Perché il desiderio cala in coppia: dal pilota automatico al Desiderio Coltivato

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Perché all’inizio “hai sempre voglia di fare sesso” e poi cala?

Di cosa parla questo articolo: il desiderio sessuale nelle relazioni lunghe non “cala” per colpa tua o sua. Cambia meccanismo di attivazione, da automatico (dopamina della novità) a intenzionale (richiede che le condizioni vengano create).

Capire il framework di Emily Nagoski e perché per attivare il desiderio che servano due cose: (1) togliere i freni (carico mentale, figli, routine, conflitti) e (2) attivare gli acceleratori (Corpo, Immaginario, Presenza applicati in coppia).

E infine parliamo di Desiderio Coltivato: come costruire deliberatamente lo spazio perché il desiderio emerga (con pratiche ed esercizi concreti), invece di aspettare che arrivi da solo.

Ti ricordi l’inizio?

Ti ricordi quando il solo pensiero di rivederlo ti faceva battere il cuore? Quando bastava un messaggio per sentirti eccitata? Quando anche solo sfiorarvi per caso era elettrico?

Sembrava che il desiderio fosse sempre lì, acceso, pronto. Non dovevi “lavorarci”. Non dovevi “creare le condizioni”. Succedeva e basta.

E ora?

Ora il tuo partner ti tocca e tu pensi alla lista della spesa. Ti accorgi che sono passate due settimane dall’ultima volta. Vorresti volere, ma non vuoi.

Lui o lei ti chiede “Perché non hai mai voglia?” e la domanda ti pesa come un’accusa, anche se sai che non lo è.

Ti senti rotta. Inadeguata. In colpa. Sola.

Pensi: “Non lo desidero più. Forse non lo amo più. Forse c’è qualcosa che non va in me.”

E quando provi a “sforzarti”, il corpo non risponde. L’intimità diventa un dovere, non un piacere. Ti chiudi ancora di più.

Ecco perché questo articolo esiste: per dirti che il desiderio non è “calato” perché sei sbagliata o perché la relazione è morta. È cambiato come funziona. E se capisci come funziona davvero, puoi riattivarlo – non come era prima (impossibile), ma in un modo nuovo, più maturo, più profondo.

Questo è il Desiderio Coltivato: non aspettare che arrivi. Costruire deliberatamente le condizioni perché emerga.

Premessa importante: se non conosci i concetti di desiderio responsivo (o reattivo)

Questo articolo parla di come riattivare il desiderio nelle RELAZIONI LUNGHE, applicando concetti scientifici alla vita di coppia reale.

Assume che tu sappia già:

  • Come funziona il desiderio responsivo (modello di Basson, 2001)
  • Cosa sono Corpo, Immaginario, Presenza (la Triade Nina)
  • Perché il contesto è fondamentale

Se questi concetti non ti sono familiari, ti consigliamo di leggere prima:

→  Desiderio Responsivo: perché la voglia non arriva “dal nulla”

Tornerai qui con una comprensione più profonda di come applicare tutto questo nella tua relazione.

La neurobiologia dell’inizio: perché sembrava tutto così facile

All’inizio di una relazione, il cervello produce un cocktail neurochimico potente:

Dopamina (novità e ricompensa): ogni interazione è imprevedibile. “Mi scriverà? Mi desidera?” Questa incertezza attiva il sistema della ricompensa. Il cervello rilascia dopamina ogni volta che lo vedi, lo tocchi, ricevi un messaggio. È la stessa sostanza che crea dipendenza – letteralmente.

Noradrenalina (eccitazione e attenzione focalizzata): il cuore batte più forte. I palmi sudano. Sei ipervigilante a ogni suo segnale. Il tuo cervello è in modalità “caccia”: tutto ciò che riguarda quella persona diventa priorità assoluta.

Ossitocina (attaccamento e sicurezza): dopo ogni momento intimo (sesso, abbracci, conversazioni profonde), il cervello rilascia ossitocina. Questo ormone crea il legame, la sensazione di “noi”. Ti senti al sicuro, ma allo stesso tempo desiderosa.

L’antropologa Helen Fisher chiama questa fase “limerance” – quello stato in cui sei ossessionata da quella persona, in cui il desiderio sembra inesauribile.

Ma c’è un dettaglio cruciale: quello stress positivo dell’incertezza (“Mi desidera? Mi scriverà?”) è parte integrante dell’eccitazione. Il cervello associa l’imprevedibilità al piacere.

Nel tempo: il corpo si regola e l’attenzione si disperde

Poi succede qualcosa di fisiologico e inevitabile: la fase della limerance finisce.

Non perché l’amore finisce. Ma perché il cervello non può biologicamente sostenere quel livello di attivazione per sempre. Sarebbe insostenibile: consuma troppa energia, impedisce il sonno, riduce la concentrazione su tutto il resto.

Dopo 12-24 mesi (variabile da coppia a coppia), il sistema si stabilizza:

  • Dopamina cala: l’imprevedibilità scompare. Sai come si comporta, cosa farà, come ti toccherà. Il cervello smette di rilasciare dopamina per ogni interazione perché non c’è più sorpresa.
  • Noradrenalina si normalizza: non sei più in modalità “caccia”. Il battito cardiaco non accelera più quando lo vedi. L’ipervigilanza sparisce.
  • Ossitocina resta: questo è l’unico ormone che rimane stabile (o aumenta). È l’ormone del legame profondo, della sicurezza, dell’affetto. Ma l’ossitocina da sola non genera desiderio sessuale – genera amore, non eccitazione.

Il risultato? Il desiderio che sembrava automatico smette di attivarsi da solo.

Ma attenzione: non è che “sei meno attratta”. È che il pilota automatico si è spento. E ora tocca a te guidare consapevolmente.

Dal Desiderio Spontaneo al Desiderio Coltivato

All’inizio della relazione, il desiderio sembrava spontaneo: pensavi a lui/lei e il corpo rispondeva. Sembrava arrivare “dal nulla”.

Ma non era davvero spontaneo. Era desiderio responsivo attivato automaticamente dalla novità continua.

Come funziona il desiderio responsivo (in breve)

Nel 2001, la sessuologa Rosemary Basson ha documentato che per molte donne – soprattutto in relazioni consolidate – il desiderio funziona in modo circolare, non lineare:

Modello Masters & Johnson (desiderio spontaneo):
Desiderio → Eccitazione → Orgasmo → Risoluzione

Modello Basson (desiderio responsivo):
Neutralità iniziale → Stimolo (fisico/emotivo/mentale) → Eccitazione → Desiderio emerge → Intimità → Soddisfazione emotiva → Maggiore disponibilità futura

La differenza cruciale: Con il desiderio responsivo, prima senti (stimolo), poi desideri (risposta).

