Aurelia e il suo padrone

di Marisol

 

perdere la verginità senza sangue

Sono distesa completamente nuda a pancia in giù, le mie gambe sono divaricate, ancora indolenzite dalla notte precedente, mi ha scopata fino allo sfinimento, mi fa ancora male la figa, non riuscirebbe ad entrarci neanche uno spillo, mi sento gonfia, ho intenzione di rimanere distesa ancora un paio d’ore a riposare, non riesco neppure ad alzarmi, la lezione di Storia dell’Arte Medievale oggi salta, Ennio Concina non morirà, il mio docente. 

Lui è uscito presto questa mattina, per lavoro, saranno state circa le 8.30 del mattino, si è fatto la doccia come sempre, mi ha baciata sul culo e poi sulla bocca, mi ha detto sei la mia puttana e rimarrai cosi per sempre. Quando mi bacia è sempre cosi caldo ed intenso, ecco perchè resto, lo manderei a fare in culo, ma alla fine resto.

Il letto è grande, le lenzuola di seta, la mattina è ancora lunga, non rientrerà prima di questa sera, sono tutta intorpidita. 

Julian, è più vecchio di me, esattamente 10 anni più di me, io ne ho 19 e lui 29, per avere la sua età è ricco, ha ereditato tutto. È mezzo tedesco, cubano di mamma francese e papà tedesco, lavora come un pazzo, non ha tempo per le relazioni amorose, gli piace scopare, mi ammazzerebbe di botte se sapesse che esco con qualcun altro anche solo per un caffè, ma mi paga bene, e io ci pago tutto con quello che mi da. 

Sorrido quando penso a lui e alle sue origini cubane, credo che da loro abbia ereditato il cazzo, è sempre grosso e in tiro, la sua carnagione è chiara ma quando si abbronza diventa scuro, il colore dei suoi occhi è verde, mi fa tremendamente sesso. 

Mi piace pensare ai nostri giochi perversi quando lui non c’è. Ancora sdraiata a letto sento la porta della camera aprirsi, ma non la vedo. Allora mi immagino Julian entrare in camera e ordinare al suo cane Rufus di leccarmi in mezzo alle gambe. Probabilmente ha sentito l’odore del mio sesso, non mi sono ancora lavata dalla scopata di ieri sera. Continua a leccarmi, la lingua me la passa in mezzo al culo, lo apre e mi lecca per bene, mi sta ripulendo per bene. Ha il muso contro il mio culo, la lingua è ruvida, mi lecca tutta quanta, mi lascio fare, ha proprio l’istinto di un animale, adoro sentire la sua lingua mentre mi lecca. 

Per assurdo comincio ad eccitarmi a questa idea, apro un po di più le gambe, e a quel punto affonda letteralmente la lingua nella mia figa e lecca a fondo, l’odore del mio sesso è forte, io comincio a muovermi piacevolmente soddisfatta, l’eccitazione mi fa dimenticare il dolore; sono completamente bagnata, il liquido comincia a fuoriuscire, mi giro su un fianco e mi infilo un dito nella figa, la sento bagnata, cado sulla mia schiena, le gambe divaricate, sono eccitata e intorpidita allo stesso tempo.

Continua a leccarmi, la lingua è abbastanza grande da aprire le labbra della mia figa, continua a leccarmi velocemente credo senta la mia eccitazione. La lingua la infila proprio dentro, non capisco più niente e mi lecca sempre più velocemente fino a farmi venire, ho un orgasmo intenso e caldo, vengo ansimando.

Spengo il mio vibratore che simula il cunnilingus, e rimango sul letto, nella stanza vuota. A quel punto riesco ad addormentarmi, a chiudere gli occhi, sono rilassata, oggi credo che non uscirò proprio di casa, o per lo meno da quel letto. Il dolore è scomparso del tutto e sono ancora eccitata. 

Decido di farmi forza, allungo le gambe e vado dritta in bagno, apro il rubinetto dell’acqua calda e comincio a riempire la vasca da bagno, ci butto dentro il suo sapone preferito, il suo profumo è intenso, ti lascia la pelle morbida, l’odore è caldo ed eccitante, ci resto dentro per almeno un ora. Non ho niente da fare oggi, decido che lo aspetterò. 

Esco dalla vasca da bagno, vado nel suo studio, apro il suo cassetto e ci trovo tutto il necessario per prepararmi la solita sigaretta, il tabacco sfuso cubano è una bomba; sto indossando una delle sue camicie bianche, sento il suo odore su di me, la sigaretta è pronta, comincio a fumare, tiro forte e sento il tabacco che mi innonda la bocca, il sapore sa di mandorle amare, mi piace fumare cosi, mi gira un pò la testa. 

Mi avvicino alle finestre del suo studio che danno sulla piazza, di fronte c’è un palazzo, con altrettanti appartamenti di lusso. Apro una finestra, l’aria che arriva da fuori è calda, mi sbottono un po’ la camicia, si vede il mio seno abbondante, me lo accarezzo e penso ancora all’orgasmo di prima.

Faccio ancora un tiro e mi va direttamente alla testa, mi eccito di nuovo, sbottono completamente la camicia, la lascio aperta e continuo a fumare, non mi sono accorta ma nel palazzo di fronte c’è qualcuno che mi guarda. È un uomo dai capelli brizzolati, attraente, mi guarda e sorride, io lascio cadere a terra la camicia, e continuo a fumare.

