DISABISEX: DISABILE E BISESSUALE

Riflessioni sulla omo-disabilità: a che punto siamo in Italia con l’accettazione di queste tematiche apparentemente delicate ma del tutto naturali?

Nella nostra società risulta ancora stridente immaginare le persone disabili come soggetti desideranti e oggetti di desiderio; la società vede le persone disabili come esseri asessuati, angelici-quasi-in-odore-di-santità-poverini, e si sa che gli angeli già non hanno sesso, figuriamoci pulsioni. Questo perché l’attività sessuale è percepita come un “problema” minore, qualcosa che passa in secondo piano rispetto alla “tragedia” della tetraparesi spastica o della cecità.

I disabili, questa entità indefinita. Ti svelo il quarto segreto di Fatima: i disabili fanno sesso proprio come te. Anzi, ti dirò di più anche se non lo vuoi sentire (tira via le mani dalle orecchie): i disabili, maschi e femmine, hanno pure dei gusti sessuali personali! Oh sì, c’è a chi piace farlo solo in due, a chi in tre, chi ama il sesso anale e chi invece si trova a suo agio a farlo al buio.

Già che ci sono ti rivelo proprio tutto (ti ho detto di tenerle giù!): ci sono disabili che lo fanno con persone del proprio sesso! Ebbene sì, esistono anche disabili gay e disabili lesbiche, con tutte le sfumature dell’arcobaleno LGBTQIA.

I disabili fanno sesso proprio come te.

Certo, capisco la tua reazione da “caspita, non ci avevo pensato!”. Anch’io a un certo punto della mia vita ho realizzato all’improvviso che non avevo mai conosciuto un ragazzo gay con disabilità – o viceversa –, ma che dovevano pure esistere da qualche parte (dove si nascondono?), così come non avevo mai visto una persona con la Sindrome di Down e la pelle scura o una ragazza paraplegica con velo islamico.

Se stai pensando che le mie parole risultino eccessive e offensive, ti ricordo che sono nana e sono alta un metro meno una Vigorsol, quindi mi sento in diritto di poter scherzare su un argomento che forse per te è pesante come un macigno, ma per me rappresenta la vita quotidiana. In ogni caso, mi sembra di camminare sulle uova… Con un solo articolo rischio di attirarmi gli anatemi di ben tre categorie sociali: le persone con handicap, appunto, la comunità LGBTQ e i benpensanti. Ma a dispetto dei miei piedini fatati, le mie scarpe sono dei piccoli carrarmatCRACK (vabè, frittata stasera?).

E allora, dicevo, mi sono fatta delle domande: a che punto siamo in Italia con l’accettazione di queste tematiche apparentemente delicate ma del tutto naturali? Quanto se ne parla? Per un adolescente (maschio e femmina) con disabilità è già più difficile scoprire la propria sessualità, immagino che dover affrontare un eventuale coming out per il proprio orientamento sessuale non semplifichi certo le cose.

a che punto siamo in Italia con l’accettazione di queste tematiche apparentemente delicate ma del tutto naturali?

Come sempre, il primo passo è stato fare qualche ricerca su internet giusto per capire dove tirava il vento: ho scoperto che, per indicare la condizione in cui handicap e omosessualità coesistono, si usa il prevedibilissimo – e piuttosto infelice, a parer mio – termine di “omodisabilità”. Ho anche scoperto, con piacere, che da più di una decina d’anni qualcosina (ma proprio ina ina) si sta muovendo: è del 2007 lo studio “Abili di cuore. Omo-disabilità: quale rapporto tra omosessualità e disabilità?”, in cui si esponevano i dati raccolti dalle interviste di 25 persone omodisabili (22 uomini e solo 3 donne). È un resoconto toccante, riporta esperienze di non accettazione che non si vorrebbero mai leggere (ma che io ti consiglio assolutamente di fare) e si pone le stesse domande che mi sono fatta io.

E se tutto questo riguarda una ragazza? Com’è appartenere a due minoranze contemporaneamente? Mi sono chiesta se essere donna, disabile e pure lesbica – si capisce che sto facendo ancora dell’ironia, vero? – al giorno d’oggi, rappresenti un doppio/triplo svantaggio a livello sociale o se, per qualche dinamica misteriosa, svantaggio + svantaggio si annullino a vicenda, ed eventualmente quale dei vari aspetti offra maggiori occasioni di discriminazione.

Ho intervistato una mia vecchia conoscenza di Firenze, un’artista di 30 anni che risponde al nome d’arte Feramis. Ha una disabilità fisica, una rara patologia che colpisce le ossa e le articolazioni, e che a 22 anni ha “scoperto” di essere bisex.

Ha fatto coming out praticamente subito e le è costato un’enorme fatica, soprattutto in famiglia; come temevo, la risposta preoccupata di suo padre è stata più o meno: «già sei in difficoltà sociale perché disabile, se sei anche omo o bisessuale sarai ancora più discriminata». Fuori dal contesto familiare, però, il suo orientamento non le ha mai creato particolari difficoltà, al contrario della condizione di handicap fisico che si scontra quotidianamente con le barriere architettoniche e i pregiudizi (ma per come la conosco io, non è certo una che te le manda a dire!).

Le ho chiesto allora se avesse avuto più relazioni con uomini o con donne: esattamente al 50%, ovvero 2 e 2. E qui viene spontaneo chiedersi: meglio le donne o gli uomini? Riformulo… Si trova più sensibilità da parte delle donne o degli uomini? La risposta di Feramis: «Direi che le donne camuffano meglio, ma sanno essere insensibili come gli uomini… I maschi sono indubbiamente più genuini».

Proprio per far emergere queste problematiche, per favorire l’incontro dal vivo (la maggior parte degli omodisabili conosce altri omosessuali solo tramite chat) e far uscire le persone dalla loro trincea fatta di paura di non essere accettati – dalla famiglia, dal luogo di lavoro, dagli amici, dai potenziali partner –, stanno nascendo, sparsi per l’Italia, dei gruppi sull’omodisabilità soprattutto all’interno dei circoli LGBT. Forse il più famoso e attivo è Jump – Oltre tutte le barriere, una gemmazione dell’Arcigay di Bologna, e mi auguro che si diffondano sempre di più, con un’attenzione particolare al mondo della disabilità femminile.

E tu, Nina che stai leggendo questo articolo, se entrando in un negozio di scarpe una ragazza paraplegica e palestrata ti chiede aiuto per superare un gradino di 2 cm, alza le antenne: forse ci sta solo provando con te!

 

Francesca Moscardo è una blogger con un alto tasso di autoironia, fa della diversità il “quid” che la distingue, raccontando dal suo metro di statura le sue esperienze e come le vive. Anche quelle più piccanti.

1 commento

  1. Giò

    Oh che gioia leggere un articolo su questo argomento!!!
    Il tema della sessualità e della disabilità mi sta profondamente a cuore da sempre sentendomi chiamato in causa. Anzi, allo scopo ne avevo scritto un racconto erotico su Wattpad (Che se mi è permesso invito tutti ad andare a leggere gratuitamente a questo indirizzo: https://my.w.tt/XNrLiMWdh5 )
    I disabili scopano, si. E vi dirò anche che qualcuno se la cava forse anche meglio di molti “normodotati” avendo sviluppato abilità alternative o apertura mentale tali da giocare anche col cervello e non solo coi genitali.
    A presto e grazie

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