All’inizio della relazione, quello stimolo era ovunque: ogni sguardo, ogni tocco, ogni messaggio era novità. Il desiderio responsivo si attivava automaticamente perché gli stimoli erano continui.

Quando la novità finisce, quello stesso desiderio responsivo non si attiva più da solo. Ma il meccanismo è identico.

Il passaggio chiave: il Desiderio Coltivato

Desiderio Spontaneo (pilota automatico iniziale):

“Ho voglia → Lo facciamo”

Desiderio Responsivo (sempre stato presente, ma ora senza stimoli automatici):

“Non ho voglia particolare, ma se iniziamo in un contesto favorevole, la voglia emerge dopo”

Desiderio Coltivato (forma adulta, consapevole):

“Creo intenzionalmente le condizioni (freni tolti + acceleratori attivi) perché il desiderio responsivo possa emergere”

Non aspetti. Costruisci.

Questo richiede un cambio di mentalità profondo: da “aspetto che mi venga voglia” a “creo lO spazio perché la voglia emerga”.

E per farlo, devi capire cosa blocca il desiderio (i freni) e cosa lo attiva (gli acceleratori).

Freni e acceleratori: il framework di Emily Nagoski

Emily Nagoski, neuroscienziata e autrice di Come As You Are (2015), ha sviluppato uno dei modelli più chiari per capire il desiderio femminile.

Il suo framework si basa su una metafora semplice ma potente.

Il desiderio è come un’auto. Ha due sistemi:

  1. L’acceleratore (Sexual Excitation System – SES): tutto ciò che attiva il desiderio (tocco, fantasie, connessione emotiva, novità).
  2. I freni (Sexual Inhibition System – SIS): tutto ciò che blocca il desiderio (stress, conflitti, dolore, preoccupazioni).

Il “problema” delle relazioni lunghe

All’inizio:

  • Acceleratore premuto (novità continua, dopamina alta)
  • Zero freni (niente figli, poco stress, tempo infinito)
  • Risultato: desiderio costante e facile

Nel tempo:

  • Acceleratore normale (novità sparita, routine)
  • Freni moltiplicati (carico mentale, figli, conflitti, stanchezza)
  • Risultato: desiderio bloccato

Il punto cruciale di Nagoski: non serve premere l’acceleratore più forte. Serve prima togliere i freni.

Molte coppie provano ad “aggiustare” il desiderio con acceleratori (lingerie sexy, weekend romantici, nuovi giochi) ma se i freni sono attivi, non funziona. O meglio, può funzionare per un po’ ma poi la questione si ripropone velocemente.

È come guidare con il freno a mano tirato: puoi premere l’acceleratore quanto vuoi, ma l’auto non si muove.

I quattro freni principali al desiderio (e come toglierli)

Nelle relazioni di lunga durata, ci sono quattro freni ricorrenti che bloccano il desiderio femminile. Vediamoli uno per uno, con soluzioni concrete.

FRENO 1: Il carico mentale (invisibile ma devastante)

Cosa succede nel corpo: il carico mentale è quella lista mentale infinita che gira 24/7, “Comprare il latte, chiamare pediatra, pagare bollette, rispondere a quella email, preparare cena, controllare compiti…”

Quando il cervello gestisce troppi “tab aperti”, il sistema nervoso entra in modalità simpatico (allerta/sopravvivenza). In questo stato:

  • Il cortisolo (ormone dello stress) è alto
  • Il sistema parasimpatico (rilassamento) è bloccato
  • Il desiderio sessuale viene spento biologicamente

Perché? Perché da un punto di vista evolutivo, se sei in modalità sopravvivenza, la riproduzione non è prioritaria. Il corpo ti dice: “Prima sopravvivi, poi ti riproduci.”

Il sesso diventa percepito come un’ulteriore richiesta di energia da parte di qualcuno, non come un piacere per te.

Sara (38 anni, due figli):

“Durante il sesso pensavo alla lista della spesa. Letteralmente. Mio marito mi toccava e io mentalmente scrivevo ‘latte, pannolini, detersivo’. Mi sentivo un mostro. Poi ho capito che non era colpa mia. Era il carico mentale che non si spegneva mai. Il mio cervello era in modalità ‘gestione domestica’ sempre, anche quando ero nuda a letto.”

Come togliere questo freno:

  1. Rendere visibile l’invisibile: Fai una lista scritta (non mentale) di tutto ciò che gestisci. Mostrala al partner. Spesso i partner non vedono il carico mentale perché è invisibile.
  2. Redistribuire, non delegare: “Mi aiuti a…” mantiene te come project manager. Invece: “Da questa settimana, la cena del martedì è tua. Tu decidi cosa cucinare, fai la spesa, cucini, sparecchi.” Deve diventare sua responsabilità, non un “aiuto”.
  3. Creare uno spazio libero da gestione: Anche solo 30 minuti al giorno in cui NON sei responsabile di nulla. Non “tempo libero per fare altro”, ma tempo vuoto. Il cervello ha bisogno di downtime per uscire da modalità allerta.
  4. Comunicare bisogno esplicito: “Ho bisogno di 30 minuti per fare una doccia lunga e ascoltare musica, senza interruzioni. Tu gestisci i bambini. Non venire a chiedermi dove sono le cose.”

FRENO 2: I figli (la modalità “genitore” sempre attiva)

Cosa succede nel cervello:

Quando diventi madre, il cervello subisce cambiamenti neuroplastici profondi. Si attiva la “rete di cura materna” (maternal care network): un sistema cerebrale ipervigilante che monitora costantemente bisogni, pericoli, benessere dei figli.

Questo sistema non si spegne quando i figli crescono.

Cambia forma, ma non intensità:

Figli piccoli (0-10 anni): ipervigilanza fisica (monitor, pianto, bisogni immediati, interruzioni continue)

Figli adolescenti (11-18 anni): ipervigilanza emotiva (“Dov’è? Con chi? Torna tardi? È depresso? Ha problemi a scuola?”)

Figli giovani adulti (18-25+): ipervigilanza preoccupata (“Ce la fa economicamente? Ha trovato lavoro? Sta bene?”)

