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Dalila Bagnuli: riscrivere la bellezza e combattere la grassofobia

Dalila Bagnuli

In questa intervista esclusiva, Dalila Bagnuli ci porta nel cuore della lotta per l’accettazione di sé e la distruzione degli standard estetici.

Dalila è un’attivista femminista determinata a distruggere gli standard di bellezza, non solo a estenderli. Sul suo profilo Instagram affronta diversi argomenti, tra cui la body positivity e la grassofobia. L’obiettivo di Dalila è far sentire meno sole le persone che non seguono i canoni estetici tradizionali e per farlo passa attraverso tantissimi temi diversi, tra cui spiccano la pressione sociale, l’emancipazione femminile e la diet culture. Nel suo ultimo libro, “Diario non conforme”, Dalila ci porta con lei in un viaggio personale alla scoperta dell’autenticità. Ci invita a sfidare la voce soffocante della società che ci impone cosa fare, come vestirsi e chi frequentare. Condivide con noi un percorso coraggioso di riconquista dell’identità, affrontando i propri demoni e ribellandosi alle aspettative altrui. Il suo è un inno alla libertà di essere se stessə, un’esortazione a prendere in mano la propria vita e a raccontare la propria storia senza filtri.

Vediamo come ha risposto alle domande che le abbiamo fatto:

Partiamo con la nostra solita domanda, tanto semplice quanto complicata, chi è Dalila Bagnuli?

Mi fa strano parlare di me in terza persona ma ci provo: Dalila Bagnuli è una giovane donna che ha voglia di urlare al mondo tutto quello che ritiene ingiusto e che vorrebbe cercare di costruire un futuro migliore. Una frase un po’ da Miss Italia forse, però rappresenta bene quello che sento. Tra i miei sogni sicuramente spicca quello di lottare affinché tutti i miei diritti di donna discriminata in base all’aspetto estetico vengano rispettati. Sì, voglio combattere per il rispetto!

Sentiamo sempre più spesso parlare di body positivity, ma a volte viene confuso con il semplice sentirsi bene con se stessə. In realtà questo movimento va ben oltre. Ce lo spieghi meglio? Quali sono state le sfide più grandi che hai affrontato da quando promuovi questa battaglia?

La body positivity non è per niente un movimento che ha lo scopo di farti sentire bene con te stessə, anzi. Nasce alla fine degli anni ’60 dalla Fat Acceptance Movement, organizzazione che si batteva affinché i corpi grassi venissero liberati dallo stigma sociale. Il movimento ha lottato per portare avanti il concetto secondo cui una persona non deve essere valutata in base al proprio aspetto estetico, ma soltanto per quello che è.

Quindi, nel determinare il valore di una persona non conta che questa sia bellə o bruttə. Banalmente, a un colloquio di lavoro, io non devo valutarti in base all’estetica, devo valutarti in base alle tue competenze. Perché ho portato questo esempio? Perché secondo me è quello più azzeccato per far capire che quando si tratta di body positivity non si sta parlando di self love, ma di vita quotidiana, è un movimento che si rivolge alla collettività, non al singolo.

Io posso amare me stessa quanto mi pare e piace, ma se il mondo là fuori continua a discriminarmi in base al mio aspetto, capisci che il self love vale fino a un certo punto. Il problema non è il rapporto che io ho con il mio corpo, ma il rapporto che la società ha con il mio corpo e con i corpi simili al mio.

Le sfide più grandi che ho affrontato da quando ho iniziato a condividere la mia visione sul movimento della body positivity sicuramente sono arrivate quando il mio messaggio ha iniziato ad avere un riscontro più ampio sui social e ho dovuto affrontare le conseguenti shit storm.

Ovviamente, non è semplice avere a che fare costantemente con insulti e minacce, tanto più se quello che stai facendo è semplicemente urlare al mondo che meriti rispetto a prescindere dalla tua forma fisica.

È frustrante perché a volte hai la sensazione che il tuo messaggio non venga veramente ascoltato, ma venga solo usato per trovare nuovi modi di insultarti e vessarti.

