Sto aspettando che la nuova prof di antropologia culturale mi riceva nel suo studio e il cuore mi martella nel petto come un dannato. Dopo tre anni di studio matto e disperatissimo mi manca solo questo esame per laurearmi in antropologia. Pensavo di avere tutto sotto controllo, ma non avevo previsto lei.
Il mio vecchio professore è andato in pensione e al suo posto è arrivata lei, la Professoressa Marinelli, una giovane docente appena rientrata dagli Stati Uniti. Bella, brillante, carismatica, insomma una che non passa inosservata.
Quando l’ho vista per la prima volta, è successo qualcosa che non mi sarei mai aspettata: mi sono presa una cotta clamorosa. Non mi è mai capitato di sentirmi attratta da una donna prima d’ora, ma c’è qualcosa in lei che mi ha fatto perdere la testa, anche se non so bene spiegarlo. È così affascinante che passerei le ore ad ascoltarla parlare.
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Ma oggi sono qui per capire come fare dato che l’università ha deciso che questo esame non si possa dare da non frequentante. Circa sei mesi fa mi sono trasferita in un’altra città per stare più vicina alla mia famiglia e ora fare la pendolare è un po’ complicato. Sono così assorta nei miei pensieri che non mi accorgo che è arrivata e mi sta invitando ad accomodarmi: l’ufficio è piccolo ma accogliente, con libri impilati ovunque e un sacco di foto appese alle pareti.
Si siede di fronte a me e inizia a cercare tra i tanti fogli sulla scrivania la sua agenda. Indossa un paio di jeans a zampa, una camicetta di cotone colorata e ha i capelli raccolti con un pennello in uno chignon disordinato. Mi guarda con occhi attenti e curiosi. “Clara, giusto?” dice, sorridendo. “Dunque, so che stai avendo qualche difficoltà con la frequenza alle mie lezioni, ma non preoccuparti, troveremo una soluzione. Non voglio che tu perda l’anno per delle stupide politiche dell’ateneo.”
Annuisco, cercando di concentrarmi sulle sue parole e non sul suo volto. “Sì, professoressa. Sono disposta a fare qualsiasi cosa per seguire il corso.” Lei sorride di nuovo e io sento un brivido corrermi lungo la schiena. “Bene, Clara. Sono sicura che troveremo un modo.” Mentre parla, i miei occhi si posano sui suoi polsi sottili, sulle sue mani curate, sulle sue labbra carnose. Non so cosa mi stia accadendo, ma non posso fare a meno di chiedermi come sarebbe baciarla e sentire il suo corpo contro il mio.
“Per ora, possiamo iniziare con una lezione privata in modo da farti recuperare quelle che hai perso. Che ne pensi?” dice, interrompendo i miei pensieri. “Ti andrebbe bene domani sera?” Annuisco, cercando di nascondere il mio entusiasmo. “Certo, professoressa. A che ora?” “Alle otto,” risponde, alzandosi. “Ora, se vuoi scusarmi, ho delle cose da fare. Ci vediamo domani, Clara.”
Mi alzo e la seguo fuori dall’ufficio, quando mi saluta con una piccola pacca sulla spalla sento il suo profumo: tropicale e fresco e per un attimo mi manca quasi il fiato. So che non dovrei, i professori sono una categoria off limits, ma non posso farne a meno. Voglio questa donna e sono disposta a fare qualsiasi cosa per conquistarla.
Il giorno dopo arrivo puntuale, l’università rimane aperta fino a mezzanotte, per via delle sale studio, ma i corridoi sono bui e le uniche luci sono quelle che filtrano da sotto le porte degli uffici. Lei è seduta dietro la scrivania, con un libro aperto davanti a sé. Alza lo sguardo quando entro e mi sorride. “Ciao, Clara,” dice, alzandosi. “Sono felice che tu sia qui.” “Anch’io,” rispondo, sorridendo. “Non vedevo l’ora di iniziare.” Lei annuisce e mi fa cenno di sedermi.