Questo sistema è incompatibile con l’eccitazione sessuale. Non puoi essere “amante” e “genitore” contemporaneamente, nello stesso istante.

Il desiderio richiede abbandono, vulnerabilità, presenza nel corpo. La modalità genitore richiede controllo, vigilanza, attenzione al di fuori di te. Molte donne restano in modalità “genitore” 24/7, anche quando i figli dormono, anche quando crescono. Il cervello non switcha.

Come togliere questo freno e provare a cambiare modalità:

  1. Separazione fisica simbolica (adattabile alla tua famiglia): il cervello ha bisogno di marcatori chiari per cambiare modalità. Anche solo chiudere la porta della vostra camera da letto una sera a settimana o comunicare esplicitamente ai figli che avete bisogno di tempo per voi, possono aiutare.
  2. Transizione consapevole (15 minuti): prima dell’intimità, crea un gesto che demarchi la transizione da “genitore” a “donna/amante”. Esempi:
    • Doccia calda (lava via il giorno)
    • Musica diversa (non quella dei bambini)
    • Cambio vestiti (non pigiama da mamma)
  3. Esternalizzare la vigilanza: se possibile, lasciare i figli ai nonni/babysitter quando è possibile. Il cervello materno si rilassa (quasi) completamente solo quando qualcun altro è responsabile.
  4. Comunicare il bisogno: “Ho bisogno di ritrovare me stessa come donna, non solo come mamma. Questo è importante per me, per noi, per la coppia.”. Comunica chiaramente con lui e anche con i tuoi figli se hanno l’età per poterlo capire.

FRENO 3: La routine e la prevedibilità (quando il corpo “conosce già il finale”)

Cosa succede nel cervello: la dopamina (neurotrasmettitore del desiderio) risponde alla novità e all’imprevedibilità, non alla familiarità.

Quando il sesso diventa prevedibile – stessa ora, stesso giorno, stessa sequenza (bacio → collo → seno → penetrazione) – il cervello smette di rilasciare dopamina. È come guardare lo stesso film per la 50ª volta: sai già tutto.

Non è che “ti annoi”. È che il cervello è ottimizzato per risparmiare energia su pattern ripetuti. Non investe più attenzione.

Come togliere questo freno:

  1. “Do something different” (da Nagoski): scegli una settimana dove fate sesso in modo completamente diverso dal solito.Esempi concreti:
    • Settimana 1: Niente penetrazione. Solo tocco, baci, carezze, senza obiettivo orgasmo.
    • Settimana 2: Niente orgasmo come goal. Solo piacere diffuso, lento, esplorativo.
    • Settimana 3: Uno dei due guida completamente (decide tutto: cosa, come, quando). L’altro si abbandona totalmente.
    • Settimana 4: Cambiate tutto: orario (mattina invece di sera), luogo (divano invece di letto), chi inizia, sequenza.
  2. L’obiettivo non è trovare “la nuova cosa perfetta”. è spezzare il pilota automatico e riattivare curiosità.
  3. Spezzare gli script (copioni mentali): se di solito inizia sempre lui, inizia tu. Se di solito finite sempre con penetrazione, finite con sesso orale o massaggio. Se di solito lo fate sempre di sera a luci spente, provate la mattina con il sole.
  4. Micro-novità (non serve una rivoluzione): anche un dettaglio diverso può riattivare attenzione. Potete provare:
    • Olio da massaggio nuovo (odore diverso)
    • Musica mai usata prima
    • Posizione leggermente diversa
    • Location diversa (anche solo un’altra stanza)
  5. Vietare la routine per 30 giorni: fate un accordo esplicito: “Per un mese, vietiamo il ‘sesso come al solito’. Se iniziamo a fare come sempre, ci fermiamo e cambiamo qualcosa.”

FRENO 4: I conflitti non risolti + la pressione del partner

Cosa succede nel corpo:

Le donne hanno bisogno di sicurezza emotiva per aprirsi sessualmente. Se c’è risentimento irrisolto, il corpo si chiude per autodifesa.

Anche lievi tensioni non elaborate (chi ha fatto cosa, tono sbagliato, promessa non mantenuta) creano distanza emotiva. E la distanza emotiva blocca l’ossitocina (ormone del legame e della fiducia).

Senza ossitocina, il corpo resta in guardia. Non si rilassa. Non si apre.

⚠️ Il circolo vizioso della pressione (The Chasing Dynamic)

Emily Nagoski dedica un’intera sezione del suo libro a questo pattern devastante che si instaura in moltissime coppie:

Come funziona:

  1. Partner A (desiderio responsivo) non ha voglia spontanea. Ha bisogno di spazio, tempo, condizioni favorevoli. Per semplicità supponiamo sia una donna in una coppia etero (ma la dinamica vale anche al contrario e in contesti omosessuali).
  2. Partner B (desiderio più spontaneo o frustrato) inizia a insistere: “Ma è da due settimane”, “Non mi desideri più?”, “Facciamo almeno un quickie.”. Per semplicità supponiamo sia l’uomo.
  3. Partner A si sente pressata. La richiesta continua attiva i freni ancora di più (ansia, senso di dovere, colpa). Ora ha ancora meno voglia.
  4. Partner B si sente rifiutato, incompreso. Insiste ancora di più, diventa più esplicito nelle richieste o si ritira ferito.
  5. CIRCOLO VIZIOSO: Più uno insegue, più l’altra scappa. Più l’altra scappa, più uno insegue.

Risultato finale: Zero sesso + risentimento da entrambe le parti.

Perché succede:

  • Partner B vive il rifiuto come un rifiuto personale (“Non mi desidera = Non mi ama”)
  • Partner A vive la pressione come una richiesta (“Devo farlo per lui, non per me”)
  • Nessuno dei due capisce che la pressione stessa è il freno più potente

Come uscirne:

  1. Partner B (quello che insiste): SMETTE DI INSISTERE.

    Questo è controintuitivo ma fondamentale: la pressione è un freno, non un acceleratore. 

    Se continua a chiedere/insistere/fare battute, attiva ulteriormente i freni del Partner A, non l’eccitazione.

  2. Partner A (desiderio responsivo): SPIEGA COME FUNZIONA.

    Comunicazione esplicita, senza accuse:”Non è che non ti desidero. È che il mio desiderio emerge DOPO che iniziamo, non prima. Ma se mi sento pressata, i freni si attivano e non riesco proprio. Ho bisogno di spazio per poter sentire se sono disponibile.”

