IL SESSO A UN METRO D’ALTEZZA

Per un pelo… non ci arrivo!

Quando le braccia sono troppo corte per toccarsi “lì”

Come si presenta al tatto la tua zona più intima? Pensaci: pensa alla sensazione epidermica sotto le dita, al calore, all’umidità di quella pelle sensibile.

Vuoi che ti dica come si presenta la mia? Non lo so. La Natura mi ha giocato uno di quegli scherzi goliardici che ci fanno gli amici il giorno della laurea o dell’addio al nubilato: oltre a farmi nascere molto nana (non raggiungo il metro d’altezza), mi ha regalato un paio di braccia abbastanza lunghe per guidare, ma troppo corte per farmi il bidet. E per toccarmi proprio lì. Hai capito bene: non so com’è la mia pussy, non ci arrivo per un pelo!

Vuoi che ti dica come si presenta la mia? Non lo so.

Questa è la sensazione che (non) provano molte donne con disabilità e menomazioni fisiche che limitano il movimento; in questo caso, il “non sai cosa ti perdi” non è una battuta! Chi cresce con un handicap sa bene quanto sia inevitabile, molto spesso, dipendere dagli altri soprattutto per quanto riguarda le faccende più intime: e se vogliamo chiamare in causa la scoperta della propria sessualità, le cose si complicano notevolmente.

Personalmente, ne faccio una questione di coscienza di sé: non puoi chiedere alla mamma che ti lava di passarti uno specchio per vedere come è fatta la tua vulva, quanto è pelosa, se le tue grandi labbra sono molto pronunciate… Sono cose che non chiederemmo nemmeno alla nostra migliore amica, soprattutto nell’età un po’ sfigata dell’adolescenza in cui ogni sciocchezza diventa di portata universale.

Per me la curiosità era tanta e si accompagnava alle grandi domande sul senso della vita, come “ce l’avrò abbastanza profonda?”, “sarà uguale a quella delle mie amiche?”, “potrò fare sesso normalmente?”… e via discorrendo. Quando ero attanagliata da questi dubbi, avrei voluto trovare le risposte in internet o da una ragazza con i miei stessi problemi, ma più esperienza di me, che mi dicesse: «Stai tranquilla cara, la tua passera è la parte anatomica più normale che hai, ti darà dolore e gioia esattamente come quella delle tue coetanee»; ma prova tu a fare una ricerca su Google utilizzando parole chiave come “nana sesso dimensioni vagina” e vedere che risultati vengono fuori, poi ne riparliamo.

“ce l’avrò abbastanza profonda?”, “sarà uguale a quella delle mie amiche?”, “potrò fare sesso normalmente?”

Sapere come siamo fatte anche lì sotto ci rende le donne che siamo, e consapevolezza fa rima con sicurezza di sé. Le risposte che cercavo in internet ovviamente non le ho trovate, allora ho cominciato ad esplorarmi da sola: visivamente, con l’aiuto degli specchi e qualche volta della fotocamera del cellulare; tattilmente, toccandomi con semplici oggetti lunghi, ben prima di vibratori e sex toys… dai, non hai bisogno che t’insegni nulla, scatena la tua fantasia!

Ci ho messo quasi trent’anni per avere una piena consapevolezza del mio corpo, per imparare a conoscerne pregi e limiti, per amarlo profondamente… in tutti i sensi. Nel momento in cui ho preso confidenza visiva con il centro del mio piacere, dopo sono riuscita a percepirlo con più chiarezza: ora potrei quasi disegnare a memoria la mia vulva con tutte le sue piegoline, sia quando è a riposo, sia quando è più euforica.

Le risposte ai miei dubbi esistenziali sono arrivate con la naturalezza e la graziosa inevitabilità delle tappe della vita, facendomi esclamare con sollievo: «Beh, tutto qui?». La Natura sta ancora ridendo per il suo simpatico scherzetto, e tutto sommato anch’io con lei. Quando le persone entrano in confidenza con me e realizzano tutto a un tratto che con le mani non ci arrivo, sgranano gli occhi atterrite e mi chiedono «Ma allora come fai a…?». Eh, come faccio a… magari te lo racconto la prossima volta.

 

 

Francesca Moscardo è una blogger con un alto tasso di autoironia, fa della diversità il “quid” che la distingue, raccontando dal suo metro di statura le sue esperienze e come le vive. Anche quelle più piccanti.

 

 

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