A volte queste shit storm sono durate mesi in quei casi è stato inevitabile mettersi in discussione: mi sono domandata se fossi io a sbagliare qualcosa nella mia comunicazione. Poi mi sono resa conto che l’obiettivo di chi insulta è proprio quello di farti stare male e metterti in crisi. Più passa il tempo più ci faccio l’abitudine, purtroppo, e non esagero nel dire che in questo momento gli haters non mi toccano minimamente. Gli insulti magari mi fanno arrabbiare, ma non mi fanno male.

Qual è il messaggio principale che vorresti arrivasse a tutte le persone che lottano ogni giorno con la grassofobia e la pressione estetica?

Vorrei tanto che le persone che lottano e che subiscono grassofobia e pressione estetica non si sentissero sole. ll fatto è che siamo tuttə grassofobicə, a prescindere dal nostro peso e della nostra taglia subiamo la grassofobia e la applichiamo nel mondo. Vorrei che imparassimo a riconoscere la grassofobia, partendo da quella che abbiamo dentro di noi e dalle azioni quotidiane che possono essere grassofobiche. Sarebbe un primo passo molto importante se ognuno di noi iniziasse a riflettere su questo.

Io sono – o meglio ero- molto grassofobica nei miei confronti, ma anche nei confronti delle altre persone. Da quando ho fatto pace con questo aspetto della mia cultura interiorizzata ho migliorato tanto il rapporto con me stessa e con il mondo. Quando subiamo grassofobia capiamo bene che il problema non è il nostro, ma di un concetto sociale. Un problema diventa nostro quando lo esercitiamo sugli altri e su noi stessi. Quindi, cerchiamo di usare tutti gli strumenti possibili per lottare contro la grassofobia interiorizzata.

Come ti piacerebbe ridefinire il concetto di “bellezza” in una società che sta cercando di liberarsi dai canoni estetici tradizionali e lotta contro gli stereotipi?

Io sogno di distruggere gli standard di bellezza, non solo di allargarli. Mi piacerebbe che la bellezza fosse un qualcosa che non viene associata per forza di cose a un unico prototipo. Il concetto di bellezza dei miei sogni è soggettivo, senza regole, molto fluido e mutevole nel tempo.

Mi piacerebbe vedere la bellezza in tutto quello che mi fa sorridere e che mi fa stare bene; mi piacerebbe vedere la bellezza in quello che mi appartiene. È una risposta molto poco materiale un po’ sognatrice però per me è questo.

Gli audio erotici di Nina Love sono pensati per aiutare le donne a riappropriarsi della libertà di vivere la propria sessualità, lontane da pregiudizi e tabù. Credi che questo tipo di contenuti possano servire a costruire anche una relazione più sana con il proprio corpo?

Penso che gli audio erotici di Nina Love possano aiutare totalmente a costruire una relazione sana con il proprio corpo, perché ti portano a un contatto diretto con delle emozioni e delle vibrazioni che non sono mainstream.

Mi piace molto pensare che attraverso la sessualità consapevole e femminista ci si possa riappropriare di pezzi di noi e, usare gli audio erotici come collante per riunire quel puzzle di cui è composta la nostra persona, è fantastico. Significa riprendere tutto in mano e dire “io sono una e mi gestisco e mi esploro come come voglio”.

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Le frasi sessiste e maschiliste sono ormai riconosciute come inaccettabili e facilmente identificabili nella società. Invece, le frasi grassofobiche non sono ancora così evidenti. Secondo te, perché?

Le frasi sessiste e maschiliste sono facilmente condannabili perché se ne parla da più tempo. Anche se non sempre sono così facilmente riconoscibili e condannabili dalla nostra società odierna purtroppo – ma questo è un altro discorso. Mentre le frasi grassofobiche non sono così evidenti perché sono una cosa abbastanza nuova.

Mi spiego meglio: banalmente, il primo libro che parla di grassofobia è arrivato nelle librerie italiane nel novembre del 2020.