  3. ACCORDO ESPLICITO (una sorta di contratto temporaneo):

    Provate questo esperimento per 4 settimane:

    • Il Partner B non chiede, non insiste, non fa battute, non si lamenta. Aiuta attivamente il Partner A a togliere i freni: ridurre il carico mentale (prende responsabilità concrete, non “aiuta”), rispetta i suoi tempi, crea spazi di privacy.
    • Il Partner A si impegna consapevolmente per identificare cosa frena il desiderio, comunica apertamente, e trova lo spazio per essere ricettiva ad iniziare un contatto intimo (almeno 1 volta a settimana – lo spazio e il tempo, non il sesso).
  4. Cosa succede quando entrambi si impegnano:

    Quando la pressione viene tolta E i freni vengono rimossi insieme (non solo “lui smette di rompere”), nella maggioranza delle coppie Partner A inizia spontaneamente a sentire più disponibilità.

Perché funziona:

– Freno principale rimosso: pressione, senso del dovere, di colpa spariscono.

– Altri freni ridotti: il Partner B lavora attivamente su carico mentale, conflitti, routine.

– Spazio mentale: senza insistenza costante, la Partner A può sentire se c’è disponibilità reale.

– Comunicazione migliora: Partner A non è sempre in modalità difesa (“No, non ora”), può dire anche “Sì, stasera potrei”.

Quando i freni vengono tolti sistematicamente, gli acceleratori (Corpo, Immaginario, Presenza) possono finalmente funzionare.

Il punto chiave: togliere i freni è lavoro di coppia, non solo di chi ha desiderio responsivo.

Altre strategie per conflitti/risentimento:

  1. Weekly check-in (10 minuti): Ogni settimana, 10 minuti dove ognuno può dire:
    • Una cosa che è andata bene
    • Una cosa che mi ha ferito (anche piccola)
    • Una cosa che ho bisogno questa settimana

Nessun atteggiamento di difesa, no alle giustificazioni. Solo ascolto.

  1. Riparare prima di avvicinarsi: Se c’è stata una lite, non aspettare che “passi”. Ripara esplicitamente: “Mi dispiace per quel tono”, “Hai ragione su quella cosa.” Solo dopo il corpo può aprirsi.
  2. Terapia di coppia (se serve): Se i conflitti sono cronici e irrisolti da mesi/anni, non è questione di “sforzarsi di più”. Serve aiuto professionale.

Ora che abbiamo visto come togliere i freni, passiamo agli acceleratori: cosa fare attivamente per riattivare gli acceleratori.

I tre acceleratori della Triade Nina IN COPPIA

Nell’articolo sul Desiderio Responsivo abbiamo spiegato cosa sono Corpo, Immaginario e Presenza (la Triade Nina) dal punto di vista teorico e individuale.

Qui vediamo come applicarli NELLA COPPIA: esercizi pratici che coinvolgono entrambi i partner per riattivare il desiderio insieme.

ACCELERATORE 1: Riattivare il CORPO insieme

Il corpo è il canale principale del desiderio responsivo. Se il corpo è disconnesso, anestetizzato, o teso, il desiderio non può emergere.

1.1 Sensate Focus o focus sensoriale (introdotto da Masters & Johnson)

Questa è la tecnica più validata scientificamente per ricostruire presenza corporea e desiderio nelle coppie.

Cos’è: Una serie progressiva di esercizi di tocco NON finalizzato al sesso, per riattivare interocezione e piacere senza ansia da prestazione.

Come funziona (3 fasi):

FASE 1: Tocco non-genitale (2-3 sessioni)

  • Uno dei due “riceve”, l’altro “tocca ed esplora”. E’ utile usare un olio per massaggi e musica di sottofondo.
  • Si alternano (es. 15-45 min ciascuno).
  • Chi riceve: nude o semi-vestitə, occhi chiusi, riceve e basta. Non si attiva per ricambiare.
  • Chi tocca: esplora il corpo (braccia, gambe, piedi, schiena, viso, collo) con tocchi lenti e curiosi. Non tocca con l’obiettivo necessario di dare piacere, ma di esplorare.
  • REGOLA FERREA: zero zone genitali. Zero penetrazione. Zero orgasmo.
  • Focus per entrambi: “Come si sente questo tocco? Questa pelle? Questo calore?”

FASE 2: Inclusione genitali (2-3 sessioni)

  • Stesso setting, ma ora si possono toccare anche zone genitali.
  • Regola: sempre senza obiettivo orgasmo. Anche se c’è eccitazione, si rallenta e si esplora senza “finire”.
  • Focus: “Come risponde il corpo? Quali tocchi piacciono? Quali no?”

FASE 3: Feedback verbale + esplorazione completa

  • Chi riceve può guidare verbalmente: “Più piano”, “Più pressione”, “Più su”
  • Chi tocca ascolta e adatta
  • Regola: Ancora nessun obiettivo orgasmo. Se succede, bene. Ma non è il goal.

Perché funziona (validato da decenni di ricerca):

  1. Rimuove ansia da prestazione: non devi “fare” nulla, non devi “arrivare” da nessuna parte. Togli pressione.
  2. Riattiva interocezione (la capacità di sentire le sensazioni interne): il cervello impara di nuovo a sentire tocco, calore, piacere.
  3. Rallenta la routine: non puoi fare questa pratica con il pilota automatico. Richiede attenzione totale. Se ti perdi con la testa, riporta l’attenzione al tocco e al respiro.
  4. Ricostruisce fiducia: ricevente impara che può essere vulnerabile senza essere “usata”. L’altra persona impara a dare piacere senza aspettarsi nulla in cambio.

1.2 Respirazione sincronizzata

  • Seduti uno di fronte all’altro, tenendovi per mano o appoggiando uno la mano sul cuore dell’altra.
  • 5 minuti: respirate insieme, stesso ritmo.
  • Focalizzate l’attenzione sul respiro dell’altro, sul calore delle mani, sul contatto.

Questo attiva sistema parasimpatico (rilassamento) e ossitocina (legame).

1.3 Micro-momenti di presenza fisica (integrazione quotidiana)

Non serve sempre una sessione dedicata. Bastano micro-momenti:

  • Abbraccio di 20 secondi (rilascia ossitocina)
  • Tocco intenzionale mentre passate (non distratto)
  • Bacio vero (non meccanico) di 10 secondi
  • Mano sulla schiena mentre cucinate insieme

Il corpo impara che il tocco non è sempre “richiesta di sesso”, ma connessione.

