguardo, sento un brivido percorrermi la schiena.
Oggi è venerdì, l’ultimo giorno prima delle tanto attese ferie. L’ufficio sembra un cimitero, con le luci soffuse e il rumore del condizionatore che si mescola al ticchettio dei tasti delle tastiere. Marco mi guarda dalla sua scrivania, con un sorriso malizioso stampato sul volto. Immagino quello che sta pensando e devo ammettere che anche io ho la stessa idea in testa. “Cosa ne dici di una pausa pranzo un po’… diversa dal solito?” mi chiede, alzandosi dalla sedia e avvicinandosi alla mia scrivania.
La sua voce bassa e roca mi fa venire i brividi. “Cosa hai in mente?” gli chiedo, fingendo di non capire, anche se so benissimo a cosa si riferisce. “Beh, diciamo che ho voglia di un antipasto piccante prima del pranzo” mi risponde, con un sorriso che mi fa capire che non sta parlando di cibo.
Mi alzo dalla sedia, con le gambe che mi tremano leggermente, non ho mai fatto nulla del genere prima d’ora, ma l’idea di trasgredire le regole, di fare qualcosa di proibito, mi eccita da morire. Ci dirigiamo verso il bagno, l’unico posto dove possiamo essere certi di non essere disturbati. La porta si chiude alle nostre spalle e mi sento come se stessimo varcando la soglia di un mondo proibito, dove tutto è permesso.
Marco mi guarda con occhi famelici, come se stesse per divorarmi. Si avvicina a me, posso sentire il suo respiro caldo sul mio viso, le sue mani si posano sulle mie spalle, scendendo lentamente lungo le braccia, fino a raggiungere i fianchi. Mi attira a sé e mi stringe, sento la sua erezione premere forte contro il mio corpo. “Sei sicura di volerlo fare?” mi chiede, con un filo di voce. “Non sono mai stato più sicura di così” gli rispondo, con un sorriso malizioso.
Le sue labbra si posano sulle mie, in un bacio appassionato che mi fa dimenticare tutto il resto del mondo. Le sue mani iniziano a esplorare il mio corpo, come se stessero cercando di memorizzare ogni centimetro della mia pelle. Mi spinge contro il muro con delicatezza e mi solleva la gonna, accarezzando le mie cosce con gesti lenti e sensuali. Io gemo, voglio che mi baci, ora.
Ma lui si inginocchia davanti a me e inizia a baciarmi le cosce, lentamente e con passione. Le sue labbra raggiungono il bordo dei miei slip, con le dita scosta leggermente la stoffa e inizia a baciarmi. La sua lingua si muove con ritmo costante, il piacere mi invade, facendomi dimenticare tutto il resto. Non mi importa dove siamo, né che qualcuno possa scoprirci. Le sue mani mi tengono ferma, mentre la sua lingua continua a leccare il mio clitoride, facendomi raggiungere l’orgasmo in pochi minuti.
Ma non è finita, non è nemmeno iniziata! Marco si alza in piedi, con un sorriso compiaciuto stampato sul volto. Mi fa girare, facendomi appoggiare le mani sul lavandino, e si sbottona i pantaloni. Voglio sentirlo dentro di me, voglio sentire la sua eccitazione mentre mi penetra. Sento i pantaloni di Marco cadere a terra dietro di me, e poi il suo cazzo inizia a penetrarmi lentamente.
Ogni suo movimento mi fa gemere di piacere, mentre le sue mani mi stringono i fianchi con forza. Il suo respiro si fa sempre più affannoso, mentre il ritmo dei suoi movimenti aumenta. Ad un tratto, sentiamo dei rumori provenire dall’esterno del bagno, riconosco la voce di due mie colleghe, che stanno parlando animatamente. Il pericolo di essere scoperti ci eccita ancora di più e continuiamo a scopare come se non ci fosse un domani.
Le voci delle nostre colleghe si stanno avvicinando, mentre noi continuiamo a scopare come due animali. Marco mi afferra i capelli, tirandomi indietro la testa mentre continua a penetrarmi con forza. Non riesco a trattenermi mentre le sue mani mi stringono i fianchi con forza e il suo cazzo mi penetra sempre più a fondo. Le voci delle mie colleghe si fermano davanti alla porta del bagno, per un attimo, il cuore mi si ferma in petto, mentre aspetto che qualcuno entri e ci scopra. Ma la porta rimane chiusa e le voci si allontanano lentamente.
Marco e io ci guardiamo negli occhi, con un sorriso malizioso stampato sul volto: sappiamo di aver rischiato grosso, ma non ci importa, perché stiamo realizzando una nostra fantasia. Continuiamo a scopare e presto il piacere mi fa dimenticare tutto il resto: il lavoro, il rischio di essere scoperti, mi dimentico persino dove mi trovo. Marco mi afferra il seno, stringendolo con forza, mentre continua a penetrarmi il suo respiro si fa più affannoso e il ritmo dei suoi movimenti aumenta. Io gemo avvicinandomi all’orgasmo, ma voglio godere insieme a lui.
Marco mi morde forte sulla pelle, facendomi gemere dalla sorpresa e dal dolore, poi il suo corpo si irrigidisce e dalla sua bocca esce un verso animale che echeggia nel bagno. Mi basta capire che sta per venire per lasciarmi andare totalmente e farmi trasportare dal piacere, raggiungendo l’orgasmo insieme a lui. Ci fermiamo per un attimo, con il fiatone e il cuore che batte all’impazzata. Ci guardiamo negli occhi, con un sorriso compiaciuto stampato sul volto. Sappiamo di aver fatto qualcosa di proibito, ma il piacere che abbiamo provato vale ogni rischio corso.
Cerco di sistemarmi il vestito, anche se è difficile con le gambe che ancora mi tremano. Mi guardo allo specchio: ho il viso arrossato e i capelli spettinati, si capisce che ho appena finito di fare sesso e devo ammettere che mi piace questo look. Marco mi guarda con occhi famelici, come se stesse per divorarmi di nuovo. So che vorrebbe continuare, ma sappiamo anche che dobbiamo tornare al lavoro. Con un sorriso malizioso, ci dirigiamo verso l’uscita del bagno.
Appena usciti dalla porta, ci troviamo di fronte le nostre due colleghe. Ci guardano con aria sospetta, come se avessero capito cosa abbiamo appena fatto, ma noi non facciamo una piega e andiamo dritti verso le nostre scrivanie come se nulla fosse successo.
Il resto del pomeriggio sembra scorrere lentamente, io e Marco ci scambiamo sguardi maliziosi e sorrisi compiacenti. Sappiamo che quello che è successo oggi, succederà di nuovo e nemmeno tra troppo tempo: ci siamo dati disponibili per lavorare anche la settimana di ferragosto e, a quanto pare, saremo solo noi due in tutto l’ufficio. Lavorare non mi è mai sembrato così divertente.