Le colline piemontesi in autunno sono qualcosa di magico, ovunque guardi puoi scorgere qualcosa che ti lascia a bocca aperta: i colori caldi delle foglie che cadono, il profumo della terra umida o l’aria fresca che ti riempie i polmoni. È per questo che ho deciso di partecipare a questo retiro di yoga: avevo bisogno di staccarmi dalla città, dal lavoro e dalla mia vita frenetica per ritrovare me stessa. Questo posto è perfetto, un casolare immerso nel verde, lontano da tutto e da tutti. Un piccolo rifugio, silenzioso, accogliente e rustico, immerso nella natura.
L’aria frizzante mi solletica la pelle mentre mi avvicino all’ingresso. Vengo accolta da uno degli insegnanti con un sorriso e una tazza di tè caldo. Le regole sono chiare: niente telefoni, niente interazioni sociali, solo meditazione, yoga e silenzio. Perfetto. Entro nella sala comune, dove siamo tutti riuniti per la prima sessione di meditazione.
Mi siedo su un cuscino, chiudo gli occhi e inizio a seguire gli esercizi di respirazione focalizzandomi sul diaframma. Sento lentamente il corpo rilassarsi. Ma c’è qualcosa che mi distrae, sento di essere osservata. Apro gli occhi e lo vedo: un insegnante dallo sguardo intenso che mi guarda incuriosito, poi lentamente riprende a praticare. Non so cosa pensare, ma sento una connessione strana. Chiudo di nuovo gli occhi, cerco di concentrarmi sulla meditazione.
I giorni passano e la tensione tra me e l’affascinante maestro senza nome cresce. Durante le sessioni di yoga i nostri sguardi si incrociano sempre più spesso. È come se ci fosse un’attrazione che non posso ignorare. Ma le regole sono chiare: non si parla e non si hanno contatti con altre persone. Troviamo così un altro modo per comunicare: durante i pasti, ci sediamo vicini. Le nostre mani si sfiorano di nascosto sotto il tavolo; è un gioco di sguardi, piccoli gesti, parole non dette. Il mio cuore batte più forte ogni volta che lo guardo o sento il suo tocco caldo e leggero sulla pelle.
Una sera, seduti accanto per una meditazione, decido di osare. Chiudo gli occhi e sposto lentamente le mani verso di lui. Sento il calore del suo corpo, il suo respiro affannoso. Le mie dita scivolano nel cavallo dei suoi pantaloni, iniziando un lento movimento. Sento il suo cazzo indurirsi sotto il mio tocco e la cosa mi eccita da morire. Proseguo le dita, il suo respiro diventa pesante, è una danza silenziosa, un gioco di seduzione senza parole. La meditazione prosegue mentre io sono completamente persa in un mio momento di piacere.
Quando la meditazione finisce tutti aprono gli occhi. Io ritrovo la mano, ma il nostro gioco è appena nato. Mi alzo e mi dirigo verso la mia stanza. Sento il suo sguardo su di me, so che mi seguirà, o almeno lo spero. Entro nella stanza, chiudo la porta, aspetto. In pochi istanti, sento bussare leggermente. Apro, è lì, con lo sguardo intenso che mi fa tremare le gambe dal primo giorno.
Entra senza parole, chiude la porta. Ci guardiamo un istante. Prendo coraggio, mi avvicino. Le mie mani trovano il suo viso, sento la sua barba ruvida. Lo bacio e lui risponde con passione. Mi accarezza la schiena, scende fino ai fianchi, mi stringe a sé con una passione che mi avvolge. Senza una parola inizia a spogliarmi lento, accarezzando ogni centimetro del mio corpo come fosse sacro. Le sue dita sfiorano i miei seni, giocano con i miei capezzoli. Scende con le labbra dal collo, al petto, al ventre. Quando arriva alla mia figa sento un brivido di piacere intenso.
Sdraiato sul tappetino yoga accanto al letto, mi fa salire sopra di lui. Non ho mai amato stare sopra; mi sentivo inadeguata, ma adesso è diverso. I giorni qui mi hanno insegnato a rispettare, ad amare il mio corpo e ad essere consapevole di esso. Gli tolgo pantaloni e boxer, appoggio il suo cazzo duro sulla mia figa. Non voglio penetrazione, non ancora.
Comincio a toccare la punta, ad accarezzarlo lentamente con le labbra, senza fretta: so che la fretta toglie il piacere. Uso il suo cazzo per accarezzare il clitoride, tracceggio cerchi concentrici, poi avanti e indietro. Il suo respiro si fa veloce; mi guarda e gode con me.
Non so quanto sia passato, ma è tempo di cambiare posizione. Guida il suo cazzo dentro la mia figa, sono rilassata, pronta, in connessione: è come se le nostre anime si unissero. Lui afferra i miei fianchi e il nostro respiro si allinea mentre lui fa dentro e fuori, spingendosi sempre più in profondità.
Il piacere è amplificato dalla nostra attenzione, dal qui e ora. La testa mi gira, le sensazioni sono forti. Le sue mani mi guidano; il mio orgasmo arriva come una scossa che investe ogni parte di me, illuminandomi. Lascio andare la testa e godo, soffocando i gemiti.
Cavalco il suo ritmo, avanti e indietro, aumentando il piacere. Lo sento irrigidirsi, inarcarsi, mentre il suo seme mi invade. Siamo stretti uno all’altra, fino a quando i nostri respiri si sincronizzano.
Mi alzo lentamente, mi vesto. Lui sorride, esce. Che ne è di me ora? Solo un sorriso mi resta, ho imparato ad amare, ad accettare me stessa e la mia presenza nel momento presente per goderne appieno.