ACCELERATORE 2: Riattivare l’IMMAGINARIO insieme

L’immaginario è l’avviamento. Se la mente è spenta, il corpo non si attiva.

2.1 Seminare anticipazione (hype emotivo)

L’eccitazione non nasce al momento. Nasce nelle ore prima.

Esempi concreti:

  • Messaggio mattina: “Stasera voglio prendermi tempo per noi. Preparati.” (Non esplicito, ma crea tensione positiva)
  • Mettere musica specifica prima (quella “della coppia”)
  • Preparare ambiente (candele, lenzuola pulite) PRIMA, non al momento
  • Dire esplicitamente: “Tra 2 ore ci prendiamo un’ora per noi. Solo noi.”

Il cervello inizia ad anticipare → dopamina inizia a salire → corpo si prepara.

2.2 Visualizzare la connessione post (anticipazione relazionale)

Molte donne in relazioni lunghe non desiderano il sesso per l’atto in sé, ma per come si sentiranno dopo. La vicinanza, la pace, quel senso di “noi” ritrovato.

Come applicarlo concretamente: prima di iniziare (anche mentalmente, non serve dirlo ad alta voce): richiama quella sensazione di dopo, visualizza l’abbraccio finale, anticipa quel momento in cui ti senti “noi” di nuovo, non due separati

Se vuoi comunicarlo al partner: “Non è che ora ho tantissima voglia… ma mi manca quella vicinanza. Potremmo provare piano?” oppure “So che dopo mi sento sempre meglio. Più connessa. Mi andrebbe stasera, se andiamo con calma.”

Non stai fingendo eccitazione che non c’è. Stai riconoscendo onestamente cosa ti motiva: non l’orgasmo, ma la connessione che viene dopo.Questo shift (da “devo eccitarmi” a “anticipo la connessione”) è potentissimo.

2.3 Scheduled Sex: il sesso programmato (controintuitivo ma efficace)

Questa è una delle strategie più controverse ma efficaci.

L’obiezione comune:

“Ma se programmiamo il sesso, non è romantico! Deve venire spontaneo!”

Quello è il mito del desiderio spontaneo che parla. Se hai desiderio responsivo:

  • NON programmarlo = aspetti voglia che non arriva mai = non fate sesso = relazione soffre
  • Programmarlo = crei contenitore protetto = togli freni (sai che è “la sera”) = attivi acceleratori in anticipo = desiderio emerge durante

Perché funziona (secondo ricerca e pratica clinica):

La ricerca su coppie con disparità di desiderio (Vowels & Mark, 2020) mostra che usare “scheduling/planning” come strategia riduce conflitti e migliora soddisfazione relazionale in entrambi i partner.

I Partner con desiderio responsivo apprezzano la prevedibilità (riduce ansia). I Partner con desiderio spontaneo apprezzano sapere “quando” (riduce frustrazione da incertezza).

Anche Emily Nagoski raccomanda scheduled sex per coppie con desiderio responsivo proprio per questi motivi: crea contenitore sicuro dove il desiderio può emergere senza pressione. Infatti:

  1. Elimina “chasing dynamic”: nessuno insegue/rifiuta. È già concordato.
  2. Permette preparazione mentale: l’immaginario si attiva ore prima. Il corpo si prepara.
  3. Crea aspettativa: dopamina anticipatoria (il cervello ama avere qualcosa da aspettare).
  4. Toglie pressione quotidiana: “Non è che non ti desidero, è che oggi non è la sera. Venerdì ci siamo.”

Come implementarlo (strategia testata):

  1. Scegliere insieme 1 sera a settimana (o ogni 2 settimane o come è meglio per la vostra coppia)
  2. NO giudizio o insistenza se non succede nulla: È solo “spazio protetto per intimità”. Se uno dice “Stasera davvero no”, si sposta al giorno dopo senza dramma.
  3. Iniziare 2 ore prima con attenzione condivisa:
    • Cena o aperitivo insieme (no TV, no telefoni)
    • Soul Gazing (vedi sotto)
    • Bagno caldo
    • Massaggio breve
  4. Eliminare interruzioni: telefoni in altra stanza, bambini a letto con porta chiusa.

Risultato: Dopo 4-6 settimane, la maggioranza delle coppie riporta aumento significativo di desiderio e qualità.

ACCELERATORE 3: Riattivare la PRESENZA insieme

Puoi avere corpo rilassato e immaginario attivo, ma se la mente vaga durante (lista spesa, preoccupazioni), il desiderio non decolla.

3.1 Soul Gazing – guardarsi negli occhi

Questo esercizio (reso popolare dallo studio di Aron et al., 1997 sulle “36 domande per innamorarsi”) è uno dei più potenti per ricreare intimità e presenza.

Cos’è: Guardarsi negli occhi senza parlare per tempo prolungato.

Come si fa:

  1. Seduti uno di fronte all’altro, distanza di braccio
  2. Guardatevi negli occhi (non fisso aggressivo, morbido)
  3. Timer: 4 minuti (sembra lunghissimo, è normale)
  4. NO parole, NO risate nervose (all’inizio è imbarazzante, resisti)
  5. Solo guardarsi, respirare, essere presenti

Cosa succede:

  • Primi 30 secondi: imbarazzo, risatine
  • 1-2 minuti: resistenza (“Questo è strano”)
  • 3-4 minuti: le barriere cadono, vulnerabilità emerge

4 minuti di eye contact aumentano il senso di intimità e di connessione più di 45 minuti di conversazione.

Farlo 2 volte a settimana prima del sesso cambia completamente la dinamica.

3.2 Creare un “contenitore sacro” (rituale pre-intimità di coppia)

Il rituale è il proseguimento naturale del scheduled sex: se programmi la sera, il rituale è ciò che fate nelle 2 ore prima per prepararvi.

Perché aiuta la presenza: La presenza richiede che il cervello sia in “modalità sentire” (corpo, sensazioni, qui e ora), non in “modalità fare” (pensieri, compiti, preoccupazioni).

Il problema: il cervello non switcha istantaneamente. Se 5 minuti prima stavi gestendo email/figli/casa, la mente resta lì anche quando inizi l’intimità. Pensi alla lista spesa mentre ti tocca. Sei fisicamente presente, ma mentalmente altrove.

Il rituale fa da ponte: Crea una transizione graduale che permette al cervello di abbandonare “modalità fare” e entrare in “modalità sentire”. Non è magia – è dare al sistema nervoso il tempo di resettarsi.

