Sono Miss Rosy, una delle dominatrici più richieste della città. Il mio studio privato è il mio regno, un luogo dove il controllo e il piacere si intrecciano in un gioco perverso e affascinante. Le pareti sono dipinte di un rosso intenso, l’illuminazione è soffusa, creando un’atmosfera carica di mistero e sensualità.

Gli strumenti del mio mestiere sono disposti ordinatamente su una scaffalatura di legno scuro: fruste, manette, corde e altri attrezzi di bondage. Ogni oggetto è scelto con cura per soddisfare i desideri più nascosti dei miei clienti. Questa sera ho un appuntamento con uno dei miei clienti abituali, Giorgio, un uomo di successo, un imprenditore che nella vita di tutti i giorni è abituato a comandare e a essere rispettato.

Ma qui, nel mio studio, è il mio giocattolo, il mio sottomesso. È un uomo affascinante, con un corpo statuario, uno sguardo sicuro e un modo di esprimersi caldo e deciso, tutte caratteristiche che non fanno trasparire all’esterno il suo bisogno di essere dominato nella vita privata. È il contrasto tra la sua vita quotidiana e il desiderio di sottomissione che lo rende così interessante.

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Quando entro nella stanza Giorgio è già in ginocchio, nudo, con lo sguardo fisso a terra. Non osa nemmeno alzare gli occhi senza il mio permesso. Sento il suo respiro affannoso, il suo corpo teso in attesa dei miei comandi. So che è eccitato, che il suo cazzo è già duro solo al pensiero di ciò che lo aspetta.

Mi avvicino lentamente, i miei tacchi a spillo risuonano sul pavimento di marmo del mio studio, indosso un corsetto nero di latex, coulotte di pizzo, calze a rete e lunghi guanti di pelle che mi arrivano oltre il gomito. Ogni dettaglio è studiato per accentuare la mia autorità e il mio potere. Mentre lo osservo sento il desiderio crescere dentro di me.

Amo vedere uomini potenti e rispettati come Giorgio piegarsi ai miei voleri, è una sensazione inebriante, che mi fa sentire viva e potente. Lui conosce benissimo le regole: sa che non può parlare senza il mio permesso e che deve obbedire a ogni mio comando senza fiatare. È questo il gioco e so che lui lo desidera quanto me.

Mi avvicino ancora di più, fino a poter sentire il calore del suo corpo: con una mano gli sollevo il mento, costringendolo a guardarmi negli occhi. “Sei pronto?” gli chiedo con freddezza. Lui annuisce, i suoi occhi brillano di eccitazione e rispetto per me. “Rispondimi,” insisto, stringendo la presa delle dita sul mento. “Sì, Miss Rosy,” risponde con voce tremante. Sento il suo corpo fremere e intravedo il suo cazzo diventare ancora più duro. “Bravo il mio cagnolino” gli dico con un mezzo sorriso.

Lascio andare la presa e mi allontano, camminando lentamente verso la libreria in fondo alla stanza, dal ripiano più in alto prendo il mio frustino preferito, totalmente di pelle e con nove resistenti code. Giorgio segue ogni mio movimento con la coda dell’occhio, senza alzare mai del tutto la testa, sento il suo respiro farsi sempre più affannoso. Mi avvicino di nuovo a lui, questa volta con la frusta in mano. “Alzati,” gli ordino. Lui obbedisce docile e pacato, il suo corpo è teso, i muscoli della mandibola sono contratti, un misto di desiderio e paura gli si dipinge sul volto.

Gli giro intorno studiandolo, come un predatore osserva la sua preda poco prima di attaccare. “Ti piace essere guardato, Giorgio?” gli chiedo, facendogli scorrere lentamente la frusta lungo la schiena. “Sì, Miss Rosy,” risponde, la sua voce è un sussurro. Il contatto del cuoio sulla sua pelle lo fa rabbrividire di piacere, sa quello che lo aspetta e vuole assaporare ogni sensazione. Puntandogli il manico del frustino al centro della schiena lo indirizzo verso la croce di Sant’Andrea, una struttura di legno a forma di X che troneggia al centro della stanza.

“Da bravo, ora fatti legare” gli sussurro all’orecchio. Remissivo come sempre, allarga le gambe e alza le braccia, in modo che io possa legarlo alla struttura, immobilizzandolo completamente. Il suo corpo è teso, il suo respiro è affannoso, è pronto per me, il suo desiderio ormai è incontrollabile.

Mi posiziono davanti a lui, facendo scorrere la frusta lungo il suo corpo. Parto dalla guancia e poi scendo lungo il suo petto muscoloso. “Sei pronto a soffrire, Giorgio?” gli chiedo, la mia voce è un sussurro carico di promesse. Lui fa segno di sì con la testa, i suoi occhi mi stanno implorando di punirlo, il suo corpo è teso in attesa della prima frustata. Faccio schioccare la frusta, colpendolo al centro del petto con precisione. Lui sussulta, ma non grida. Sa che deve sopportare il dolore per ottenere il piacere.