Julian non lo saprà mai, questo privilegio ce l’ha soltanto lui, rimango alla finestra fino a quando non ho finito di fumare. Sono completamente nuda e posso percepire l’eccitazione del mio spettatore. Sa di me e Julian, sa di lui e delle sue abitudini sessuali. Finisco la sigaretta e lui continua a guardarmi, ma è quasi sera e Julian potrebbe rientrare da un momento all’altro, così lascio la camicia a terra, e mi allontano lentamente così che lui riesca a vedermi in tutta la mia nudità. 

Faccio ritorno nella camera da letto, mi porto dietro il computer, ancora ubriaca di eccitazione, controllo un attimo la posta elettronica e trovo già l’email di rimprovero da parte del Professor Concina che si aspetta una spiegazione valida per la mia assenza altrimenti sono fuori dal corso. So già che gli racconterò che non succederà mai più e che ho avuto dei problemi di salute, sorrido all’idea di raccontargli una bugia. 

Il mio pensiero fa ritorno allo studio di Julian, chiudo il computer, e torno a raccogliere la camicia dal pavimento, la indosso di nuovo. Ha una libreria ben fornita, prendo uno dei suoi libri preferiti “Venti poesie d’amore e una canzone disperata” di Pablo Neruda è una raccolta di poesie, ha un ordine maniacale, è perfetto in tutto, è metodico in tutto quello che fa.

Ci vediamo tre volte alla settimana, e il fine settimana sono totalmente sua, ho le chiavi di casa sua, il sabato mattina arrivo alle 4 del mattino e mi infilo nel suo letto, sempre nuda. Vuole svegliarsi sempre con me di sabato mattina, e io lo accontento da circa un anno, da quando ho cominciato l’università.

Ci siamo conosciuti per caso, io ero per strada con le borse della spesa e i miei libri e ad un certo punto mi cade tutto dalle mani, libri, cellulare, tutto quanto, come in una scena di un film. Ero troppo di fretta quel giorno, avevo un appuntamento con Concina e lui non sopporta i ritardatari, così raccolgo distrattamente tutto da terra alla velocità della luce, e mi dirigo al mio appuntamento. Arrivo davanti all’aula del Professor Concina e mi accorgo che nella borsetta non ho il cellulare, urlo di rabbia ma è troppo tardi per ritornare indietro, quindi entro e discuto con lui del mio prossimo esame e di come mi devo preparare, sfinita esco sperando di trovare il mio cellulare, incazzata come non mai. 

Sento che qualcuno mi chiama “sei tu Aurelia Salinas?”, io resto a bocca aperta e dico: si sono proprio io, lui si presenta, ciao sono Julian Nin Bach, immagino che questo cellulare sia tuo. Io gli dico di si, me lo restituisce e da li comincia tutto. Io quel giorno indossavo una t-shirt nera con fiori rossi, non porto mai il reggiseno nonostante il seno abbondante, un paio di pantaloncini corti di jeans, un capello in testa, le mie scarpe da ginnastica, i capelli raccolti dietro in una coda, il rossetto rosso.

Lui invece era elegantissimo, una camicia di lino bianco, i pantaloni neri eleganti, i mocassini neri, i capelli con la brillantina tutti indietro, mi ricordava uno di quei compositori cubani d’altri tempi. Gli occhi verdi e la bocca carnosa, qualcosa di cubano ce l’ha penso tra me e me. Ci incamminiamo insieme, e più tardi andiamo a cena, da li comincia la nostra storia.

Ora sono seduta nel suo studio con il suo libro e una canzone disperata, è una poesia splendida da imparare a memoria come “A Zacinto” di Foscolo. Dopo un anno che lo frequento sto attenta a tutto quello che faccio, sento le chiavi nella porta, è lui che entra in casa, ripongo il libro al suo posto. Sa di trovarmi ancora lì, entra nello studio, si avvicina e mi bacia, ha voglia di scopare e si sente. 

Mi prende in braccio e mi porta in camera, mi distende sul letto e comincia a sbottonarmi la camicia, le mie tette lo eccitano, comincia a leccarle, si infila in bocca uno dei capezzoli e comincia a succhiare. Mentre lo fa mi infila un dito nella figa, sente che è già bagnata e spinge, prima un dito, poi due e poi tre, spinge fino in fondo. 

Sento il suo cazzo che comincia a diventare duro, ha un erezione bestiale, si toglie la camicia, apre la zip dei pantaloni e si prende in mano il cazzo, comincia a masturbarsi di fronte a me, le gocce di sperma mi cadono addosso, si tocca sempre più velocemente fin quando il cazzo non diventa durissimo e a quel punto me lo infila dentro, la penetrazione è fortissima. 

Resta sopra di me e spinge, mi prende la testa tra le sue mani e mi bacia mentre mi sbatte, va sempre più veloce fino a quando non mi sente venire; il suo orgasmo è intenso, mi riempie con il suo sperma, lo sento venire dentro di me.

Tira fuori il cazzo, comincia a spalmarmi lo sperma sul mio corpo e a leccarmi la figa, ci infila dentro la lingua e me la lecca, con la lingua fa su e giù fino al clitoride e va avanti così fino a quando non vengo una seconda volta. 

Si sdraia di fianco a me e mi guarda, mentre lo fa mi bacia, mi chiede se rimarrò la notte con lui e io gli rispondo di si. 

A quel punto mi abbraccia, io appoggio la mia gamba sul suo corpo e rimaniamo cosi incrociati per un po’, scopare con Julian è sempre intenso. Il nostro accordo fin da quando ci siamo conosciuti è che sono e sarò sempre la sua puttana, poi penso che domani rivedrò Concina e che la mia giornata da studentessa riprenderà la sua normalità.

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