Come costruirlo: Non serve schema rigido. Serve che sia vostro, ripetuto, riconoscibile.

Alcuni elementi possibili: una transizione fisica (doccia calda, cambio vestiti, profumo specifico), un marcatore ambientale (musica sempre quella, luce soffusa, candele), un gesto condiviso (respirare insieme 2 minuti, guardarsi negli occhi, frase rituale). Scegliete 2-3 elementi che vi suonano naturali. Ripeteteli ogni volta.

Dopo 2-3 settimane, il rituale stesso diventa un attivatore automatico e appena inizi la sequenza, il corpo inizia a prepararsi.

Sembra teatrale? Sì. Ma il cervello risponde a rituali. È preparazione neurologica per la presenza e crea un’associazione positiva: “Quando faccio X, Y, Z → sono in modalità piacere.”

3.3 Check-in verbale durante il sesso (comunicazione funzionale)

Molte coppie fanno sesso in silenzio. Non esiste un modo giusto o sbagliato di farlo, ma il silenzio a volte può essere sintomo di disconnessione.

Provare a parlare – anche poco – durante il sesso può aiutare a mantenere la connessione. La chiave è usare una comunicazione semplice, concreta e poco cognitiva.

– NON: “Sto facendo bene?” SÌ: “Più forte o più piano?” (scelta binaria semplice)

– NON: “Dove vuoi che ti tocchi?” SÌ: “Qui va bene?” (mentre tocchi) o “Più su o più giù?” (guida incrementale)

– NON: “Dimmi cosa vuoi” SÌ: “Vuoi che continui così o che cambi?” (binario)

Il principio: il check-in non serve a ottenere un giudizio sulla performance, ma a mantenere la connessione. Domande semplici, binarie o descrittive (“Com’è così?”) funzionano meglio delle domande aperte, che richiedono più lucidità mentale.

E a volte il check-in migliore non è verbale: guardare il partner, sentire il respiro, notare come risponde il corpo. La presenza (tua e dell’altra persona) si percepisce, non sempre si dice. Ed è normale che la mente a volte “voli” altrove, ogni volta che ti succede riporta l’attenzione al momento attuale, senza giudizio.

Pratica individuale vs pratica coppia per riattivare il desiderio: come si rafforzano

Gli esercizi che abbiamo visto in questo articolo sono pratiche di coppia: richiedono entrambi i partner, creano esperienze condivise, ricostruiscono connessione relazionale.

Ma esiste anche un livello individuale altrettanto importante: lavorare sul tuo rapporto con il tuo corpo, il tuo immaginario, la tua capacità di presenza. Senza questo, gli esercizi di coppia restano meccanici.

Le due pratiche si rinforzano: quella individuale ti dà consapevolezza di cosa senti e cosa ti blocca; quella di coppia crea il contesto sicuro dove quella consapevolezza può esprimersi.

Per la pratica individuale (body scan, audio erotici, mindfulness), abbiamo scritto un articolo completo: scopri i 5 step pratici da fare da sola, per riconnetterti al tuo desiderio.

Idealmente, lavora su entrambi i livelli in parallelo. La tabella sotto mostra la differenza:

Tabella riepilogativa: pratica individuale vs pratica coppia

ELEMENTOPRATICA INDIVIDUALE PRATICA COPPIA
CORPOBody scan, respirazione pelvica, consapevolezza sotto docciaSensate Focus, massaggio a turno, respirazione sincronizzata, micro-tocchi quotidiani
IMMAGINARIOAudio erotici, memorie positive, visualizzazioni sensorialiSeminare anticipazione, scheduled sex, “do something different”, condividere fantasie
PRESENZAMindfulness 5 min, meditazioneSoul Gazing, contenitore sacro, rallentare insieme, check-in verbale

Come integrarle:

  • Fase 1 (settimane 1-2): Focus su pratiche individuali per ricostruire base
  • Fase 2 (settimane 3-4): Integrare pratiche coppia gradualmente (1-2 a settimana)
  • Fase 3 (mesi 2-3): Sistema completo attivo (individuale + coppia)

Perché il contesto è più importante dello stimolo

Prima di chiudere, un concetto fondamentale: per le donne, il contesto (emotivo/relazionale/ambientale) è PIÙ IMPORTANTE dello stimolo fisico.

Una donna può avere il partner più abile del mondo nel toccarla, ma se:

  • Ha appena litigato con lui
  • Deve ancora piegare i panni o pulire la cucina
  • I bambini possono entrare da un momento all’altro

…il corpo NON risponde. Non importa quanto lui sia “bravo”.

Uomini (spesso): stimolo fisico adeguato → Eccitazione

Donne (spesso): contesto favorevole + stimolo fisico adeguato → Eccitazione

Questo è il motivo per cui togliere i freni (= creare contesto favorevole) viene PRIMA di attivare gli acceleratori (= fornire stimoli).

Timeline realistiche: quanto tempo serve?

Basandoci sull’esperienza delle utenti Nina, sulla ricerca di Brotto (2014) e sul framework di Nagoski:

Timeline realistica:

  • Prime 2 settimane: Familiarizzazione con pratiche. Pochi cambiamenti percepibili (normale). Il corpo sta imparando.
  • Settimane 3-4: Primi segnali. Maggiore consapevolezza corporea. Meno distrazione mentale durante intimità.
  • Settimane 6-8: Cambiamenti tangibili. Desiderio emerge più facilmente. Meno resistenza interna.
  • 3-6 mesi: Consolidamento. Il Desiderio Coltivato diventa naturale. Non “sforzo”, ma nuova normalità.

Disclaimer importante, questa timeline è valida se:

  • Pratichi regolarmente (anche 1-3 min al giorno, ma OGNI giorno)
  • Il partner è collaborativo
  • I freni principali sono gestibili (non hai figli neonati, stress estremo, traumi non elaborati, malattie o problemi ormonali)

Se la tua situazione è più complessa i tempi si allungano. E va bene.

Non è una gara. Alcune donne vedono cambiamenti dopo pochi giorni e altre dopo 6 mesi. L’importante è la direzione, non la velocità.

Quando serve aiuto professionale

Alcune situazioni richiedono supporto oltre che self-help. In particolare:

Consulta una ginecologa/sessuologa se: hai dolore durante i rapporti, secchezza o sei in pre/menopausa con sintomi invalidanti.