“Bene, allora iniziamo. Oggi parleremo di antropologia culturale. Hai già seguito qualche corso simile?” Scuoto la testa. “No, questa è la prima volta.” Lei sorride di nuovo e io mi sento sciogliermi, non capisco più niente. “Nessun problema, sarà anche più facile iniziando dalle basi.”
Mentre parla, i miei occhi si posano sulle sue labbra, seguono il movimento delle sue mani, la mia mente immagina cosa indossa sotto al vestito a fiori che indossa… insomma non riesco minimamente a seguire quello che mi sta dicendo. “Clara?” la sua voce interrompe i miei pensieri. “Mi stai ascoltando?” Annuisco, cercando di sembrare attenta. “Sì, professoressa. Scusi, ero distratta.”
Lei sorride, è ancora più bella e affascinante quando le si disegnano quelle piccole rughette attorno agli occhi. “Non preoccuparti, so che è difficile concentrarsi quando si è attratti da qualcuno…” Arrossisco, cercando di nascondere il mio imbarazzo. Non so cosa rispondere e sento salire il panico. Per fortuna lei aggiunge “Ma non preoccuparti… può capitare, siamo esseri umani e anche le pulsioni sono normalissime. Ma sono sicura che troveremo un modo per gestire la situazione.”
Mentre parla, gioca con una ciocca di capelli che le è sfuggita dallo chignon. Si morde piano le labbra sorridendomi e facendomi l’occhiolino. Non me lo sto immaginando, sembra lusingata e divertita da questa mia cotta. La tensione erotica tra noi è palpabile. “Credo che abbiamo bisogno di una pausa. Che ne dici di andare a prendere un caffè?” mi domanda, alzandosi. Annuisco, cercando di nascondere il mio entusiasmo. “Sì, mi sembra una buona idea.”
Usciamo dall’ufficio e ci dirigiamo verso le macchinette. Mentre camminiamo in silenzio lei si avvicina e mi sfiora delicatamente il braccio. Per poco non mi viene un infarto, il mio cuore mi batte sempre più forte nel petto. Arriviamo alle macchinette, prendiamo due caffè e ci andiamo a sedere sulla panchina nel giardino per fumarci una sigaretta.
Ho smesso da un paio di mesi di fumare, ma quando mi offre una sigaretta non riesco a dire di no. Inizio a guardare le sue labbra morbide appoggiarsi al filtro e tirare. Non capisco più niente, sono totalmente imbambolata e affascinata dalla grazia di tutti i suoi movimenti. La vedo un po’ pensierosa, come se stesse valutando come formulare un pensiero.
A un certo punto rompe il silenzio, “Clara,” dice lei, “Vedo che sei molto nervosa e distratta. E il mio ruolo è quello di fare di tutto per metterti a tuo agio e farti recuperare il programma che hai perso. Quindi stavo pensando che forse…” “Cosa?” chiedo, cercando di nascondere l’emozione.
Lei esita un attimo, poi si avvicina a me e mi sussurra all’orecchio. “Forse dovremmo realizzare la tua fantasia… Così dopo potresti concentrarti meglio sullo studio.” Mi manca il fiato, tutto mi sarei aspettata, tranne che questa proposta. Faccio segno di sì con la testa, non so se funzionerà, ma non mi interessa nemmeno. “Allora d’accordo, Clara. Andiamo nel mio ufficio.” Annuisco, cercando di nascondere il mio entusiasmo. “Sì, andiamo.”
Torniamo nel suo ufficio, entriamo e sento che chiude la porta a chiave dietro di noi. Poi si avvicina a me e mi bacia appassionatamente. Sento le sue mani scivolare sul mio corpo, accarezzarmi con delicatezza, ma anche con passione. Mi toglie i vestiti con movimenti sicuri. Ha un corpo perfetto, con curve morbide e muscoli tonici. La sua pelle è liscia e calda e io non vedo l’ora di toccarla e assaporarla.