Continuo, alternando colpi leggeri a colpi più forti. La sua pelle si arrossa, il suo corpo si contorce sotto gli schiocchi della mia fedele frusta. Lo guardo fisso negli occhi e capisco che vuole che continui, desidera che lo faccia. Il suo bisogno di essere dominato diventare sempre più intenso. Mi avvicino a lui, accarezzandolo con i lacci di cuoio lungo tutto il corpo. Parto dal petto, scendendo lentamente verso il suo cazzo, lo afferro con decisione, godendomi la sensazione di calore e la sua durezza.

Inizio a muovere la mano su e giù, masturbandolo lentamente. Lui geme, il suo corpo si contorce sotto il mio tocco. “Non osare venire senza il mio permesso,” gli sussurro all’orecchio, stringendo la presa sul suo cazzo. Mi inginocchio davanti a lui, osservando il suo corpo teso e sudato. Faccio scorrere la lingua lungo il suo cazzo, leccandolo lentamente. Lui cerca di trattenere un gemito, chiude gli occhi e riversa la testa all’indietro. Continuo a leccarlo, alternando movimenti lenti a movimenti più veloci.

Dopo un po’ mi rialzo e giro attorno alla croce dove è immobilizzato. Gli sferro un colpo con la frusta sul culo sodo. Poi riprendo ad accarezzarlo, a stuzzicarlo, facendogli scorrere le mani lungo il corpo, dalle spalle fino alle natiche. Ora mi diverto, penso tra me e me, mentre con un dito mi infilo nel solco tra le sue natiche, stuzzicandogli l’ano. Lui sussulta, il suo corpo si contorce sotto il mio tocco.

“Ti piace, Giorgio?” gli chiedo, penetrandolo lentamente con il dito indice. Lui non risponde, ma dai suoi ansimi capisco che gli piace. Inizio a muovere il dito dentro e fuori, disegnando piccoli cerchi e cercando di stimolargli la prostata, alterno movimenti lenti a movimenti più veloci. Il corpo di Giorgio è teso all’estremo, il suo respiro è un rantolo, è sul punto di scoppiare, ma cerca di trattenersi.

Lo conosco molto bene, so quando sta arrivando al limite e poco prima gli chiedo: “Sei pronto a venire, Giorgio?”. Non riesco a vederlo in faccia, ma le sue spalle e la testa si muovono in modo convulso a dirmi di sì, ad implorarmi di dargli il permesso di venire. Mi inginocchio e gli afferro da dietro il cazzo, ricomincio a muovere la mano su e giù, masturbandolo con forza. Lui geme, il suo corpo si contorce sotto il mio tocco. “Adesso puoi lasciarti andare. Vieni per me, Giorgio,” gli ordino, stringendo la presa sul suo cazzo e accelerando ancora di più i movimenti nel suo culo.

Non aspettava altro, dopo qualche secondo grida e sento il suo sperma caldo schizzare fuori, ricoprendomi la mano. Continuo a muovere la mano su e giù, prolungando il suo orgasmo. Lui geme, le gambe gli cedono e si lascia andare, rimanendo appeso per le braccia, quasi a peso morto. Lo masturbo finché sento che i miei movimenti gli diventano quasi insopportabili, allora mi fermo. Mi rialzo e faccio il giro della struttura di legno per guardarlo di nuovo in faccia. Gli ordino di pulirmi la mano con la lingua, deve leccare il suo sperma, non può sporcare e non pulire qui dentro. Poi lo libero, sciolgo i lacci con cui lo avevo legato alla croce e lo aiuto a stendersi sul letto lì accanto.

Il suo corpo è esausto, il suo respiro è un rantolo. Mi sdraio accanto a lui, accarezzandogli i capelli. “Sei stato bravo” gli sussurro, baciandolo dolcemente sulla fronte. Lui mi guarda con gratitudine, il suo corpo rilassato. “Grazie, Miss Rosy,” risponde, la sua voce è un sussurro. Sento il suo desiderio appagato, il suo bisogno di essere dominato soddisfatto. So che tornerà e che il nostro gioco continuerà. Mi alzo e mi dirigo verso la scaffalatura, ripongo gli strumenti al loro posto.

Mi volto verso Giorgio, osservandolo mentre si riveste. “Ci vediamo presto” gli dico, ma la mia frase non è un invito, è un ordine. Lui annuisce, il suo sguardo è carico di desiderio e gratitudine. “A presto, Miss Rosy,” risponde, uscendo dalla stanza. Rimango sola, osservando il mio regno. Sento il potere scorrere nelle mie vene, il desiderio di dominare crescere dentro di me. So che ci saranno altri come Giorgio, altri che verranno a cercare il piacere e il dolore nel mio studio. E io sarò qui, pronta a guidarli, pronta a dominarli. Perché questo è il mio regno, e io sono la regina.

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