Consulta una psicoterapeuta/sessuologa se: hai avuto traumi sessuali in passato (anche se “lievi”), ansia da prestazione, storia di abuso (anche emotivo), nessun miglioramento dopo 6 mesi di pratica costante.

Consulta una terapista di coppia se: hai conflitti cronici irrisolti da anni, “Chasing dynamic” estremo (uno insegue, altro scappa completamente), mancanza totale di comunicazione, uno dei due rifiuta qualsiasi cambiamento.

Non è un fallimento chiedere aiuto. È intelligenza.

Conclusione: l’amore adulto richiede coltivazione

L’innamoramento è un dono della biologia: dopamina, noradrenalina, ossitocina fanno il lavoro per te.

Ma l’amore duraturo – e il desiderio che lo accompagna – è un’opera d’arte.

Richiede:

  • Conoscenza (capire come funzioni tu, come funziona il partner)
  • Intenzione (creare condizioni, non aspettare che “capiti”)
  • Pratica (esercizi ripetuti, non “una volta e basta”)
  • Pazienza (mesi, non giorni)
  • Comunicazione (esplicita, vulnerabile, onesta)

Il Desiderio Coltivato non è “meno vero” del desiderio spontaneo iniziale.

È più maturo. Più consapevole. Più profondo.

È la differenza tra l’amore adolescenziale (travolgente ma instabile) e l’amore adulto (scelto, costruito, nutrito ogni giorno).

Tu non sei rotta. Il tuo desiderio non è “calato”.

È solo cambiato linguaggio. E ora che conosci la grammatica, puoi ricominciare a parlarla fluentemente.

Sintesi pratica: da dove iniziare domani

STEP 1: Identifica il tuo freno principale (scegli UNO):

  • [ ] Carico mentale → Redistribuisci responsabilità + 30 min libera al giorno
  • [ ] Figli → Transizione consapevole + porta chiusa
  • [ ] Routine → “Do something different” per una settimana
  • [ ] Conflitti/Pressione → Check-in settimanale + stop chasing dynamic

STEP 2: Scegli UN acceleratore da provare questa settimana:

  • [ ] Corpo: Sensate Focus Fase 1 (2 sessioni)
  • [ ] Immaginario: Scheduled sex (scegliere sera)
  • [ ] Presenza: Soul Gazing (2 volte)

STEP 3: Comunicare al partner:

“Ho letto un articolo sul desiderio nelle relazioni lunghe. Ho capito alcune cose su come funzioniamo. Possiamo provare [X esercizio] insieme per 2 settimane? Senza aspettativa, solo per vedere cosa succede.”

Ricorda: non serve padroneggiare tutto subito. Serve iniziare. Un freno per volta. Un acceleratore per volta. Una settimana per volta.

Il desiderio non torna “da solo”. Ma quando inizi a coltivarlo consapevolmente, cresce più forte e radicato di prima.

Domande frequenti (FAQ)

Perché il desiderio sessuale cala nelle relazioni lunghe?

Il desiderio non “cala” per colpa tua o del partner. Cambia meccanismo di attivazione: all’inizio era automatico (dopamina della novità, limerence), nel tempo diventa responsivo (richiede condizioni create intenzionalmente). Il cervello smette di rilasciare dopamina per interazioni prevedibili. Secondo il framework di Emily Nagoski, serve togliere i freni (carico mentale, figli, routine, conflitti) e attivare acceleratori (Corpo, Immaginario, Presenza). Questo è il Desiderio Coltivato: costruire deliberatamente lo spazio perché il desiderio emerga.

Cosa sono i “freni” e gli “acceleratori” del desiderio secondo Nagoski?

Il framework di Emily Nagoski (2015) paragona il desiderio a un’auto con due sistemi: (1) Acceleratori (Sexual Excitation System): tutto ciò che attiva il desiderio (tocco, connessione, novità); (2) Freni (Sexual Inhibition System): tutto ciò che lo blocca (stress, conflitti, preoccupazioni).

Nelle relazioni lunghe i freni si moltiplicano (carico mentale, figli, routine, conflitti) mentre gli acceleratori si riducono (novità sparita). La chiave: togliere i freni PRIMA di premere gli acceleratori. È inutile premere l’acceleratore con il freno a mano tirato.

Quali sono i 4 freni principali al desiderio nelle coppie?

I 4 freni principali sono:

(1) Carico mentale – lista mentale infinita che tiene il sistema nervoso in modalità allerta (cortisolo alto, parasimpatico bloccato);

(2) Figli – modalità “genitore” sempre attiva (ipervigilanza incompatibile con abbandono sessuale);

(3) Routine – dopamina risponde a novità, non a prevedibilità (stesso copione spegne attenzione);

(4) Conflitti + Pressione – risentimenti irrisolti e “chasing dynamic” (uno insegue, altra scappa) bloccano ossitocina e sicurezza emotiva. Togliere questi freni è lavoro di coppia, non solo di chi ha desiderio responsivo.

Cos’è il “Chasing Dynamic” e come uscirne?

Il Chasing Dynamic è un circolo vizioso descritto da Nagoski: Partner A (desiderio responsivo) ha bisogno di spazio → Partner B insiste (“È da settimane”) → Partner A si sente pressata, freni si attivano ancora di più → Partner B si sente rifiutato, insiste o si ritira → Risultato: zero sesso + risentimento.

Come uscirne:

(1) Partner B smette completamente di insistere e aiuta attivamente a togliere freni (carico mentale, conflitti);

(2) Partner A spiega come funziona il desiderio responsivo e comunica disponibilità (non solo rifiuti);

(3) Accordo esplicito per 4 settimane: nessuna pressione + impegno a creare condizioni favorevoli. Ricerca (Vowels & Mark, 2020) conferma: togliere pressione riduce conflitti e migliora soddisfazione.

Cos’è il Focus Sensoriale (Sensate Focus) e come funziona?

Il Focus Sensoriale è una tecnica di Masters & Johnson (anni ’60), la più validata scientificamente per ricostruire presenza corporea e desiderio. È una serie progressiva di esercizi di tocco NON finalizzato al sesso. 3 fasi:

(1) Tocco non-genitale (2-3 sessioni) – si alternano chi riceve/chi tocca, zero zone genitali, focus su sensazioni;

(2) Inclusione genitali ma senza obiettivo orgasmo;

(3) Feedback verbale.