Lei mi guida verso la scrivania e mi ci fa sdraiare sopra. Lei resta in piedi accanto a me e inizia a baciarmi il collo, scendendo lentamente verso il seno. Le sue labbra si chiudono attorno al mio capezzolo e io gemo di piacere. La sua lingua lo accarezza, lo stuzzica e io sento il mio corpo rispondere al suo tocco. Scende più in basso, baciando ogni centimetro della mia pelle. Intanto con le mani mi accarezza la pelle.
Il suo respiro caldo sulla pelle mi fa rabbrividire e i suoi baci morbidi e appassionati mi accendono sempre di più. Arriva tra le mie gambe e inizia a baciarmi la figa. La sua lingua si muove lentamente, esplorando ogni angolo, ogni piega. Inizia a leccarmi il clitoride, muovendo la lingua in cerchi lenti e sensuali. Non ho più il controllo, il mio corpo inizia a tremare e i miei muscoli si contraggono a ogni sua carezza.
Le sue dita si uniscono alla sua lingua e iniziano a penetrarmi la figa. La sento muoversi dentro di me, scivolare dentro e fuori, con una dolcezza lancinante. La sua lingua continua a leccarmi il clitoride e il mio respiro si fa più intenso. Lei se ne accorge e inizia a muovere le dita più velocemente, spingendole sempre più profondamente dentro di me. Ci sa fare e la cosa mi fa perdere la testa.
La sua lingua continua a leccarmi il clitoride, portandomi sempre più vicina all’orgasmo. Il mio corpo è in fiamme, ogni sensazione è amplificata all’estremo. Le sue dita si muovono dentro di me con un ritmo perfetto, penetrandomi con maestria. Mi desidera e io desidero lei. Mi muovo sulla scrivania facendo cadere a terra tutti i libri. “Non fermarti,” le sussurro, ansimando. “Ti prego, non fermarti.” Lei mi guarda negli occhi, un sorriso malizioso sulle labbra. “Non ho intenzione di fermarmi. Voglio farti venire, voglio sentirti esplodere di piacere.”
Le sue parole mi infiammano ancora di più. “Sì, così,” gemo, afferrandole i capelli. “Non fermarti, ti prego.” aggiungo spingendo la sua testa contro la mia figa. “Sto per venire,” ansimo, stringendole la faccia tra le gambe. “Sto per venire, cazzo.” Le sue dita si muovono con ancora più forza, penetrandomi con violenza, E poi, finalmente, esplodo. Sento un’ondata di piacere travolgermi e non riesco a trattenere un grido di piacere. Le mie gambe tremano, il mio corpo si arrende e io mi abbandono completamente al piacere.
La sua lingua continua a leccarmi il clitoride, rallentando i movimenti e accompagnando il mio orgasmo. Poi lentamente, si ferma. Io cerco di riprendere fiato e ricompormi: “Cazzo, è stato fantastico,” sussurro, ansimando. “Non ho mai provato niente del genere.” Lei mi sorride, baciandomi dolcemente sulla bocca. “Sono felice di averti fatta venire, Clara. Sei bellissima quando ti abbandoni al piacere.”
“Clara,” dice lei, accarezzandomi i capelli, “adesso però devi fare la brava e sistemarti. Dobbiamo riprendere la lezione dove ci eravamo fermate.” Sorrido, sentendo una nuova ondata di desiderio crescere dentro di me. “Certo professoressa. Sicuramente con questo metodo di studio riuscirò a dare il massimo.” rispondo ridendo e cercando di risistemare la scrivania. E così, in quel piccolo ufficio, tra libri e appunti, iniziamo una relazione intensa. La professoressa mi ha insegnato molto di più dell’antropologia culturale. Mi ha insegnato a scoprire me stessa, a esplorare i miei desideri e a vivere le mie passioni. E io, prometto di dare il massimo e di seguire tutte le sue lezioni speciali.