SESSO E LIBRI
“IL DELTA DI VENERE” DI ANAIS NIN

“Si guardò il ventre, senza un difetto, senza una sola piega che non avrebbe dovuto esserci. I peli pubici erano rosso dorati, brillavano al sole. “Com’è che mi vede lui?” si chiese. Si alzò e portò un lungo specchio vicino alla finestra e lo appoggiò al pavimento, contro una sedia. Poi vi si mise di fronte, seduta sul tappeto, e lentamente aprì le gambe. La vista era incantevole. La pelle era immacolata, la vulva rosata e piena. Pensò che era come la foglia dell’albero della gomma con il suo latte segreto che la pressione delle dita poteva far
uscire, la mistura odorosa che assomigliava a quelle delle conchiglie marine. Così era Venere, nata dal mare, con dentro questo piccolo chicco di miele salato, che solo le carezze potevano far uscire dai recessi nascosti del suo corpo”.

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Estratto da Matilde raccontato nel “Il delta di Venere” di Anais Nin

Negli anni quaranta un collezionista di libri chiese allo scrittore Henry Miller di scrivere dei racconti erotici per cento dollari al mese. Lo scrittore accettò ma dopo pochi mesi dovette partire e passò l’incarico alla sua amica, la scrittrice Anais Nin che cominciò a scrivere in maniera “improbabile, ironica ed esagerata” una serie di racconti. Solo molti anni dopo questi racconti verranno pubblicati in una raccolta dal nome “Il delta di Venere”.

La scrittura di Anais Nin è ironica e seducente. Libera le voglie e le fantasie erotiche prendendo per mano il lettore e lasciandogli abbandonare dolcemente il suo pudore. In ognuno dei quindici racconti contenuti in questa raccolta la Nin mostra la gioia e l’incanto dell’erotismo. Le sfaccettature della seduzione femminile e le infinite possibilità che si aprono quando le donne prendono il comando del gioco. Svela il lato ludico del piacere. In questo passaggio pone Matilde, la protagonista della storia, di fronte a sé stessa e al suo piacere. Per la prima volta Matilde scopre una parte di sé finora concessa solo agli altri e impara per la prima volta ad amarsi da sola.

Libera le voglie e le fantasie erotiche prendendo per mano il lettore e lasciandogli abbandonare dolcemente il suo pudore.

Leggendo questo passaggio del racconto mi sono chiesta quanto ne sappiamo della nostra intimità. Noi educate all’attenzione (a volte ossessiva) alla nostra immagine e al nostro corpo conosciamo altrettanto bene la nostra vagina? La tocchiamo, ne conosciamo l’odore ma ci siamo mai spinte a guardarla? Siamo abituate a setacciare allo specchio ogni centimetro del nostro corpo e allora perché saltiamo la vagina? Fare come Matilde, prendere uno specchio e guardare con meraviglia le nostre parti intime potrebbe migliorare la nostra sessualità? Provando a darmi una risposta ho fatto una rapida ricerca su internet dove sono emersi due dati contrastanti sul rapporto tra le donne e i loro genitali. Il ricorso alla “labioplastica”, tecnica di chirurgia plastica per correggere le asimmetrie o l’eccesso di pelle nelle piccole labbra, è cresciuto del 45% a livello mondiale dal 2015. Mentre da un’indagine condotta dalla Canesten emerge che il 54% delle donne non conosce i propri genitali e l’anatomia di questi. Emerge dunque la tendenza ad ignorare i propri genitali o volerli modificare.

Fare come Matilde, prendere uno specchio e guardare con meraviglia le nostre parti intime potrebbe migliorare la nostra sessualità?

Lo specchio tra gli anni ‘60 e ‘70 era lo strumento per i movimenti femministi per far conoscere alle donne le loro vagine e iniziarle ad una sessualità libera e consapevole. Oggi, da questi dati, sembra che lo specchio venga ignorato o diventi strumento per individuare difetti da correggere. Forse dovremmo imparare da Matilde. Prendiamo uno specchio. Guardiamoci. Conosciamo la nostra vagina. Abbandoniamoci al piacere magari fantasticando di essere le protagoniste di un racconto di Anais Nin.

Modestina Cedola è una giornalista pubblicista e blogger. Grande curiosa e lettrice vorace, ci accompagna ogni mese alla scoperta di testi erotici non convenzionali.

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