Perché funziona: rimuove ansia da prestazione, riattiva interocezione (Dixon et al., 2024 – l’interocezione predice frequenza e soddisfazione orgasmica), rallenta routine, ricostruisce fiducia. Richiede 15-45 min per persona, 2-3 volte a settimana per 4-6 settimane.

Il sesso programmato (scheduled sex) funziona davvero?

Sì, controintuitivamente funziona molto bene per desiderio responsivo. Obiezione comune: “Non è romantico, deve venire spontaneo”. Ma se hai desiderio responsivo: NON programmarlo = aspetti voglia che non arriva = niente sesso; Programmarlo = crei contenitore protetto, attivi acceleratori in anticipo, desiderio emerge durante.

Ricerca (Vowels & Mark, 2020): programmare intimità riduce conflitti e migliora soddisfazione. Perché funziona: (1) Elimina chasing dynamic;

(2) Permette preparazione mentale (immaginario si attiva ore prima);

(3) Crea aspettativa (dopamina anticipatoria);

(4) Toglie pressione quotidiana. Implementazione: 1 sera a settimana, 2 ore prima iniziare rituale condiviso (cena, eye contact, bagno), zero pressione se non succede nulla.

Cos’è la Triade Nina e come si applica in coppia?

La Triade Nina è il framework per attivare desiderio responsivo attraverso 3 acceleratori:

(1) CORPO – riattivare interocezione e sensazioni (Focus Sensoriale, respirazione sincronizzata, micro-tocchi);

(2) IMMAGINARIO – attivare anticipazione mentale (seminare hype emotivo, scheduled sex, visualizzare connessione post, “do something different”);

(3) PRESENZA – essere qui e ora (Eye contact prolungato 4 min, rituale pre-intimità, check-in verbale). In coppia si applicano pratiche condivise che coinvolgono entrambi.

Complementare alla pratica individuale (body scan, audio erotici, mindfulness). Le due si rinforzano: individuale dà consapevolezza, coppia crea contesto sicuro.

Timeline: 2 settimane familiarizzazione → 3-4 settimane primi segnali → 6-8 settimane cambiamenti tangibili → 3-6 mesi consolidamento.

Quanto tempo serve per vedere risultati?

Timeline realistica (Brotto, 2014 + framework Nagoski): Prime 2 settimane – familiarizzazione, pochi cambiamenti (normale);

Settimane 3-4 – primi segnali, maggiore consapevolezza corporea;

Settimane 6-8 – cambiamenti tangibili, desiderio emerge più facilmente;

3-6 mesi – consolidamento, Desiderio Coltivato diventa naturale.

IMPORTANTE: questa timeline vale se pratichi regolarmente (anche 1-3 min al giorno), partner collabora, freni principali gestibili. Se situazione complessa (figli neonati, stress estremo, traumi, problemi ormonali) i tempi si allungano. Non è una gara. Alcune vedono cambiamenti dopo pochi giorni, altre dopo 6 mesi. L’importante è la direzione, non la velocità.

Quando serve aiuto professionale?

Consulta specialista in:

(1) GINECOLOGIA/SESSUOLOGIA: se dolore durante rapporti (dispareunia), secchezza vaginale persistente, pre/menopausa con sintomi invalidanti, sospetto vaginismo;

(2) PSICOTERAPIA/SESSUOLOGIA: se trauma sessuale passato (anche lieve), ansia da prestazione invalidante, storia abuso (anche emotivo), nessun miglioramento dopo 6 mesi di pratica costante;

(3) TERAPIA DI COPPIA: se conflitti cronici irrisolti da anni, chasing dynamic estremo, mancanza totale comunicazione, uno rifiuta qualsiasi cambiamento.

Cosa significa “il contesto è più importante dello stimolo” per le donne?

Ricerca sessuologica mostra differenza chiave:

Uomini (spesso) – stimolo fisico adeguato → eccitazione; Donne (spesso) – contesto favorevole + stimolo fisico → eccitazione.

Anche con partner abilissimo, se contesto è ostile (appena litigato, lista spesa in testa, bambini possono entrare), corpo NON risponde.

Contesto include: stato emotivo (rilassata vs stressata), relazione (connessa vs distante), ambiente (privacy vs interruzioni), ruolo attuale (amante vs genitore/lavoratrice).

Questo spiega perché togliere freni (= creare contesto favorevole) viene PRIMA di attivare acceleratori (= fornire stimoli). È il principio base del Desiderio Coltivato: costruire intenzionalmente contesto dove desiderio può emergere.

Articolo a cura di: Redazione Nina

Revisione Medico-Scientifica: Dott.ssa Loredana Pecorini – Medico Psicoterapeuta, iscritta all’Albo Provinciale dei Medici Chirurghi di Milano n. 33452


Fonti scientifiche

– Basson, R. (2001). “Human sex-response cycles”. Journal of Sex & Marital Therapy, 27(1), 33-43. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/11224952/

– Basson R. Women’s sexual desire–disordered or misunderstood? J Sex Marital Ther. 2002;28 Suppl 1:17-28. doi: 10.1080/00926230252851168. PMID: 11898699.

Nagoski, E. (2015). Come As You Are: The Surprising New Science that Will Transform Your Sex Life. Simon & Schuster.

– Fisher, H. E., Aron, A., & Brown, L. L. (2006). “Romantic love: a mammalian brain system for mate choice”. Philosophical Transactions of the Royal Society B, 361(1476), 2173-2186. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17118931/

– Aron, A., Melinat, E., Aron, E. N., Vallone, R. D., & Bator, R. J. (1997). “The experimental generation of interpersonal closeness: A procedure and some preliminary findings”. Personality and Social Psychology Bulletin, 23(4), 363-377. https://doi.org/10.1177/0146167297234003

– Dixon, E., Poerio, G. L., Rieger, G., & Klabunde, M. (2024). “Interoceptive Awareness and Female Orgasm Frequency and Satisfaction”. Brain Sciences, 14(12), 1236. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39766435/

– Brotto, L. A., & Basson, R. (2014). “Group mindfulness-based therapy significantly improves sexual desire in women”. Behaviour Research and Therapy, 57, 43-54. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24814472/

– Arora, N., & Brotto, L. A. (2017). “How Does Paying Attention Improve Sexual Functioning in Women? A Review of Mechanisms”. Sexual Medicine Reviews, 5(3), 266-274. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28238679/

– Vowels, L. M., & Mark, K. P. (2020). “Strategies for mitigating sexual desire discrepancy in relationships”. Archives of Sexual Behavior, 49(3), 1017-1028. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32034534/

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