Io ricordo alla perfezione l’euforia che provavo nell’aspettare “Fat Shame”, uno dei libri della letteratura americana considerati sacri dal movimento “Fat Acceptance” e pubblicato in Italia da Tlon. Poi successivamente è arrivato anche “Belle di faccia” il libro di Chiara Meloni e Mara Mibelli. Loro sono state delle pioniere in Italia nella letteratura contro lo stigma sui corpi grassi. Con il tempo ne sono arrivati anche altri, ma penso di contarne una decina in italiano, non di più, e di questi due sono miei (“Anti manuale della bellezza” e “Diario non conforme” ndr)

Quello che va sottolineato è che c’è un grave problema: il corpo, soprattutto quello delle donne, è visto come oggetto di merito o di colpa. È difficile vederlo con uno sguardo femminista e riappropriarsene in una società che fino a poco tempo fa mostrava la donna in TV solo come “la velina” di turno.

Abbiamo dei grandissimi problemi di rappresentazione, delle gravissime mancanze a livello di letteratura e non riusciamo ancora a riconoscere la grassofobia, perché di body positivity se n’è parlato tanto e male purtroppo. La disinformazione è davvero un grosso problema e mancano gli strumenti per combatterla. Ci sono alcune persone che provano a lottare contro di essa sui social, ma anche lì è dura farlo ogni giorno da sole.

Anche perché sarebbe bello essere appoggiate da altre persone che dovrebbero supportare le nostre lotte, quindi magari delle femministe magre che dovrebbero condividere i nostri pensieri, ma non sempre funziona così. La grassofobia è un po’ sempre l’ultima ruota del carro dei pregiudizi, a volte è talmente interiorizzata che si fa difficoltà ad ammettere di essere grassofobici.

Spesso ti chiedono qual è stata la prima volta in cui ti sei sentita sbagliata e a disagio con il tuo fisico, noi facciamo le cose al contrario, e ti chiediamo di raccontarci quand’è stata la prima volta che ti sei sentita giusta con te stessa e con il tuo corpo.

La prima volta che mi sono sentita completamente giusta come me stessa e con il mio corpo è stata, per assurdo, la prima volta che mi sono guardata abbandonando i pregiudizi esterni e mi sono definita grassa.

Mi sono definita una donna grassa, lo ero, lo ero diventata. Non l’ero mai stata prima di allora, eppure mi ero sempre sentita una donna grassa. Mi sono resa conto che il grasso non è un sentimento e che quindi quella mia sensazione di grassezza era semplicemente grassofobia che si esternava e mi faceva stare male.

Quando sono diventata davvero una donna grassa mi sono guardata allo specchio e ho detto fra me e me: “Sei una donna grassa”. Mi sono sentita euforica, non perché fossi una donna grassa, ma perché mi stavo guardando per la prima volta intera e non a pezzi. Abbiamo la tendenza a guardare le nostre gambe, il nostro seno, le braccia, il doppio mento, la cellulite, la pancia… e chi più ne ha più ne metta.

Tanti piccoli pezzi di un puzzle che ci fanno sentire male perché ci allontanano totalmente dalla visione intera di noi stesse. E qua parlo al femminile per scelta. Questa è stata la causa dell’euforia di quel giorno: la prima volta che mi sono vista intera totalmente, un corpo unico e non più tanti tanti piccoli pezzi, mi sono sentita a mio agio con me stessa.

Il mantra di Nina Love è Goditela. Per noi la sessualità deve essere vissuta in maniera libera e consapevole, senza schemi o pregiudizi. Che significato ha per te Goditela?

Goditela, oltre ad essere scritto su una bellissima tazza che mi avete regalato – ed è la mia tazza preferita – è l’inno della mia vita: non mi faccio più fermare dal mondo. Il mondo vorrebbe che io mi comportassi da “Good fatty”, ovvero quella brava ragazza grassa che si nasconde, che non fa vedere il suo corpo, che non si vive la vita e che sogna di far sbocciare la dolce ragazza magra che abita dentro di lei. NO!

Io me la voglio vivere tutta, non mi voglio perdere nessun minuto, voglio vivere tutto quello che ho intenzione di vivere, vivere senza freni, senza condizionamenti sociali, senza barriere di nessun tipo. Il mio corpo sono io e conquisterò il mondo.

Grazie, grazie per questa intervista.

Se volete leggere il libro di Dalila Bagnuli, potete trovarlo QUI.

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Scritto da

Nina

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